LA SICILIA DELL’ORGOGLIO

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Esiste un'isola dove si approvano le unioni civili, dove gli omosessuali si incontrano e si organizzano. Ma è la stessa dove si uccide e violenta nell'omertà generale. Cronache...

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Vivere per gridare la propria rabbia e il dissenso verso una società apatica, castigata nel suo orgoglio e ferita nella sua libertà e, alla fine, pagare il prezzo più alto, per destare civiltà e patrimonio umano. La Sicilia è stata questa per molti cittadini coraggiosi, lo è ancora per altri che non si piegano alle rigide regole dei mammasantissima e di ogni organizzazione mafiosa. Oggi sembra che, anche per gli omosessuali, si sia attenuata quella ferocia a loro destinata dai boss mafiosi e dai suoi “picciotti”.
Bagheria e Catania hanno dei centri culturali e di adunanza rivolti alla comunità omosessuale. Riescono ad organizzare manifestazioni e molte altre attività culturali. A Gela, un paesotto fino a qualche anno fa colmo di delinquenza mafiosa, anche minorile, Rosario Crocetta, un letterato e poeta gay è diventato il primo cittadino, con l’intento anche di costruire nuove aggregazioni sociali e fermare la falla mafiosa con provvedimenti a dir poco coraggiosi. Palermo apre i suoi teatri ai Latella o altri registi che portano in scena opere di Fassbinder o Pasolini. I gay palermitani escono fuori da un discutibilissimo anonimato, accompagnano i loro amici a questi incontri culturali, forse anche per far comprendere loro a chi sono indirizzati i propri desideri amorosi. Chissà se altri siciliani, di altri posti, città e paesi, vivono bene la loro omosessualità, i loro piaceri “proibiti”; chissà se verranno furoi altri Crocetta, magari a Palermo o a Catania.
Indubbio che i “giochetti” tra amici, la voglia di fare qualcosa come fosse una “fimmina” (donna), esiste ancora e, maggiormente, nell’entroterra isolano. Di rigore l’omertà, il silenzio, l’appartarsi in luoghi che non potranno essere dissacrati da occhi indiscreti se non pericolosi. E’ recente, quello studio condotto da un’equipe scientifica, guidata dallo psichiatra Giuseppe Lo Verso che indica, attraverso testimonianze di pentiti, quale sia il rigore sessuale mantenuto dai boss mafiosi ed esteso ai loro affiliati. Regole precise sui comportamenti verso se stessi e in rapporto agli altri; manifestazioni misurate per coloro che vivono a stretto contatto con i capi mafia: nulla che disonori quel nucleo centrale che è e resta la famiglia tradizionale. Chi non si sposa in età da matrimonio, viene redarguito severamente e perentoriamente invitato a rientrare nei ranghi. Il rischio maggiormente avvertito è quello di aver a che fare con un “ricchione”: una scelta esecrabile, terribile!
Qualche decennio fa a Lentini, un minorenne armò la sua mano e uccise un ragazzo di poco più grande di lui, dopo aver scoperto che era l’amante di suo padre. O ancor più tragico il dramma di Antonio Galatola e Giorgio Agatino Giammona, uccisi a Giarre il 17 ottobre 1980. Nello studio, condotto da Lo Verso, un diciassettenne, figlio di una potentissima famiglia mafiosa trapanese, ha confessato di essersi innamorato di un suo professore. Questa scoperta omosessuale lo dilania e spaventa per le ripercussioni terribili a cui sarebbe soggetto, in caso venisse scoperto. La paura è così immensa da aver confessato allo psichiatra palermitano di aver meditato la sua fine.
Non c’è rapporto tra la Sicilia di oggi o la Sicilia di Peppino Impastato: un ragazzo anch’egli figlio di un rispettato mafioso, dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Non esiste più quella ferocia dirompente che fa saltare in aria un pezzo di autostrada per silenziare il coraggio del magistrato Falcone e ripete quel gesto criminale, nel centro del capoluogo siciliano, questa volta rivolto al giudice Borsellino. Oggi, forse, il potere del crimine organizzato non ha bisogno di questi terribili atti per far sentire la sua presenza sul territorio. Ma quella terribile paura del diciassettenne gay di Trapani, deve continuare a farci riflettere sulle nostre libertà individuali e quella degli altri. La lista di quanti hanno pagato con la vita la loro sete di libertà in una terra arida e, non solamente, per l’endemica mancanza di acqua, è davvero lunga. Tra questi morti ammazzati ci sono anche omosessuali che nella loro fine hanno fatto crescere le coscienze e la cultura di molti altri cittadini omosessuali siciliani e non.
Ha ragione Leonardo Sciascia: nel crimine che colpisce non esistono distinzioni sociali o sessuali tra quanti pagano il prezzo più alto. Esiste l’orrore per la libertà che non ha modo di scegliere quel diciassettenne o quel ventenne, costretto a rifugiarsi nel limbo mentale per sognare o idealizzare un amore verso un suo coetaneo o un suo professore. Esiste una felicità, altrettanto leggiadra, tra ragazzi siciliani che amano altri ragazzi siciliani.
Il 9 maggio ci saranno molte manifestazioni per il 25° anno dell’assassinio di Peppino Impastato: un giovane che scontrandosi apertamente con il potere mafioso, anche in seno alla famiglia, ha costruito spazi di libertà attraverso la nascita di collettivi teatrali, di una emittente radiofonica, “Radio out”, del gruppo OM in cui i suoi coetanei discutevano di un futuro diverso da quello dettato dalle leggi imperanti della mafia. Molti lo ricorderanno attraverso il mirabile racconto fatto dal regista Marco Tullio Giordana: “I cento passi“. I gay facciano sentire anch’essi la loro voce!

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di Mario Cirrito

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