LESBO, TRANS, GAY NELLA TUA CITTÀ

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Nelle realtà locali la presenza di politici apertamente GLBT dà voce alla nostra comunità. Abbiamo parlato con Gavina, Di Folco e Trinelli, candidati alle prossime Amministrative.

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Poiché un cittadino informato è un cittadino più responsabile, e in grado di scegliere con maggiore oculatezza, stiamo contattando candidati che si propongono come rappresentanti della comunità GLBT nelle varie realtà locali, per sapere quali sono i loro pensieri e i punti sui quali intendono impegnarsi se eletti. Nera Gavina, una delle socie fondatrici di un’importante realtà come ArciLesbica, è candidata al ^Scomune di Bologna^s per Rifondazione Comunista: “Sono sempre stata una lesbica visibile, il mio volto è comparso sui giornali, diciamo che ho contribuito anche a far capire che essere gay o lesbiche non significa rinchiudersi o confinarsi in relazioni nascoste. Ho fatto del mio essere lesbica un motore di trasformazione dell’esistenza. Con l’ufficio Nuovi Diritti della CGIL abbiamo elaborato un libro bianco sulle discriminazioni che subiscono le lesbiche nel mondo del lavoro nel momento in cui vengono scoperete o anche solo sospettate essere lesbiche. Faccio anche parte del coordinamento Infinite Donne contro tutte le guerre, espressione di vari movimenti di donne contro le guerre. Da sempre mi batto, all’interno di ArciLesbica, contro le discriminazioni e l’omofobia, piaga difficile da estirpare.”

La situazione a Bologna. “A Bologna a livello politico c’è una totale assenza di attenzione nei nostri confronti: ci ignorano, il che la dice lunga. Questa pubblica amministrazione ha dato un bel luogo all’ArciGay però diciamo che si sono dimenticati dell’ArciLesbica, che non ha tutt’oggi una sede ed è ospite dell’ArciGay. L’Amministrazione guidata da Guazzaloca voleva il Cassero di Porta Saragozza per poterlo ridare alla Chiesa, infatti adesso è il museo della Madonna di San Luca. L’ArciLesbica, che comunque ha tremila soci solo a Bologna, non ha una sede. Senza dimenticare che ci sono anche le altre associazioni delle donne, delle quali io conosco le difficoltà. Bologna ha bisogno della presenza delle donne e questa presenza va valorizzata. Un altro punto su cui vigilerò nel modo più assoluto sarà sulla laicità delle istituzioni pubbliche. Già in passato ci sono stati attacchi su questo fronte e la stessa recente legge sulla procreazione medicalmente assistita è un manifesto ideologico la cui ricaduta è notevole per quanto riguarda l’autodeterminazione delle donne e la laicità delle istituzioni pubbliche. Solo se le istituzioni rimangono laiche c’è lo spazio anche per la questioni dei diritti degli omosessuali.”

Idee, progetti, modi d’azione. “Penso che la presenza di iniziative nelle scuole sia molto importante. Servono progetti che combattano il fenomeno del bullismo e che siano di sostegno agli adolescenti che si scoprono omosessuali. Occorre un lavoro capillare. È un progetto culturale che deve coinvolgere dalle famiglie alle scuole ai luoghi di lavoro. Già la presenza in consiglio comunale di Sergio Lo Giudice è stata una grande conquista per Bologna. La mia vuole essere una candidatura rafforzativa, non competitiva. Io non sono una lesbica separatista: penso che possiamo modificare l’esistente, quello che è intorno a noi, soltanto se stiamo nel mondo e se ci rapportiamo con chi ci circonda. Non mi interessa chiudermi nella mia specificità, voglio contaminare invece, perché penso che solo così coloro che si scoprono gay o lesbiche potranno stare meglio. Dobbiamo farci conoscere e non stare confinati nel nostro mondo. Solo così si può cambiare quello che è intorno a noi. Sta già succedendo. Vedo che ci sono cambiamenti nella percezione dell’omosessualità. Nel mio materiale per la campagna elettorale c’è scritto ben chiaro chi sono e per cosa mi batto. Sono le tante Nere che ci sono dentro di me, la Nera lesbica, la Nera femminista, la Nera che si batte per gli immigrati, la Nera che domani va a sostenere gli operai… questo è ciò che sono e questa persone porterei in consiglio comunale, non esisterà mai che io nasconda la mia identità.”

Bologna vede anche la candidatura di Marcella Di Folco, che dal 1988 è presidente del M.I.T., Movimento d’Identita Transessuale e che nel 2000 ottenne dall’allora Ministro per le Pari Opportunità on. Katia Belillo l’istituzione della Commissione per l’Identità di genere, purtroppo oggi sospesa. Marcella è candidata per i Comunisti Italiani al ^SConsiglio Provinciale di Bologna^s nei collegi Bolognina, Fiera e Malpigli-Marconi. “Il mio obiettivo è fare in modo che tutto quello che è la discriminazione, la problematica del lavoro, la salute, vengano elaborati in modo che non ci siano ostacoli per nessuno. A cominciare dagli anziani, dagli immigrati e dalle persone GLBT, per far si che stiano bene e abbiano la stessa parità di trattamento di tutti gli altri cittadini. Mi sono orientata sulla provincia per poter lavorare e fare un’azione più di cultura, anche a livello dei paesini di montagna e di pianure. Bisogna che la gente si renda conto che ci sono persone diverse ma che comunque sono persone, non sono oggetti o schiavi o oggetto di ludibrio, tutte situazioni che avvengono soprattutto dove c’è molta ignoranza e molta non conoscenza del problema. È un lavoro difficilissimo, perché sinora tutto il lavoro è stato svolto nelle città mentre le campagne, le zone rurali, le zone di montagna non vengono mai toccate. L’impatto è duro, è difficile anche se tutto sommato le cose possono andare meglio nei piccoli paesi che nei centri di media grandezza. Nei paesi di 500 abitanti ti conoscono tutti e se ti conoscono ti possono stimare e accettare la tua situazione, il che ovviamente non può avvenire nei centri con dieci o quindicimila abitanti, dove tende ad esserci più ostracismo e isolamento.”

