LA MIA SERBIA

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Il racconto degli scontri al 1° Pride serbo

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Questa è una lettera di una partecipante del Pride di Belgrado di sabato scorso, prima manifestazione di questo tipo in Serbia, che è stata purtroppo teatro di attacchi da parte di alcuni estremisti e tifosi violenti di calcio. Una testimonianza in prima persona che rende evidente i problemi che ancora si agitano in quel paese. Per una cronaca della manifestazione, potete leggere la notizia riportata nelle headlines (clicca qui).

Doveva essere una festa, la prima dimostrazione pubblica del movimento gay e lesbico, per celebrare la giornata internazionale, nella centrale piazza della Repubblica, dove è passata tutta la nostra storia democratica. La sola cosa di cui avevamo paura era il cattivo tempo. OK, per essere onesti, una grossa dose di omofobia è stata presente per anni, in Serbia, rinforzata dalle guerre, dal nazionalismo… Ma anche messa ai margini dalle questioni di tutti quegli uomini, ultima fra tutte l’estradizione di Milosevic, l’uomo che era il modello principale per tutti quei comportamenti da maschio, che includono sparare bombe, uccidere, pulizia etnica e anche tombe comuni davanti alla porta della nostra casa, sotto i nostri corpi vivi.

Due giorni fa quando l’ex presidente è stato immediatamente trasportato all’Aja, i suoi sostenitori hanno organizzato una dimostrazione mite e messa sotto controllo dalla polizia in questa stessa piazza. Non oggi: un vivace, colorato e allegro gruppo di 30-50 gay e lesbiche dovevano cantare e ballare nella piazza e, dopo, una conferenza doveva tenersi al Centro Culturale degli Studenti, tradizionale spazio libero e alternativo per la politica e la cultura.

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