La partita contro l’Aids si gioca a ‘dama’

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Ufficialmente presentate le nuove strategie terapeutiche: programmazione e personalizzazione delle terapie, e nuovi farmaci.

E’ mutuata dal gioco della dama la logica che ispira la la nuova strategia terapeutica, tutta italiana, nella lotta contro l’Aids. Come quando si gioca a dama, infatti, anche per combattere il virus è necessario prevedere non una sola mossa, ma almeno tre mosse successive, nel caso che le precedenti fallissero.

La nuova strategia terapeutica italiana contro l’Aids

La nuova via italiana nella cura contro l’Aids è stata presentata ufficialmente sabato 24 marzo, al vertice internazionale di Palermo. E’ stata anticipata dal professor Fernando Aiuti, titolare della cattedra di immunologia clinica e allergologia della Sapienza di Roma, e presidente del congresso, assieme ad altri colleghi che hanno partecipato al meeting di Palermo: Martin Markowitz, associate professor della Rockefeller University, Carlo Federico Perno, professore di virologia allo Spallanzani di Roma, e Angelo Colomba, direttore del dipartimento malattie infettive dell’ospedale Casa del Sole di Palermo.

«La nuova strategia terapeutica – spiega Aiuti – prevede un modello mutuato dal gioco della dama e uno mutuato dai jet. Il giocatore, quando compie una mossa, deve sapere che la mossa stessa è individuale, cioè studiata per quella partita e per quell’avversario, e deve prevedere non una sola mossa, ma anche la seconda e la terza, addirittura le mosse da fare nel caso che qualcuna dovesse fallire. Il medico è come il nostro ideale giocatore: deve prevedere la reazione del malato e quella del virus Hiv, quindi studiare mosse personalizzate per quel paziente in base alla situazione psicologica, clinica, immunologica. Usando un farmaco, deve sapere in anticipo quali altri farmaci utilizzare se la terapia dovesse incontrare resistenza o fallire. Dobbiamo prevedere cosa fare se dopo sei mesi quel paziente diventa resistente a quei farmaci».

E i jet, cosa c’entrano? «Ormai sull’aereo, peraltro anche in auto – spiega ancora l’immunologo – si utilizza il navigatore, per seguire la rotta migliore e più sicura. Davanti a un malato di Aids, il clinico deve ricorrere ai computer di bordo presenti in laboratorio, e cioè ai programmi computerizzati che gli indicano la terapia migliore».

Aiuti ha già sperimentato la nuova strategia terapeutica su 20 pazienti con Aids conclamato.

Terapie sempre più personalizzate con l’aiuto del computer

Il professor Aiuti, che lavora in collaborazione con il laboratorio dell’Istituto superiore di sanità diretto da Stefano Vella, illustra le modalità di lavoro: «Mettiamo i dati del paziente nel computer, ed elaboriamo le migliori combinazioni di farmaci per quel paziente. Oggi ci sono 12 farmaci in commercio in Italia, tra pochi giorni saranno 14. Le combinazioni possibili sono superiori a 500. Diventa sempre più difficile per il medico, senza l’aiuto di queste sinergie avanzate, scegliere la combinazione giusta. Ma c’è sempre quel qualcosa in più che il computer non può dare, e dunque è fondamentale il rapporto medico-paziente. Si va verso una terapia sempre più individualizzata, personalizzata, ma con l’aiuto indispensabile della tecnologia».

Un nuovo farmaco

Uno degli ultimi farmaci, che tra pochi giorni si aggiungerà a quelli già in commercio, è l’amprenavir, un inibitore della proteasi. «Lo stiamo usando da un anno e mezzo nei pazienti più gravi – informa Aiuti – Uno dei vantaggi di questo farmaco è che ha maggiori possibilità rispetto ad altri di superare le resistenze».

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Oggi, 40 pazienti Aids su 100 denunciano problemi di resistenza. Secondo i dati più aggiornati, sono 16.500 i malati di Aids che stanno utilizzando i farmaci a disposizione; 30.000 sieropositivi che hanno appena cominciato la terapia; altri 30.000, circa la metà dei quali ancora non sa di esserlo, l’altra metà che ancora non ha iniziato la terapia.

"Oggi abbiamo un problema di abbondanza – dice il professor Carlo Federico Perno – Abbiamo a disposizione tantissimi farmaci, e molti hanno la peculiarità di dare reazioni incrociate. Il virus tende sempre a scappare, e noi non possiamo rischiare di perdere la partita, che significa la morte del paziente. Il problema è usare i farmaci in modo intelligente. Il virus non è intelligente, ma scappa. Una terapia data male può produrre resistenze che poi non è più possibile eliminare".

"E’ importante usare i farmaci in maniera appropriata – sottolinea Martin Markowitz – E’ necessario un utilizzo strategico: non troppo tardi, sulla base delle esigenze del paziente, e con una continua interazione tra medico e paziente".

Oggi, i pazienti Hiv positivi resistenti alle terapie sono il 15%; erano il 2% nel ’93; si calcola che tra 5 anni saranno il 50%.

Fondamentale il rapporto medico-paziente

"Per la buona riuscita della terapia è essenziale il rapporto di fiducia tra medico e paziente – dice il professor Angelo Colomba – Importante anche la buona organizzazione di ambulatori e day hospital".

di Nadir notizie

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