La comunità lgbt: “Bene Idem, ma la vera parità è il matrimonio”

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Accolte con favore dalle associazioni lgbt le parole della Ministra Idem sulle coppie gay: "Strada giusta, ma la vera uguaglianza è nel matrimonio". Zan e Lo Giudice: "Intervenga...

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Approvazione e plauso alla ministra Idem dalle associazioni lgbt che commentano positivamente l’apertura della responsabile delle Pari Opportunità in merito alle unioni gay . E si schierano a difesa dell’ex campionessa di canoa attaccata da Eugenia Roccella e, indirettamente, dalla Cei.
“Sia Roccella, che il suo mandante Bagnasco, fanno finta di ignorare che in paesi come Francia, Spagna – scrive il presidente di Arcigay Nazionale Flavio Romani -, le loro parole suonano arcaiche come la discriminazione che vogliono perpetrare. E come se non bastasse sbagliano anche mira: le unioni civili non sono nemmeno il minimo sindacale atteso perché non garantiscono la piena parità tra persone omosessuali ed eterosessuali”.
“L’unico obiettivo di piena uguaglianza che gay e lesbiche possono accettare – precisa Romani – è l’accesso al matrimonio civile, senza se, ma, forse o chissà. Certo che se il Governo in carica dovesse traballare per così poco, come minacciato, o più probabilmente millantato, dalla Roccella, davvero non si capisce quale potrebbe essere l’utilità della sua prosecuzione”.

“Le parole della ministra per le pari opportunità Josefa Idem vanno nella giusta direzione di chi guarda ai bisogni, al benessere e alla felicità delle persone” è il commento del circolo di cultura omosessuale Mario Mieli che comunque ribadisce come l’unico istituto che possa dare reale uguaglianza sia quello del matrimonio. Il Mieli infine, per portare avanti questa e altre istanze, dà appuntamento a tutti al Roma Pride in programma per il prossimo 15 giugno.
Plauso, infine, anche dai parlamentari Alessandro Zan (Sel) e Sergio Lo Giudice (Pd). “Le dichiarazioni del ministro Idem sulla parita’ di diritti vanno nella direzione giusta, ma c’e’ da chiedersi se un progetto di questo tipo possa essere condiviso da tutta la maggioranza di governo – precisa Zan -. Pensare a un disegno di legge del governo lo espone al fuoco incrociato dei veti, soprattutto in una maggioranza come questa frutto di larghe intese. E’ invece opportuno che questa materia venga lasciata alla discussione del Parlamento”. Punta ad una legge parlamentare anche Lo Giudice che pur apprezzando l’apertura della ministra che “si conferma come una donna che non arretra di fronte alle sfide difficili” ribadisce il ruolo determinante del parlamento che deve “urgentemente fare la sua parte”. “Com’è accaduto per le leggi sul divorzio e sull’aborto esistono maggioranze parlamentari possibili in grado di affrontare il nodo di un ritardo storico sui diritti civili nel nostro paese – conclude Lo Giudice – una legge sul riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso è un dovere costituzionale del Parlamento”.

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