LA FAMIGLIA GAY C’E’ E SI VEDRA’

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Le coppie gay esistono per l'Istat. E' un fenomeno sociale ormai riconosciuto, alla faccia dell'assurdo vuoto legislativo. Dichiaratevi famiglie di fatto gay nel censimento 2001 in corso. Ecco...

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Clicca qui per leggere l’editoriale del nostro direttore sul censimento 2001

Nel censimento 2001 appena avviato, le coppie di fatto omosessuali verranno rilevate al pari di quelle etero. Lo dichiara esplicitamente l’Istat, l’Istituto di Statistica curatore del censimento, affermando così che le coppie gay sono ormai entrate a far parte a pieno titolo della composizione della società italiana.

In un paese come l’Italia, dunque, in cui il legislatore non fornisce alcun riconoscimento giuridico alla realtà sociale delle famiglie gay, l’Istat, in controtendenza, ne riconosce l’esistenza e ne constata e quantifica il peso sociale. Come mai, allora, il governo e il Parlamento sono ancora fermi? Cosa impedisce loro di dare riconoscimento giuridico a ciò che è già considerato una realtà sociale dal maggior analizzatore della popolazione italiana?

Abbiamo provato a girare questa domanda al ministro alle Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo; purtroppo il ministro, impegnato nella discussione di una legge molto urgente sulla riduzione in schiavitù e che in più è al nono mese di gravidanza, al momento non ha potuto risponderci. Contiamo però su un suo prossimo intervento, che lei stessa ci fa credere possibile, che faccia chiarezza sulla questione.

Ma torniamo alle dichiarazioni dell’Istat: abbiamo sentito Viviana Egidi, direttrice del dipartimento di statistiche sociali, colei, cioè, che ha curato la redazione del questionario relativamente alle informazioni riguardanti la composizione sociale della popolazione italiana.

E’ lei che ci chiarisce che verrà rilevato "quello che esiste, e quello che ovviamente le persone vogliono rappresentare. Se due ragazzi o due ragazze vivono insieme come due amiche o amici, saranno due famiglie distinte e ognuno dovrà riempire un foglio di famiglia. Se la situazione è diversa i due ragazzi o le due ragazze riempiranno invece lo stesso foglio di famiglia".

Ma come? La legge ne nega l’esistenza e l’Istat le rileva? "Noi non facciamo ipotesi a priori o giudizi di valore su come sono le strutture della famiglia in Italia – chiarisce Viviana Egidi – Il censimento rappresenta la realtà, quindi le famiglie di fatto "di fatto", non le famiglie di fatto giuridicamente riconosciute ".

Per quanti, quindi, anche nel forum di Gay.it si chiedevano come fare perché questo censimento diventi uno strumento di visibilità, la risposta è chiara: "Obiettivo del censimento è raccogliere informazioni sulle famiglie di fatto – ci spiega Viviana Egidi – Quindi le persone risponderanno sui legami di parentela, affinità e affetto che legano le famiglie, cioè la definizione classica di famiglia anagrafica. Naturalmente le persone che vivono insieme possono barrare la casella relativa indicando qual è il tipo di relazione che le lega al capo-famiglia. Tra le diverse possibilità elencate, c’è la voce "convivente" che rappresenta appunto un legame che non è di natura giuridica, ma che è di natura affettiva e basta".

In questo modo le relazioni di fatto omosessuali saranno rilevabili "incrociando il fatto che siano due persone dello stesso sesso che dichiarano di essere conviventi in quel senso".

Nessuna discriminazione, dunque: il censimento consente alle coppie di fatto omosessuali di rendersi visibili esattamente come quelle etero, cioè "famiglie di fatto a tutti gli effetti" come tiene a precisare la curatrice: "Le persone che avranno in mano il questionario, risponderanno secondo i legami che effettivamente intercorrono fra le diverse persone che fanno famiglia".

Il censimento 2001 è un’occasione unica perché le famiglie gay possano dire "Noi esistiamo", purché, naturalmente, i due partner rivelino nel questionario la loro reale situazione, senza inutili pudori. Tra l’altro, occorre ricordare che le risposte di questo tipo sono incluse in un foglio differente da quello contenente le generalità, in modo da garantire la privacy. Dichiararsi, per questo, oltre a non rappresentare un pericolo per nessuno, è anzi un’opportunità per tutti.

La stessa professoressa Egidi interrogata sulla possibilità che i dati relativi alle coppie gay vengano presentati in una pubblicazione ad hoc, pur assicurando che si tratta di un dato che sarà disponibile, ammette di non credere che "che molti si dichiarino, perché è una minoranza quella che desidera dichiararsi. Quindi io non credo che il numero sarà tale da giustificare una pubblicazione ad hoc".

I dati relativi, comunque, saranno disponibili, anche se non raccolti in una pubblicazione a sé stante: attraverso l’incrocio di più variabili, sarà possibile ottenere il conto delle coppie gay che si sono dichiarate nel censimento 2001. E allora, sarà difficile forse anche per il legislatore continuare a negarne l’esistenza.

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