LA POLIZIA A SCUOLA DAI GAY

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Francia: "Sos omofobia" insegna ai poliziotti a rispettare i diritti degli omosessuali, a non discriminarli e perfino a fare coming out

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Parigi – A volte nei commissariati di polizia le vittime si trasformano in colpevoli. A volte dei gay, picchiati, o magari violentati, o ancora insultati e umiliati per il solo fatto della loro tendenza sessuale e che si presentano davanti alle autorità per denunciare le violenze fisiche e morali subite, vengono ancora una volta discriminati, messi al bando, irrisi. E proprio da chi è pagato per mantenere l’ordine, garantire la sicurezza di ciascuno e proteggere i cittadini. Qualche volta ai gay che si presentano nei commissariati viene addirittura impedito di sporgere denuncia riguardo ai fatti delittuosi di cui sono rimasti vittime.

Per far cambiare tutto questo, "SOS Homophobie", associazione francese che raccoglie tramite un numero di telefono gran parte delle testimonianze di discriminazioni nei confronti dei gay, si propone di fare scuola alla polizia.

«Quest’anno abbiamo deciso di proporre alle scuole di formazione delle forze dell’ordine un modulo di sensibilizzazione alla lotta contro l’omofobia – ci spiega la presidente di Sos Homophobie Christine Le Doaré – un programma che, integrato ai corsi relativi ai diritti dell’uomo e del cittadino abbordati durante la formazione di poliziotti e gendarmi, possa modificare i comportamenti sbagliati di certi membri della polizia».

Sono infatti numerose le manifestazioni di incomprensione, di rifiuto della vittima, di comportamenti omofobi e addirittura di attitudini discriminatorie, vessatorie e violente praticate dalle forze dell’ordine francesi. «L’obiettivo pedagogico di questo modulo – continua Christine Le Doaré – è quello di far prendere coscienza ai partecipanti dei corsi, dei pregiudizi magari inconsci che possono avere. Una volta individuati i cliché ancorati nella testa di quelli che dovrebbero essere i difensori dell’ordine, noi agiamo per aiutarli a cancellarli, superarli».

Il modulo si compone di una prima parte costituita di un questionario interattivo che permette ai poliziotti di esprimere liberamente la loro opinione sull’omosessualità e l’omofobia. Poi, in un secondo tempo, i poliziotti incontrano dei testimoni e infine passano allo studio dei principali testi relativi alla sicurezza della persona e dl rispetto della privacy di ognuno. «Non vogliamo dire con questa proposta che la polizia francese adotta sempre degli atteggiamenti ostili nei confronti dei gay – conclude la presidente di Sos Homophobie – si può constatare infatti un lento miglioramento nel settore. Ma ci stupiamo ad esempio che ancora oggi chi vuole diventare poliziotto debba essere oggetto di un’inchiesta morale e rispondere davanti ai suoi futuri superiori a questioni precise sulla sua sessualità». Cosa che ovviamente non aiuta ad avere una polizia aperta di spirito. E spesso costringe i gay e le lesbiche in servizio a nascondere la loro omosessualità.

di Giacomo Leso

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