LA RISCOSSA DEI BISEX

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Prima sostenevano che l'omosessualità fosse una malattia. Ora la bisessualità sarebbe 'regressiva'. Perché i 'professionisti della psiche' arrivano sempre dopo? Parla Robyn Ochs, attivista "bi".

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"Le ricerche e le esperienze fatte nel campo dalla psicologia individuale […] confermano appieno la mia constatazione che l’omosessualità rappresenta un training dell’essere umano scoraggiato fin dall’infanzia, finalizzato ad evitare la sconfitta o il normale espletamento dell’attività amorosa attraverso […] l’esclusione del sesso opposto."

Così scriveva Alfred Adler, pupillo di Freud, nel suo Das Problem der Homosexualität del 1930. Per anni gli psicologi, professionisti della mente, hanno continuato a sostenere queste tesi. L’omosessualità come malattia. Oggi qualche loro collega in Italia vorrebbe sostenere tesi analoghe riguardo alla bisessualità. Almeno questa è l’impressione che si ricava dalle recenti affermazioni di alcuni di loro. La cosa non stupisce più di tanto, se si pensa che in America l’associazione nazionale degli psichiatri ha definitivamente cancellato l’omosessualità dall’indice delle patologie mentali solo nel 1987.

I bisessuali stanno affrontando una sorte analoga ai loro fratelli e sorelle gay. I primi movimenti Bi sono nati negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’80, molto più tardi rispetto alle organizzazioni gay, e hanno subito l’ostracismo sia dei benpensanti etero che di molte associazioni omosessuali. Negli anni però si sono fatti strada, e oggi si contano migliaia di associazioni dei bisessuali nella maggior parte dei paesi del mondo. Si va dai gruppi storici, come il Boston Bisexual Women’s Network, fino ai più nuovi, che nascono ogni anno a decine in tutto il mondo. L’Italia è arrivata per ultima, dopo l’India. Il primo gruppo dei bisessuali italiani, Bisexworld, è infatti stato fondato solo pochi mesi fa da un gruppo di ragazzi e ragazze molto giovani che vivono principalmente al nord. Hanno messo insieme il sito web www.bisexworld.it, e stanno promuovendo nuove iniziative per diffondere la cultura della bisessualità anche in questo paese, che spesso non brilla in quanto a libertà di costumi.

"La bisessualità è difficile da capire, e fa paura", dice Robyn Ochs (in foto), decana dell’attivismo Bi americano, intervistata recentemente da Bisexworld.it. "E’ un problema più filosofico che pratico – spiega Ochs – In pratica, che un uomo o una donna sperimentino nel corso della loro vita relazioni con persone di entrambi i sessi non è strano. E’ invece difficile per la gente capire come un individuo possa stare in un certo senso a cavallo tra etero ed omosessualità, due tendenze così diverse."

Ochs è una specialista del settore. Bisessuale, tiene corsi sulla tematica ormai da 10 anni alla prestigiosa Tufts University negli USA. Ha insegnato anche al MIT, e tiene conferenze in molti college americani. Pubblica ogni due anni, con l’aiuto di volontari di tutto il mondo, la Bisexual Resource Guide. "La bisessualità – continua – mina alla base alcuni concetti fondamentali su cui si basano le certezze delle persone. Ad esempio, l’idea che se uno è etero rimarrà etero per sempre, o che se è gay non gli possono piacere persone dell’altro sesso. Per i benpensanti, vedere la realtà ‘in bianco e nero’, o etero o gay, è molto rassicurante. E’ sempre anche un modo comodo per i perbenisti di confinare i ‘peccatori’, i diversi, in un angolo, in una minoranza."

"La sessualità umana è naturalmente distribuita su uno spettro che muove con una certa regolarità dall’omosessualità totale all’eterosessualità totale", dice Ochs, citando gli studi condotti in America dal Kinsey Institute negli anni a cavallo tra il ’48 e il ’53. Il Kinsey Report rivelò che il 46 % degli intervistati, uomini e donne, avevano avuto nel corso della loro vita rapporti sessuali con membri di entrambi i sessi, e si sentivano attratti sia dagli uomini che dalle donne, seppur in misura ineguale. "Può essere in effetti rassicurante per un bisessuale scegliere uno dei due sessi, sempre che vi riesca – ammette Robyn -, ma non è detta che sia la scelta migliore. Io ho avuto storie con donne e con uomini, egualmente belle ed appassionanti e, tengo a sottolinearlo, sempre monogame. Vivo con la mia partner da ormai 5 anni, e il futuro della nostra relazione non dipende solo dalle nostre preferenze sessuali, ma dalla nostra armonia. Se non avessi vissuto appieno la mia sessualità sono sicura che non mi sentirei così cosciente di me stessa, di quello che vivo e di come lo vivo."

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