LA BEFANA PORTERÀ LE UNIONI CIVILI?

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Successioni: le coppie di fatto rimangono al verde. Il governo annuncia con un ordine del giorno che entro il mese di gennaio presenterà un progetto di legge per...

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ROMA – Lo scontro collegato alla Finanziaria sulle possibilità di estendere anche ai partner conviventi alcune agevolazioni fiscali in materia di successione è stato duro e frontale, al punto che le posizioni rigide e oltranziste dell’area cattolica più conservatrice hanno alla fine portato a una paralisi che rischiava di far saltare l’intera manovra.
La norma prevedeva la possibilità di concedere al convivente more uxorio le stesse agevolazioni riconosciute al coniuge e ai figli, ovvero franchigia di un milione di euro e aliquota del 4% sull’eccedente. La capogruppo dell’Ulivo alla Camera Anna Finocchiaro aveva anche proposto che l’eventuale beneficiario dovesse risultare convivente all’anagrafe da 4 anni. Niente da fare. L’opposizione più ferma è venuta da esponenti della Margherita come Bobba e Binetti, dell’Udeur come Barbato e Cusumanno e anche da esponenti dell’Italia dei Valori come Formisano e Caforio. Alla fine a Enrico Letta è stato affidato il compito di trovare una mediazione. Il risultato è stato nell’immediato molto negativo, nel senso che sul tema specifico dei lasciti ereditari i privilegi rimarranno solo ed esclusivamente a vantaggio delle coppie sposate, dunque solo eterosessuali.

Questo ennesimo contrasto ha comunque riportato in primo piano il nodo irrisolto del programma di governo dell’Unione e degli impegni preso verso gli elettori in merito alla necessità anche per questo paese di una legge sulle unioni di fatto. Oggi pomeriggio, a seguito di un accordo raggiunto tra il Governo e i capigruppo della maggioranza, è stato annunciato che entro la fine di gennaio l’esecutivo presenterà un progetto di legge in materia. «Il Senato della Repubblica – recita la bozza di ordine del giorno – considerato l’ampio dibattito politico che, da anni, impegna il Parlamento e l’opinione pubblica sulla disciplina delle unioni di fatto e sui diritti e doveri che ne derivano, impegna il governo a presentare, entro il 31 marzo 2007, un disegno di legge sulle unioni di fatto». Tale PdL dovrà risultare «coerente con le numerose decisioni adottate dalla Corte Costituzionale in materia di non discriminazione di trattamento del convivente, nonché con gli articoli 2 e 3 della Costituzione Italiana, 21 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, I-2 del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa». Il governo è impegnato, secondo il testo che verrà presentato in commissione Bilancio del Senato, anche al riconoscimento di «diritti, anche in materia fiscale, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte di unioni di fatto e non consideri dirimente, al fine di definire natura e qualità dell’unione di fatto, né il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale». C’è da augurarsi che, sulla base di questi presupposti, ci potrà essere una legge che non discrimini più i cittadini italiani (e le loro famiglie) sulla base del loro orientamento sessuale.
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Le reazioniFranco Grillini, deputato dell’Ulivo e presidente onorario di Arcigay, è stata «confermata l’apartheid delle coppie di fatto. Al Senato hanno vinto i clericali. Il risultato del dibattito sull’emendamento alle norme successorie che estendeva ai conviventi le facilitazioni fiscali previste per i coniugi è stato pessimo. L’ordine del giorno che impegna il Governo a presentare entro gennaio un progetto di legge sulle unioni civili rischia di essere il classico scambio tra l’uovo oggi e la gallina domani. Dato che non siamo “polli”, è evidente che al Senato ha vinto a tutto tondo l’ala estremista e clericale del centrosinistra che continua a ricattare la coalizione su qualsiasi tema che riguardi le questioni eticamente sensibili. Non osiamo pensare cosa potrà essere un ddl del Governo costretto a passare sotto le forche caudine degli implacabili “teodem”. L’equiparazione ai fini successori dei coniugi ai conviventi era una misura di umanità. Se nemmeno di fronte al dolore, nemmeno di fronte alla morte e nemmeno di fronte alla sofferenza della perdita di una persona cara i “teodem” arretrano da brutali e crudeli posizioni di principio quale può essere il destino di una legge sulle unioni civili che viene svuotata di contenuto prima ancora di essere elaborata? Pacs e unioni civili sono state calendarizzate in Commissione giustizia alla Camera. Nei prossimi giorni chiederò che sia nominato il relatore, che si riprenda l’indagine conoscitiva e che si arrivi rapidamente ad un testo base. In quella sede si vedrà con chiarezza chi è a favore dei diritti delle coppie di fatto e chi invece è qui per mantenere anacronistiche e crudeli disparità e discriminazioni.»

