La Corte Suprema respinge i ricorsi sul don’t ask don’t tell

di

L'Alta Corte statunitense ha espresso parere contrario sulle richieste dei militari licenziati per avere fatto coming out: "E' interesse legittimo del governo alla disciplina e alla coesione".

769 0

La Corte Suprema degli Stati Uniti non ha ammesso un ricorso contro la politica adottata dalle Forze Armate  sui militari omosessuali, il cosiddetto principio del "don’t ask, don’t tell" introdotto da Bill Clinton. La Corte si è quindi espressa nel caso sollevato dall’ex capitano dell’esercito, James Pietrangelo II, allontanato dal servizio perché apertamente omosessuale. Già il tribunale di appello di Boston aveva respinto la querela presentata da Pietrangelo e da altri undici ex militari. Di casi come quello di Pietrangelo, negli ultimi mesi, se ne sono registrati parecchi, non ultimi quelli del tenente Dan Choi e del pilota Victor Fehrenbach

La Corte, però, ha stabilito che la politica del "don’t ask, don’t tell" è  "legata in modo razionale all’interesse legittimo del governo nella disciplina e nella coesione". Lo scorso anno, la corte d’appello di San Francisco aveva invece autorizzato il procedimento avviato da una infermiera decorata dell’Air Force che contestava il suo licenziamento. Il tribunale non aveva dichiarato la politica sui gay incostituzionale, ma aveva sollecitato l’aeronautica a dimostrare in che modo l’ex maggiore Margaret Witt aveva messo a rischio con il suo comportamento l’obiettivo della prontezza e della coesione della sua unità.

E dalla Casa Bianca, nessuna posizione in merito alla sentenza della Corte Suprema e nessuna notizia sulla presunta task force che doveva affrontare la questione, promessa da Obama più volte, sia durante che dopo la campagna elettorale.

Leggi   Hugh Hefner: il fondatore di Playboy alleato della comunità LGBT?
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...