La “teoria gender” è solo un’invenzione degli omofobi: ecco perché

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Una lettera di una docente universitaria sbugiarda uno dei baluardi contro i diritti lgbt.

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A condividere per primo questa lettera, è stato il giornalista di Internazionale Claudio Rossi Marcelli. Il testo, che spiega con motivazioni inoppugnabili perché non ha alcun senso parlare di “teoria del gender“, è diventato subito virale su Facebook. L’autrice è una docente universitaria ed è un commento ad un articolo di Famiglia Cristiana, che insieme ad Avvenire e Tempi, è una delle testate che dà voce alle associazioni e ai partiti che si battono contro i diritti delle persone lgbt in Italia. Ve lo proponiamo e ve ne consigliamo la lettura.

“Salve, sono un’insegnante universitaria di lingua e letteratura italiana (laurea triennale, 2 lauree specialistiche di cui una conseguita negli Stati Uniti) dottoranda in Italianistica con seconda specializzazione in Gender Studies. Sono stupita delle molte inesattezze dell’articolo, a partire dall’uso, per me incomprensibile dell’espressione teoria “di gender (forse ‘teoria di genere’ o ‘gender theory’). Articoli come questo, oltre a diffondere notizie inesatte e fuorvianti, offendono migliaia di profesisonisti che operano in questo settore disciplinare. Gli studi di genere sono infatti una disciplina accademica, insegnata e studiata in tantissime università in molti paesi del mondo, anche se pochissimo in Italia. Il termine “genere” nasce all’interno degli studi SOCIALI, e si riferisce ad un concetto SOCIOLOGICO, non ha di per sé nulla a che fare con sesso biologico e orientamento sessuale o con presunte propagante pro-LGBTI.

Gli studi di genere sono una disciplina accademica normalmente studiata nelle università, come la fisica nucleare o la glottologia. Onestamente dubito che qualcuno voglia insegnare teoria di genere alle elementari, per gli stessi ovvi motivi per cui non si insegnano fisica nucleare o glottologia. Quello che casomai si vuole insegnare ai bambini è una cosa chiamata RISPETTO. Si vuole insegnare ai bambini che non c’è nulla di male in un bambino che gioca con le bambole o in una bambina che gioca con le macchinine, che una mamma può lavorare, un papà può restare a casa con i figli e simili pericolosissime verità. Mi permetto di invitare tutti all’onestà e all’abbandono di pericolose ipocrisie: se ci si vuole schierare contro il riconoscimento dei diritti di coppie di fatto e persone LGBTI lo si faccia apertamente senza incolpare una disciplina accademica. Alla Lega Nord non piacciono gli immigrati ma non se la prendono con la geografia.”

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