LA VITTORIA DI SENIGALLIA

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Coppie gay riconosciute, dopo dura battaglia

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SENIGALLIA. Non sarà molto, ma in questo caso si può, almeno provvisoriamente, cantare vittoria. Il comune di Senigallia, impegnato in questi giorni nella discussione del piano finanziario, includerà nelle facilitazioni tariffarie e negli intervento di sostegno previsti per le giovani coppie, sposate e non, anche le coppie omosessuali. Lo ha esplicitamente dichiarato ieri in consiglio comunale l’amministrazione di centro-sinistra guidata dal sindaco Luana Angeloni, attirandosi anche alcune accuse dall’opposizione di destra. Ma non è stato tutto facile: vediamo come sono andate le cose.

Mercoledì 18 dicembre, giorno in cui doveva cominciare la discussione sui provvedimenti finanziari, il Messaggero scriveva che il Comune di Senigallia avrebbe concesso aiuti alle giovani coppie, sposate e non, purché eterosessuali. Immediatamente anche la redazione di Gay.it si è attivata per approfondire l’argomento, che – inutile sottolinearlo – "puzzava" di omofobia. Il provvedimento includeva, nella definizione di giovane coppia, la "coppia unita in matrimonio da non più di due anni al momento della richiesta del beneficio"e "in analogia con altre normative regionali e statali (es: buoni casa, L.431/98) viene considerata anche la convivenza "more uxorio" protrattasi per lo stesso periodo e anagraficamente documentabile". Veniva poi specificato un limite relativo all’età dei componenti della coppia.

Il discrimine riguardava, dunque, l’interpretazione del concetto di "convivenza more uxorio", e la sua applicabilità alle coppie omosessuali. L’avvocato Corrada Giammarinaro, esperta in questioni legate ai diritti omosessuali, interpellata per l’occasione, assicurava che due gay o due lesbiche che possano dimostrare il loro status di conviventi da due anni, e che richiedessero i contributi previsti dalle norme comunali, dovrebbero vedere accolta la loro domanda, e nel caso non lo fosse, potrebbero appellarsi e, suscitando un "caso", imporre il riconoscimento dei propri diritti.

Giovedì, tra il municipio della cittadina marchigiana e la nostra redazione, si intensificano gli scambi telefonici: in serata si sarebbero discusse proprio questi punti, e sorprendentemente, e senza nascondere la loro mancanza di informazione in merito, i consiglieri chiedevano lumi sull’interpretazione delle norme. Dall’altro lato, la redazione chiedeva un atteggiamento esplicito anti-discriminatorio: le disposizioni, presentate dall’assessore ai Servizi Sociali Giuseppina Massi, potevano essere interpretate in maniera ambigua se l’amministrazione, per evitare scontri con l’opposizione, avesse evitato di pronunciarsi esplicitamente sull’argomento. Lo ha intuito anche il consigliere dei Verdi Luciano Montesi, che, verbalmente, ha chiesto al consiglio di pronunciarsi in merito.

Le conclusioni della discussione di ieri sera in Consiglio Comunale hanno cercato di risolvere i dubbi: l’amministrazione del sindaco Angeloni ha specificato che, secondo le parole dello stesso assessore Massi, come precisa "la legge regionale 44 del 1997, si considera convivente more uxorio chiunque sia legato da parentela, affinità, legame affettivo" includendo così anche le coppie omosessuali. La posizione ha suscitato qualche reazione indignata da parte della destra, che considera una "vergogna" garantire anche gli omosessuali.

In definitiva sembra che il rischio di approvare una normativa discriminatoria sia stato evitato; occorre tuttavia sottolineare che in questi casi le scelte applicative delle norme possono essere più incisive, in termini di soddisfazione reale dei diritti dei richiedenti, delle norme stesse. Ci auguriamo, tuttavia, che non appena una coppia gay di Senigallia si recherà in Comune per chiedere la concessione dei benefici, si possa registrare una vera, concreta vittoria per la lotta per i nostri diritti.

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