LA PIACENZA GAY SI RISVEGLIA

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La provincia riscopre l'associazionismo glbt. Nasce in città l'Arcigay, e fioccano le iniziative. Presentazioni di libri, rassegna cinematografiche. Ne parla la promotrice.

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PIACENZA – La provincia di Piacenza conta circa 280000 residenti, il che vuol dire che – se certe statistiche sono attendibili – ci sono circa 28000 persone più o meno omosessuali sparse su un territorio di circa 2800 kmq: una media di circa 10 gay per kmq. Tuttavia, dopo un breve tentativo dall’esito poco felice nei primi anni novanta, è stato necessario attendere il 2004 per vedere muoversi le prime attività associative di tipo GLBT in questa città, il che dimostra che la vicinanza di realtà come Milano o Bologna non è necessariamente un vantaggio e, soprattutto, che non è mai troppo tardi per iniziare a fare sentire la propria voce.

In meno di un anno di attività l’Arcigay L.’A.T.OMO. (Libera Associazione Tematiche Omosessuali) di Piacenza ha mantenuto fede alla sua promessa di promuovere soprattutto attività culturali atte a sdoganare il tema dell’omosessualità in una tipica città di provincia, lavorando soprattutto sulla visibilità delle proprie iniziative e avviando una collaborazione con enti e strutture esterne, che culminerà (per ora) con una prima mini rassegna di film a tematica GLBT, ormai ai nastri di partenza.

Abbiamo colto l’occasione per fare qualche domanda a Chiara Barbieri, la giovanissima fondatrice de L.’A.T.OMO. e per fare qualche riflessione sulla sua esperienza e sull’esempio che può rappresentare per tante provincie italiane che – come Piacenza – finora non hanno saputo come dare corpo e voce alla propria realtà GLBT.

Cominciamo dall’inizio: cosa ti ha spinta a prendere in considerazione l’ipotesi di fondare un’associazione GLBT proprio nella tua città?

La molla che mi ha spinto a partire è stato proprio il constatare quanto sfiduciati e disillusi fossero ormai i piacentini riguardo alla possibile nascita di una comunità gay nella nostra città. Non essendo piacentina in prima persona (sono “migrata” qui 4 anni fa, per motivi personali), ed avendo avuto occasione di vivere per qualche mese in una città come Bologna, ho constatato subito come a Piacenza ci fosse il vuoto totale, ed i gay di qui (per pigrizia, paura o quant’altro) preferissero spostarsi nelle città vicine piuttosto che fare un minimo sforzo e rimboccarsi le maniche per cambiare la situazione. E’ stata una sfida che ho intrapreso con me stessa, e che dopo i primi mesi di attività posso dire pienamente riuscita.

Da dove sei partita?

Sono partita praticamente dal nulla, autoproducendomi in casa dei volantini che poi distribuivo in strada o nei negozi per cercare di “stanare” altri gay che fossero interessati ad aiutarmi. C’è da dire che all’inizio si nascondevano bene! Poi ho contattato l’Arcigay nazionale per farmi dare qualche indicazione su come procedere, dato che non avevo la minima idea di come si fondasse un’associazione… Sbrigate le varie pratiche burocratiche mi sono messa poi alla ricerca di una sede, almeno temporanea. I gay di Piacenza, come ho già detto, partivano molto sfiduciati. Più di una volta alle mie richieste di collaborazione per fondare il Circolo mi sono sentita rispondere: “Qui a Piacenza? Tanti auguri, ma non ce la farai mai!”. Questi stessi si sono poi dovuti ricredere quando hanno visto che, contro ogni aspettativa, la cosa funzionava… Ho trovato molto più entusiasmo da parte dei giovani, invece. La gente comune, come è normale in una città reazionaria e di provincia quale è Piacenza, ha reagito con un misto di paura e stupore. Lo smuovere fin da subito i giornali ed i media locali invece non è stata neanche una mia scelta: sono venuti loro a cercarmi! A quanto pare, per la sonnolenza di questa cittadina, la nascita di un’associazione gay è una notizia che provoca scalpore. Sinceramente non pensavo di sollevare un tale polverone. Penso che tutto sia servito a darci visibilità, e questo non può che essere un fatto positivo. Non sono mancate le critiche, le prese di posizione, gli attacchi da parte di alcuni esponenti dei partiti di destra, ma questo è normale: ci vorrà un po’ di tempo perchè Piacenza “assimili” la notizia dell’esistenza di una realtà gay ma sono fiduciosa, ed è solo continuando a parlarne che la gente si abituerà all’idea. Tutta questa pubblicità inoltre ci è servita per promuovere le nostre iniziative, e assicurarci un lancio positivo.

A distanza di sei mesi dalla fondazione de L.’A.T.OMO. che bilancio puoi tracciare?

