La "cura" dell’omosessualità

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Risultati contrastanti in due studi distinti sulle "terapie" dell'omosessualità.

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Due studi, presentati mercoledì a una riunione annuale di psichiatri, traggono conlusioni contrastanti circa il successo delle terapie per curare l’omosessualità. Robert Spitzer, uno psichiatra della Colombia University e autore di una risoluzione del 1973 che rimuoveva l’omosessualità dalla lista dei disturbi della American Psychiatric Association’s (APA), ha condotto una ricerca su 200 soggetti tra uomini e donne omosessuali che, afferma, «mostra che alcune persone possono cambiare da gay a etero». Lo riferisce la Associated Press.

Comunque, il Washington Post riferisce di un altro studio su 202 omosessuali di due psicologi di New York, Ariel Shidlo e Michael Schroeder, dove 178 persone non sono riuscite a cambiare il loro orientamento, 18 hanno detto di essere diventati asessuali o in conflitto e solo 6 annunciano una piena conversione all’eterosessualità.

Lo studio di Spitzer non è stato pubblicato o approvato per un resoconto professionale, ma è già sotto tiro da altri scienziati e dottori. In seguito a interviste telefoniche di 45 minuti con ciascun soggetto, lo staff della ricerca di Spitzer dichiara di aver determinato che il 66% degli uomini e il 44% delle donne intervistate hanno raggiunto una "buona funzionalità eterosessuale". Questo stato viene definito attraverso l’esistenza di una relazione eterosessuale continuata entro l’ultimo anno, in cui la soddisfazione emozionale della relazione venga misurata con un voto da sette in su in una scala da zero a dieci, e in cui si abbia rapporti sessuali etero almeno mensilmente, durante i quali non si abbia mai o raramente pensieri su qualcuno dello stesso sesso.

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