LA SVIZZERA VOTA IL PACS

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Il 5 giugno la popolazione elvetica sarà chiamata a esprimersi in un referendum sulla legge che tutela le unioni omosessuali. Una sfida importante anche per l'Italia. E per...

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PISA – Pochi sanno che il 5 giugno a due passi dal confine italiano, nella vicinissima Svizzera, si terrà un referendum che avrà larga influenza anche sulla comunità glbt italiana ed europea; la popolazione elvetica sarà infatti chiamata a esprimersi sul progetto di legge federale sull’unione domestica registrata che riconosce alle coppie non sposate, anche omosessuali, alcuni importanti diritti. Si tratta del primo referendum popolare su una legge per il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso mai organizzato in Europa.

La legge, approvata dal Consiglio nazionale nell’estate del 2004, con i voti favorevoli di liberali, socialisti e radicali, ma anche dei cristiano-sociali, elimina le disparità giuridiche rispetto alle coppie coniugate, in particolare nell’ambito del diritto successorio e delle assicurazioni sociali (soprattutto per le situazioni di malattia o morte del partner) e della Legge Stranieri (coppie miste). Riconosce inoltre le prestazioni di previdenza e di assistenza reciproche, fornite nell’ambito di relazioni omosessuali. Anche se il provvedimento non viene integrato nel Codice Civile svizzero che regola tutte le questioni relative al diritto di famiglia, esso costituisce un passo importante non solo per la Svizzera, che si adegua così ai paesi europei più avanzati, dopo che le coppie di fatto erano già state introdotte da alcuni Cantoni, tra i quali quello di Zurigo, Ginevra e Neuchatel. Tuttavia i ‘Pacs’ approvati localmente non sono più validi se la coppia trasloca in un altro cantone, mentre la legge federale offre il vantaggio della sua portata nazionale.

Il dibattito sui diritti delle coppie omosessuali in Svizzera è molto acceso; dopo l’approvazione da parte del Consiglio Federale, il Partito evangelico svizzero sostenuto dall’UDC ha lanciato il referendum confermativo del 5 giugno. Eppure, secondo un sondaggio effettuato dall’istituto GFS di Berna, si delinea una maggioranza di due terzi di voti favorevoli alla legge, e persino il 50% degli elettori dell’UDC sarebbero pronti a esprimere un convinto ‘sì’. Anche le sezioni di Berna e quella grigionese del partito cristiano si sono distaccate dalle posizioni espresse dalla direzione nazionale dichiarandosi favorevoli alla legge. Solo il 24% degli intervistati è contrario al riconoscimento delle coppie non sposate e il 10% rimane senza opinione.

A sostegno del referendum si sono mobilitate tutte le associazioni glbt della Svizzera; Collegati, il Collettivo Lesbico Gay Ticino, ha dato vita a un comitato per il sì nella regione di lingua italiana, mentre a livello federale l’associazione di imprenditori e manager omosessuali Network, membro del coordinamento europeo EGMA di cui fa parte anche l’italiana Primo Network, ha predisposto una brochure esplicativa di 12 pagine, che spiega le motivazione per il sì alla legge.

Naturalmente contro la proposta di legge si è espressa la chiesa svizzera: «Si vuole mettere sullo stesso piano d’uguaglianza il matrimonio e l’unione omosessuale – ha dichiarato il vescovo ausiliare di Coira Peter Henrici al quotidiano “Sudostschweiz” – Non possiamo approvarlo». E la conferenza episcopale elvetica, al momento in cui il parlamento aveva votato la legge, aveva deplorato una scelta che andava contro «l’unicità del matrimonio».

Luigi Valeri dell’ufficio stampa di Arcigay in Italia si è pronunciato sul referendum: «Si tratta di una battaglia cruciale anche per il movimento gay italiano, forse ancora più del referendum sulla procreazione medicalmente assistita che si terrà in Italia nello stesso periodo. Se i nostri avversari l’avranno vinta, non solo il Pacs non si farà in Svizzera, ma sarà sconfitto al primo banco di prova con l’opinione pubblica di uno stato europeo. I bigotti conservatori italiani saranno ancora più determinati a promuovere un referendum abrogativo in Italia non appena dovesse essere approvata anche da noi una legge sulle coppie dello stesso sesso. Ma anche negli altri paesi europei potrebbe innescarsi una reazione a catena».

Valeri incoraggia ad «aiutare economicamente i nostri amici delle associazioni gay d’oltralpe, raccolte nell’associazione ‘Sì all’unione registrata’». Le donazioni possono essere fatte con carta di credito sul sito dell’associazione Sì all’unione registrata, oppure tramite versamento sul conto postale 30-687893-7, intestato a “Sì all’unione registrata”, 3001 Berna.

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