La riforma dei diritti passa dalle civil partnership, adesso

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Le civil partership, il riconoscimento della omogenitorialità ed insieme una legge contro l'omofobia, sono le chiavi di accensione del motore di una nuova stagione di riforme civili per...

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Ubi Amor ibi societas: una frase molto bella che racchiude il valore personale e sociale dell’amore che unisce due persone a prescindere dal proprio orientamento sessuale, che qualche mese fa venne pronunciata dal candidato alle primarie Matteo Renzi. Una dimostrazione del fatto che essere cattolici in politica non vuol dire essere meno laici di tutti gli altri, anzi vuol dire dimostrare che una leadership è tanto più forte ed autorevole quanto è capace di ascoltare e rappresentare tutti. Anche i milioni di persone omosessuali che sinora, in Italia, non vedono riconosciuto in alcun modo il proprio amore, la propria coppia, la propria famiglia. Durante il confronto tv tra i cinque candidati alle primarie è emersa con tutta evidenza l’importanza del tema che è nell’agenda politica italiana: l’uguaglianza ed il riconoscimento della pari dignità di tutti nel proprio diritto di amare ciascuno chi vuole senza per questo essere discriminato. Le strade da percorrere per raggiungere l’obiettivo sono due: una ideologica e di testimonianza, l’altra pragmatica e finalmente veloce.

La posizione di Vendola, molto chiara ma che porta in sé l’apertura di un conflitto di cui nessuno sente il bisogno, che è quella di avere matrimonio e adozioni per i gay. Posizione rispettabile, per carità, perché spinge in avanti il confronto ma che nel Paese in cui neanche uno straccio di legge contro l’omofobia si è riusciti ad approvare, rischia di essere l’ennesimo motivo per non realizzare nulla, come in tutti questi anni in Italia è stato. Impiccandosi ad una questione meramente terminologica e non guardando alla sostanza del problema. Per questo il fattore tempo è indispensabile per non rinviare la soluzione del problema alle calende greche ed è per questo che la migliore soluzione possibile è rappresentata dalle civil partnership proposte da Matteo Renzi, cui va riconosciuto il merito di aver sdoganato il tema del riconoscimento dell’amore che lega due persone ben prima della campagna delle primarie e partendo da uomo politico cattolico moderato ma che vive nel 2012 ed ha la testa proiettata verso il futuro e senza sguardi al passato. Nei primi 100 giorni di governo si avrà l’approvazione di un istituto che riconosca medesimi diritti e doveri che discendono da quello matrimoniale e quindi come tale completamente equiparabile. Il fattore tempo non è trascurabile perché la questione non è più rinviabile nel tempo. Va affrontata concretamente. Adesso.

Se poi si aggiunge il riconoscimento delle convivenze registrate per tutti, e la contestuale apertura di un pubblico confronto sul tema dell’adozione che va affrontato dalla prospettiva di ciò che è bene per il bambino, si comprende come le civil partership, il riconoscimento della omogenitorialità ed insieme una legge contro l’omofobia, siano le chiavi di accensione del motore di una nuova stagione di riforme civili per l’Italia. I cui attori sono molteplici: il governo e la politica da una parte e, proprio come successo in Gran bretagna, la magistratura costituzionale e non, che avrà il compito di interpretare e di sciogliere il nodo del rapporto tra due istituti di pari grado: matrimonio e civil partnership. Nella consapevolezza che lo sviluppo dei diritti crea un terreno fertile per lo sviluppo economico e l’attrazione di capitale umano in Italia.

Dal primo confronto tra candidati alla premiership del centrosinistra è inoltre emersa in maniera lampante la posizione politica balbettante del candidato Bersani. Sul tema, probabilmente, il segretario in carica ha le idee abbastanza chiare ma il problema è il contrasto stridente tra quello che ha scritto nero su bianco sul proprio vago programma di candidatura e quello che viene dichiarato. Sì, perché mentre nei documenti scrive che vanno genericamente riconosciute le unioni civili tra persone dello stesso sesso, in tv parla di un modello preciso come quello tedesco. Il motivo di questa contraddizione è semplice e sta nell’elenco dei supporters di Bersani tra i quali si annoverano nomi come Bindi e Fioroni oppure come lo stesso Massimo D’Alema che solo pochi mesi fa aveva dichiarato che i diritti dei gay possono aspettare perchè non sono una priorità. Risultato? Se Bersani diventa Premier sarà ostaggio dei soliti veti incrociati interni al Pd ed anche esterni come quelli che porrà sicuramente Casini con il quale il segretario vuole a tutti i costi trovare un accordo politico. La riedizione della paralisi decisionale cui fu costretto il buon Prodi nella seconda esperienza di governo con l’Unione, il centrosinistra ed il Paese non se lo possono più permettere.

La paralisi no. Questo accade quando la politica delle alleanze diventa più importante di qualsiasi contenuto ed è esattamente questa la forza della candidatura di Renzi che invece garantisce un Pd capace di raccogliere consensi maggioritari e trasversali senza la zavorra ingombrante di un’intera fallimentare classe dirigente che si vuole rottamare. Il tempo e la qualità delle proposte, sia scritte che dichiarate, sono fattori determinanti. Il momento di praticare il cambiamento è adesso. E non è più rinviabile per nessuno.

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