Il bilancio è sicuramente positivo. In pochissimi mesi siamo riusciti a portare a Piacenza delle iniziative molto interessanti che hanno contribuito a stabilire un dialogo che prima mancava. La comunità gay piacentina sta cominciando effettivamente a vederci come un punto di riferimento: sono numerose le telefonate che riceviamo ogni settimana per richieste di informazioni, contatti, dettagli sulle nostre iniziative. Dispiace non essere ancora in grado di offrire una presenza più stabile, fisica, data la nostra mancanza di una sede fissa e di conseguenza l’impossibilità di poter realizzare al momento alcuni nostri obiettivi quali una linea telefonica amica, un consultorio e la creazione di una biblioteca/videoteca a tematica GLBT. Una cosa che mi ha sorpreso positivamente è stato l’interesse e l’apertura mentale di alcuni eterosessuali che si sono accostati alle nostre iniziative ed all’associazione con una sincera curiosità e voglia di conoscere: questa è stata forse la soddisfazione maggiore. Tra gli eventi da noi organizzati che hanno avuto più successo c’è stato sicuramente lo spettacolo teatrale “One New Man Show” realizzato in novembre al teatro S. Matteo in collaborazione con il Comune di Piacenza, particolare che ha scatenato non poche polemiche e continui dibattiti sui quotidiani locali. Vedere il teatro gremito (quasi 200 persone) per uno spettacolo sul tema del transessualismo FtM (da donna a uomo) è una soddisfazione non da poco… Da ottobre poi è iniziata una proficua collaborazione con la libreria Fahrenheit 451, e grazie anche al loro supporto siamo riusciti a portare a Piacenza scrittori validissimi che hanno allietato il pubblico piacentino con divertenti performance o stimolando riflessioni importanti: finora si sono avvicendati Matteo B. Bianchi, Piergiorgio Paterlini, Enos Rota (per una serata in memoria di P. V. Tondelli)… Dopo un breve stop per le feste, gli incontri proseguiranno dal 14 gennaio in poi.

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Quali sono i vostri programmi futuri e i prossimi obbiettivi?

I nostri obiettivi più alti sarebbero, come ho già detto prima, avere una sede fissa per poterci organizzare meglio e creare un centro di accoglienza e documentazione aperto a tutti. Per il momento, continueremo ad organizzare eventi interessanti, che creino nuovi scossoni nella mentalità ammuffita della Piacenza più conformista, e siano graditi alla comunità GLBT che finora se n’era rimasta chiusa in casa o si era rivolta altrove. Tra le nostre prossime iniziative ci sono la rassegna cinematografica “L’altra metà dell’amore” al cinema Jolly, alcune presentazioni di libri (“Sii uomo” di Buchbinder il 14 gennaio, con il dibattito tra un etero, un gay e un transessuale FtM sul tema dell’identità maschile; e poi Paola Presciuttini con “Non dire il mio nome” l’11 febbraio), e un grande evento per ricordare i caduti omosessuali del nazi-fascismo in occasione del 27 gennaio, giornata della Memoria. Ci sarà una conferenza con vari ospiti, la proiezione di un documentario sul tema e l’inaugurazione di una mostra, il tutto con il patrocinio delle varie istituzioni e la partecipazione di alcuni istituti superiori della città. Per il 2005 poi, essendo l’anno del ventennale di Arcigay, abbiamo in programma varie iniziative tra cui l’affissione di manifesti in giro per la città per promuovere la visibilità dei gay e delle lesbiche.

Siete riusciti a mettere in piedi una mini rassegna di cinema gay lesbico, cosa che anche nelle grandi città non è semplice; cosa pensate che possa significare per una città come Piacenza?

E’ un’iniziativa importante, e spero che la risposta di pubblico sia adeguata. Se così sarà, potremo ripetere anche in futuro esperienze simili, altrimenti addio… Tutto ciò è stato possibile, infatti, grazie al coraggio di pochi singoli, in questo caso del cinema Jolly di S. Nicolò, che ha deciso di rischiare e supportarci accettando di proporre questa rassegna, composta tra l’altro da alcuni film conosciuti ma per la maggior parte da titoli di nicchia, che hanno sofferto di una scarsa o nulla distribuzione ma sono sicuramente da riscoprire per il loro valore artistico. Non ho idea di come reagirà Piacenza, ma spero con tutto il cuore che la comunità gay piacentina sappia apprezzare dato che, come tu stesso fai notare, spesso è difficile ottenere tutto questo persino in una grande città.

Se avete bisogno di maggiori informazioni ecco qualche recapito:
E-mail: piacenza@arcigay.it
Sito: www.arcigay.it/piacenza
Tel. 340-2455746 (Chiara) e 333-7170503 (Giulia)
Per il programma della mini rassegna cinematografica potete consultare il sito http://www.jolly2.com/

di Valeriano Elfodiluce

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