Il ministro per le Politiche giovanili e attività sportive, Giovanna Melandri, esprime la sua soddisfazione per l’approvazione dell’ordine del giorno del Senato che impegna il governo a predisporre un disegno di legge sulle unioni civili. «Nell’ambito della Finanziaria» per Melandri «non si poteva andare oltre, ma il dibattito di questi giorni è l’ennesima riprova della necessità di una legge che finalmente riconosca diritti e doveri per le unioni di fatto. Mai più una legge finanziaria – prosegue il ministro – in cui non vengano riconosciuti diritti, anche in materia fiscale, prerogative e facoltà alle persone che scelgono forme di unione nelle quali non sono determinanti ne’ il genere dei conviventi ne’ il loro orientamento sessuale. Da oggi, governo e maggioranza sono impegnati a rispettare non solo il programma di tutta la coalizione, ma anche questo importante atto parlamentare. Ha ragione la capogruppo dell’Ulivo Anna Finocchiaro – conclude Melandri -, nel considerare un grande successo l’intesa rilanciata con questo ordine del giorno.»
Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, ricorda che il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto era già parte del programma dell’Unione per cui una legge sarebbe «un atto di civiltà», dice il leader dei Verdi, ribadendo che «ci sono milioni di persone che attendono una legge che riconosca i diritti delle coppie di fatto ed è ora che il Parlamento ne discuta senza pregiudizi.» Anche il capogruppo alla Camera del Pdci, Pino Sgobio, si richiama al programma di governo: «Basterebbe leggerlo – dice – e applicarlo per evitare polemiche inutili e dannose.» Gli esponenti della Lega Nord la buttano sul tragico. Per la responsabile giustizia della Lega Nord Carolina Lussana i partiti al governo vogliono addirittura «scardinare la famiglia come cellula della società.» Per il vicepresidente della Lega Roberto Calderoli «è incredibile e paradossale che per poter essere tutelati e coccolati da questo governo e da questa finanziaria ci si debba dichiarare delinquenti, drogati o culattoni e quindi diversi. Perché questa maggioranza e questo governo coccolano i diversi e perseguitano i normali?» Sempre dallo stesso partito il presidente dei senatori della Lega Nord, Roberto Castelli afferma che «con queste aperture a omosessuali e immigrati vogliono demolire anche le strutture sociali più profonde del paese.»
Il presidente nazionale di Arcigay, Sergio Lo Giudice, commenta: «Siamo i primi a chiedere una legge organica sulle unioni civili, ma perché non era possibile sanare subito in finanziaria un’odiosa discriminazione economica? Non era forse questo un caso esemplare di tutela di quei diritti degli individui che persino un’integralista clericale come la senatrice Binetti dice di volere riconoscere? Non si scherzi con le vite concrete delle persone. Non si speri di stemperare con il passare del tempo un bisogno morale e sociale che è ormai una pentola in ebollizione. In questo scenario desolante – conclude Lo Giudice – vediamo solo una novità positiva: finalmente l’Unione è d’accordo di chiedere che vi sia, entro il 31 gennaio, una proposta di legge d’iniziativa del governo: confidiamo che la ministra per le Pari opportunità Barbara Pollastrini, a cui d’intesa con la ministra per la Famiglia Rosy Bindi è stato delegato questo compito, saprà avanzare una proposta adeguata a rispondere alla richiesta pressante che si leva dal paese reale”.
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