LA DISPUTA DEL PRIDE

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Veneziani, intellettuale di destra, critica il patrocinio regionale. Risponde Fitto che prende le distanze dalle rivendicazioni gay. Lo Giudice bacchetta il primo e rassicura il secondo.

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BARI – Si accende in Puglia il dibattito sul Gay Pride, e non solo in ambito strettamente politico. Gli intellettuali di destra polemizzano con la scelta della Regione di patrocinare la manifestazione, il presidente Fitto ribatte prendendo le distanze dalle rivendicazioni del movimento gay, e infine interviene anche Sergio Lo Giudice, che puntualizza le visioni erroneee dei primi, e invita il secondo a non confondere le rivendicazioni omosessuali con attacchi alla famiglia tradizionale.

Ma procediamo con ordine. Marcello Veneziani aveva pochi giorni fa, dalle colonne della Gazzetta del Mezzogiorno, espresso tutte le sue perplessità sull’opportunità del patrocinio regionale alla manifestazione omosessuale. «I raduni gay li trovo clowneschi, vanitosi, a tratti penosi – afferma Veneziani – ma sono pacifici. Nessuno può impedire ai gay di fare le loro parate e nessuno può impedire ai cittadini, me compreso, di ritenerle inopportune: perché le scelte sessuali attengono alla vita privata, perché sono detestabili gli esibizionismi, perché un conto è accettare che ognuno viva come crede e un altro è pubblicizzare la propria sessualità».

«È giusto – si chiede Veneziani – che un ente pubblico debba apparire come sponsor simbolico dei raduni omosessuali? A maggior ragione non può esserlo un governo di centro-destra e un cattolico praticante eletto dal centro-destra, votato anche in quanto cattolico».

Il giorno dopo, il governatore della Puglia, Raffaele Fitto sente «di dover riservare una risposta a Veneziani», e, dalle pagine dello stesos giornale, precisa innanzitutto che «il patrocinio alla iniziativa da parte della Regione Puglia, che non impegna la stessa in alcun sostegno finanziario, è stato conferito per motivi di doverosa "tolleranza istituzionale"». Tanto per precisare che non intende affatto conferire alle rivendicazioni del movimento gay una patente di legittimità: «Nessuna legittimazione – afferma il governatore di Forza Italia – e nessuna approvazione alle tesi sostenute e diffuse dal movimento gay, ma doverosa attenzione per le minoranze, il che costituisce uno dei cardini essenziali della democrazia».

In secondo luogo, una rassicurazione all’elettorato cattolico: «il patrocinio conferito non coinvolge, neppure in minima parte, i programmi e gli intendimenti del Governo regionale». Gli interventi previsti dall’amministrazione Fitto sono «a sostegno del sociale, e della valorizzazione del patrimonio storico-culturale della nostra terra che ha un forte radicamento nei valori cristiani». Da subito, priorità, quindi, alla famiglia «cellula essenziale della società, culla di valori etici e spirituali che merita concrete attenzioni».

Sergio Lo Giudice ha scritto oggi al quotidiano per correggere la visione di Veneziani sulle "scelte sessuali": «Che l’orientamento sessuale sia una scelta – scrive il presidente nazionale Arcigay – è un errore che credevamo ormai superato (ricorda forse Veneziani quando ha "scelto" di essere attratto dalle donne?). Si tratta, invece, di un elemento così profondamente costitutivo della personalità di un individuo da fare di ogni sua delegittimazione o svalutazione un puro atto di razzismo».

Per l’ennesima volta, il rappresentante del movimento gay sente poi la necessità di distinguere e rassicurare: «Nessun attacco alla famiglia tradizionale, ma il desiderio di riconoscimento della dignità delle proprie, differenti, relazioni d’amore, del loro valore di famiglie, nel senso più alto di comunità d’affetti».

Lo Giudice ricorda anche che «il presidente della regione Puglia Raffaele Fitto è stato messo sotto tiro per il suo patrocinio al Gay Pride di Bari dagli elementi più retrivi e illiberali del centrodestra, sopra tutti dall’ineffabile sottosegretario agli Interni Mantovano che, proprio ieri, rispondendo alla Camera ad una interrogazione parlamentare, ha definito il Pride svolto quest’anno a Padova una manifestazione "palesemente contraria al buon gusto", nonostante lo stesso sindaco di centrodestra di Padova, Giustina Destro avesse riconosciuto il valore sociale e il tono garbato di quell’evento a cui decine di migliaia di padovani hanno assistito applaudendo dall’esterno del corteo».

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«Chiamato in causa anche da Veneziani – prosegue Lo Giudice – Fitto ha difeso la scelta, coraggiosa, di concedere il patrocinio al Pride, richiamandosi a principi laici: attenzione per le minoranze, tolleranza, rifiuto di ogni discriminazione. Non è riuscito, tuttavia, a smarcarsi dell’impostazione di Veneziani, che non riconosce la funzione di coesione sociale delle relazioni omosessuali».

E ancora: «Così, anche Fitto contrappone l’impegno ad erogare servizi che migliorino la qualità della vita delle persone all’attenzione verso gay e lesbiche. Forse le persone omosessuali (fra questi tante anziane sole, tanti ragazzi cacciati da casa, tante coppie in cerca di alloggio) non rientrano fra i destinatari di questi interventi? Forse che la qualità della loro vita non merita di essere migliorata? E se non è così, se Fitto non intende discriminare gli utenti dei servizi in base al loro orientamento sessuale, perché alimentare un equivoco che serve alla destra estrema per fidelizzare il voto più retrivo ma provoca disagio e senso di esclusione fra donne e uomini che, per la loro identità di genere o per il loro orientamento sessuale, si sentono violati nei loro diritti di cittadinanza?»

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