La Chiesa Anglicana rallenta sulle unioni gay

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Nuova reazione dell'arcivescovo di Canterbury in merito alla decisione delle chiese canadesi di celebrare unioni tra omosessuali.

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LONDRA – Le diocesi anglicane nel mondo non agiscano autonomamente sulle questioni morali, come per esempio le unioni tra persone dello stesso sesso. Il monito è del capo della chiesa anglicana, l’arcivescovo di Canterbury George Carey, che, in una lettera spedita ieri agli arcivescovi anglicani, ha esortato alla cautela e alla riflessione. La lettera è una conseguenza della decisione presa a giugno dalla diocesi canadese della British Columbia di istituire un rituale per le unioni omosessuali.

"Proprio perchè si registrano posizioni forti da tutte le parti sulla questione, io credo che l’allontamento dalla tradizione morale della chiesa anglicana (rappresentato dalla decisione della British Columbia) è sufficiente per capire che le diocesi non devono decidere autonomamente sulla questione", scrive Carey, figura che mantiene l’unità della Comunione delle chiese anglicane sparse nel mondo, ma non decide per loro, in quanto la chiesa d’Inghilterra è considerata solo la "madre" di istituzioni religiose anglicane autonome situate in oltre 160 paesi.

L’individuazione di un rituale per le unioni omosessuali ha ricevuto la ‘benedizione’ dei rappresentanti di 80 parrocchie della diocesi canadese della British Columbia. Il rito religioso non avrà valore legale.

Carey non ha perso tempo a bollarlo come "incompatibile" con la Bibbia. Ed è stato seguito a ruota da tredici arcivescovi canadesi i quali ritengono che la decisione della diocesi del British Columbia sia in conflitto con "gli insegnamenti morali delle sacre scritture e con la tradizione della chiesa universale".

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