LAVORO, LA NUOVA FRONTIERA DEI DIRITTI GAY

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Dalla Francia parte la battaglia: nelle grandi imprese nascono associazioni in difesa dei dipendenti gay. E su trasferimenti, mobilità, ferie e rapporti professionali, l'obiettivo è la totale uguaglianza...

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PARIGI – Non sono sindacati ma anche loro lottano per i diritti dei lavoratori. O meglio per i nuovi diritti non ancora ben acquisiti dei lavoratori gay. È il nuovo fenomeno francese. A un anno dall’approvazione del Pacs sono numerose le associazioni nate all’interno delle grandi imprese in difesa dei dipendenti omosessuali. I primi a costituirsi in un gruppo sono stati gli impiegati di Canal +, la più "giovane" delle tv francesi. Poi i ferrovieri della SNCF, le ferrovie dello Stato, hanno creato l’associazione Gare (stazione). Proprio in Novembre 2000 è nata un’associazione di funzionari gay del Comune di Parigi. Altri progetti stanno vedendo la luce all’Azienda del metrò parigino RATP, all’Assistenza Pubblica ed a Air France… Insomma la nuova visibilità acquisita dai gay negli ultimi anni, entra anche in quel mondo che fino ad oggi si credeva impermeabile ad essa: l’impresa.

Sono i ventenni a salvare le fabbriche. Una nuova generazione di giovani gay, che ha dai 20 ai 30 anni, che non ha mai conosciuto l’omosessualità punita, che non si riconosce nella vecchia immagine del gay "vittima" in cui spesso si cullano ancora oggi anche molte associazioni gay guidate da quaranta-cinquantenni. Venti-trentenni che stanno bene nella loro pelle, che sanno di avere diritti e che pretendono siano rispettati. Che si arrabbiano facilmente se questi diritti non sono riconosciuti, che sono pronti a lottare per prenderseli e non solo per chiederli passivamente.

Lotte, battaglie e rivoluzioni non sono finite nemmeno in Francia. Quali? Alcune sono come partite giocate in casa, in ogni impresa. Giorni di corta, facilitazione di spostamenti per i dipendenti che hanno partner lontani (ma i dipendenti delle ferrovie e i loro congiunti ne hanno diritto anche per le vacanze), mobilità e trasferimento per ricongiungimento "familiare". Tutti diritti già accordati alle coppie sposate, spesso anche ai concubini etero, ma non sempre alle coppie pacsate o a quelle gay. Insomma la pratica supera la legge. Il legislatore ha fatto di tutto affinché il Pacs non assomigli al matrimonio, ma nell’immaginario collettivo il Patto civile di solidarietà dà gli stessi diritti, soprattutto nei settori su cui non si esprime come ad esempio quello del lavoro.

Qualche vittoria queste giovani associazioni l’hanno già ottenuta. La Direzione Generale delle Ferrovie ad esempio ha già dato il via libera a considerare le coppie gay come qualsiasi altra coppia etero, cioè a riconoscere loro gli stessi diritti. Ora tocca al ministero dei trasporti approvare il nuovo regolamento. Il ministro è Jean-Claude Gayssot, comunista ed ex ferroviere, quindi non dovrebbero esserci problemi.

Non è l’unica vittoria. Altre sono forse meno simboliche ma certo apprezzabili nella vita lavorativa di ogni giorno: "In ufficio produzione sono gli omofobi che fuggono" dichiara a Liberation Jean-François, giornalista di Canal+. Gli fa eco Vincent, dell’amministrazione della stessa azienda: "Lavorare vuol dire stare otto ore al giorno in un certo ambiente. Dire senza paura anche sul posto di lavoro che si è gay ti permette di vivere quello che sei tutto il giorno e non solo due ore la sera, a casa tua, prima di andare a letto". "Certo" conclude Pierre-Yves, tecnico video, "ma io sogno del giorno in cui un’associazione come questa non sia più necessaria".

di Giacomo Leso – da Parigi

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