LATINA: RINVIO PER GLI SPOSI GAY

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Il tribunale si prende qualche giorno in più per pronunciarsi sul ricorso presentato da Antonio E mario contro il rifiuto del Comune di trascrivere il loro matrimonio per...

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LATINA – Nulla di fatto. Si è conclusa con un rinvio l’attesa di Mario Ottocento e Antonio Garullo che, insieme con migliaia di omosessuali che seguono da vicino la loro vicenda, speravano di ricevere ieri giovedì 19 maggio dal Tribunale di Latina, presieduto da Francesco Coniglio, presidente della sezione civile, una sentenza che consentisse loro di vedere riconosciuto anche dallo stato civile del Comune il matrimonio da loro contratto in Olanda. E invece la sentenza non c’è stata: i giudici si sono presi alcuni giorni in più per riflettere sulla questione e depositare una sentenza motivata, che a questo punto dovrebbe arrivare tra non molti giorni. Magari prima della attesa visita del presidente della Repubblica Ciampi a Latina il prossimo 26 maggio…

Antonio e Mario hanno avviato lo scorso anno le pratiche per ottenere il riconoscimento in Italia del loro matrimonio contratto all’Aia il 1° giugno del 2002. L’ufficio di Stato Civile del Comune di Latina, tuttavia, aveva respinto nell’ottobre del 2004 la loro richiesta dopo aver sentito in merito il Ministero dell’Interno, perché il loro matrimonio sarebbe “contrario all’ordine pubblico“. Ieri era attesa la sentenza relativa al ricorso contro questa decisione presentato a gennaio scorso dall’avvocato Alessandro Mariani presso il tribunale di Latina. A seguire il dibattimento insieme con i due sposi c’erano anche alcuni esponenti del movimento per i diritti civili: la deputata dei Comunisti Italiani Katia Bellillo, l’esponente della CGIL Gigliola Toniollo, e anche il deputato DS Franco Grillini. Davanti al tribunale, l’attesa manifestazione di Forza Nuova, alla presenza del segretario nazionale Roberto Fiore e di pochi attivisti armati di striscioni in cui si chiedono “più culle e meno gay”.

In aula, Antonio e Mario hanno potuto esprimere la loro posizione direttamente davanti ai giudici, prima di lasciare la parola agli avvocati. Spettacolo poco edificante, visto che il legale del Comune non ha potuto fare a meno di riferirsi ai soliti concetti di stampo medievale sulla “natura della sessualità”, sul “matrimonio che serve a fare figli” e sulla “sessualità da vivere all’interno del matrimonio”.

Antonio Garullo è sereno: «Ho molta fiducia nella giustizia. Noto però una pericolosa contiguità di pensiero tra l’estrema destra in piazza e l’amministrazione pubblica. Ed è una cosa che mi fa molto male». La memoria presentata dal Comune a sostegno della motivazione con cui è stata rigettata la richiesta di trascrizione dell’atto di matrimonio, giustifica il riferimento all’ordine pubblico spiegando che esso «tende a salvaguardare quella identità storica e culturale di una società nazionale, che nel caso dello Stato Italiano passa attraverso la c.d. Società naturale, per indicare quell’imprescindibile legame della famiglia e della nazione con la natura dell’uomo».

«Mentre la Procura afferma che questo matrimonio non sarà mai riconosciuto in Italia e tanto meno a Latina – sottolinea Antonio – bisogna notare che la cittadinanza è di tutt’altro parere. Ci sono arrivati tantissimi messaggi di solidarietà, e anche chi parte da posizioni contrarie alle nostre mostra un grande rispetto verso la battaglia che portiamo avanti. Persino molti giornali locali hanno preso posizioni esplicite in nostro favore».

Latina è, dunque, lo specchio dell’Italia: da un lato una popolazione evidentemente pronta a riconoscere il valore sociale dei legami tra persone dello stesso sesso, dall’altro una amministrazione pubblica ingessata in posizioni legate a concetti superati. «Siamo molto contenti anche del messaggio di Sergio Lo Giudice, presidente nazionale Arcigay. E’ chiaro che il riconoscimento del nostro matrimonio non contrasta affatto con la richiesta dell’approvazione di una legge sul Pacs».

Nel suo messaggio Lo Giudice critica il rigetto della trascrizione per motivi di “ordine pubblico” sostenuto anche dal ministero dell’Interno: «É inaccettabile – afferma – che, secondo il Governo, non si possa registrare in Italia per motivi di ‘ordine pubblico’ un matrimonio contratto in un paese dell’Unione europea, soprattutto se questo avviene dopo pochi mesi dalla firma del Trattato costituzionale che pone le basi per un’Europa unita. La formula scelta da Pisanu significa che il riconoscimento di quell’unione metterebbe in gioco la salvaguardia dei valori fondamentali dell’ordinamento. È possibile un giudizio di tale gravità per un contratto previsto da un altro Stato dell’Unione?».

Lo Giudice ricorda poi come in Italia le associazioni gay e lesbiche non chiedono l’estensione del matrimonio civile, ma il varo di un istituto distinto qual è il Pacs – Patto civile di solidarietà – che riconosca diritti e doveri reciproci delle coppie, anche omosessuali. «Questo non ci esime – spiega Lo Giudice – dall’essere pienamente al fianco di Antonio e Mario nella loro giusta battaglia per il riconoscimento dei loro diritti di cittadini europei. Se la loro richiesta non arrivasse ad una conclusione positiva, questo non sarebbe una sconfitta dei due coraggiosi ragazzi di Latina, ma dell’idea stessa di un’Europa dei diritti, in cui i cittadini siano liberi di scegliere, a parità di condizioni, lo Stato dove vivere e lavorare».

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