La Babele chiude, quanto silenzio intorno

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Sulla chiusura della libreria Babele nessuno ha detto o scritto nulla. Eppure se ne va con lei un pezzo di storia gay italiana. E un blogger si chiede:...

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Fa un po’ tristezza sapere che una libreria storica per la comunità gay milanese e italiana chiuda i battenti. Ma lo fa ancora di più se la notizia passa nel silenzio, senza che arrivi una mail ai siti o alle riviste gay, senza che nasca un gruppo di supporto su Facebook, senza che qualcuno dei big del movimento lgbt italiano alzi la voce – tante altre volte alzata quando il silenzio era più opportuno -.

Peccato. Peccato davvero.

Perché le librerie sono un po’ come un pezzo di noi, della nostra voglia di cultura e di sapere, della nostra memoria e delle nostre idealità, e per la comunità gay – che in quegli anni si ritrovava in via Sammartini, e poi dietro Cadorna – la libreria Babele era un punto di riferimento sicuro dove recuperare la nostra identità.

Oggi noi siamo tutti un po’ più poveri. Perché certamente i libri si possono acquistare ovunque, negli uffici postali e su internet, su Amazon francese e su Feltrinelli online, e non sono certamente più i tempi in cui i libri a tematica lgbt venivano nascosti, o comunque erano dispersi nel mare magnum delle librerie qualunque. Ma la Babele non era “qualunque”, alla Babele era identità perché c’era tutto lì dentro: da Penna ai libri erotici, da Fassbinder a Tondelli. E quando Giovanni, volteggiante come sempre, mi accompagnò a visitarla appena inaugurata nella sua nuova e definitiva sede, coglievi in qualche modo questa “sacralità”.

In fondo è un po’ come quando manca un musicista: magari lo ascoltavi quattro volte all’anno e cambiavi frequenza quando lo trovavi sulla radio ma non eri dell’umore giusto per sentirlo, ma sapevi che c’era,  che continuava a cantare, a donarci le sue splendide note. E oggi, che è proprio scomparsa la fantastica Miriam Makeba, il paragone è quanto mai calzante.

L’unica nota davvero stonata è questo silenzio assordante che avvolge la scomparsa della Babele. Un blogger acutamente e provocatoriamente si chiede: “esiste una comunità GLBT a Milano? Perchè ho la sensazione che se avesse chiuso un sex-shop o un locale di spogliarelli la cosa avrebbe fatto più rumore?”. Alla domanda sinceramente non abbiamo una risposta, e la giriamo a tutti voi.

Alessio De Giorgi

direttore di Gay.it

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