Il partito e le coppie gay. “Il partito dei Comunisti Italiani è un partito relativamente nuovo, con ideali comunisti, però devo dire che da questo punto di vista c’è una grande apertura verso il mondo diverso, sia che si tratti di gay, lesbiche e trans, sia che si tratti di immigrati, in un modo forse più semplice e diretto rispetto ad altre realtà politiche della sinistra. Tempo fa Maura Cossutta presentò un piccolo emendamento a una finanziaria per non far pagarci pagare le tasse del tribunale dopo il cambiamento di sesso. Oggi in Italia l’orientamento sessuale ha già una sua evoluzione, una conoscenza specifica ma sul problema dell’identità di genere c’è ancora una tale incultura che credo che tra tutti i nostri parlamentari solo qualche decina conosce il problema nella sua vera realtà. Al giorno d’oggi non si riesce mai ad avere incontri nelle varie commissioni sia parlamentari che regionali in cui si spiega che l’identità di genere non è una problematica di cui vergognarsi perché c’è una legge dello stato che la tutela, anche se non lo sa nessuno”. (Si riferisce alla legge del 1982 che regola le norme di rettifica di attribuzione di sesso, ndr.) “Nel mio precedente mandato di consigliere comunale feci approvare una modifica della legge anagrafica per cui le coppie potevano dichiarare di essere coppie conviventi e con un legame affettivo e facevano nucleo familiare. Mi aiutò anche Sergio Lo Giudice e venne istituito un albo comunale nel quale le famiglie anagrafiche basate sull’affetto da allora sono segnalate. Un’altra battaglia certamente da fare riguarda le adozioni. È ora di sfatare questa chiacchiera terribile per cui se una coppia gay o lesbica alleva un figlio questo diventa gay, è veramente ridicolo, sembra quasi che abbiamo un virus che si attacca… la società deve capire certe cose. Nel momento in cui si riconosceranno le coppie di fatto questo sarà consequenziale. Il diritto ad avere una discendenza, sia che sia adottata o meno, è un diritto di tutti i cittadini e non solo di quelli che sono sposati, come vuol far credere la parte cattolica. Io vedo molto spesso donne sole che allevano meglio delle famiglie “normali”, questa è una situazione parallela. È fondamentale che si superino queste ipocrisie sciocche e cretine.”

A ^SReggio Emilia^s da segnalare la candidatura di Ennio Trinelli, regista, autore, attore teatrale, direttore di festival e scrittore. È impegnato attivamente nella lotta per il riconoscimento di pari diritti per la comunità GLBT ed è portavoce del Coordinamento Omosessuali dei Democratici di Sinistra. “Ho sempre fatto attività politica per i diritti di lesbiche e gay per cui questa scelta di candidarmi è uno sbocco quasi naturale. Per quanto riguarda la zona di Reggio Emilia c’è da dire che ArciGay ha lavorato benissimo. Walter Pergolis che ne è il presidente è una persona estremamente in gamba e vorrei sottolinearlo. In zona, come in altre città d’Italia, ci sono difficoltà a reperire spazi da adibire a luoghi d’incontro, una cultura un po’ superficiale rispetto ai diritti GLBT, che spesso viene indicata come una comunità che vorrebbe più diritti degli altri. È una città tuttavia dove si sta bene, dove non ci sono fenomeni d’intolleranza o episodi di violenza legati al queer bashing, sembra quasi che non ci sia da fare molto di più di quello che invece già stiamo facendo. Invece c’è sempre bisogno di affermare i diritti di tutti in qualsiasi momento, perché siamo esseri umani e come tali abbiamo la memoria corta.”

La politica della sinistra e i gay. “Ci sono aspetti che sono legati alla visibilità personale. Non si può continuare a delegare agli altri di fare delle cose. Poi quando si va a votare bisogna pensarci. Se è vero che durante i cinque anni in cui è stata al governo la sinistra non ha portato le nostre istanze in primo piano è anche vero che nelle città in cui sono stati avviati dei registri per le coppie di fatto ci sono state un numero di iscrizioni irrisorio. È vero che c’è bisogno di una maturazione della classe politica omosessuale, che sta avvenendo, ma c’è altrettanto bisogno di una maturazione degli omosessuali stessi. Cosa succede votando a destra mi sembra che lo abbiamo già visto. Dobbiamo renderci conto dei meccanismi della politica: questi sono temi difficili, bisogna essere pazienti, visibili, forti e determinati quando è il momento, per questo dobbiamo avere tutta la comunità GLBT dietro, altrimenti come facciamo? Occorre un grande movimento che venga dal basso, non basta limitarsi alla discoteca o al momento di ritrovo, che pure è importante. Come diceva Julian Mitchell in Another Country: La miglior discrezione è l’indiscrezione totale. Sembra un paradosso ma ti protegge. Lotti subito ma poi non sei ricattabile in nessun modo e vieni rispettato.” Tra gli obiettivi principali verso i quali Trinelli intende lavorare ci sono l’istituzione nel Comune di Reggio Emilia di un ufficio che si occupi di Diritti Civili e contro ogni discriminazione; una politica di attenzione ai diritti di Lesbiche e Gay provenienti da tutti quei paesi dove la condizione è ancora duramente repressa e perseguitata; la promozione di iniziative culturali (Festival, Rassegne, incontri, Mostre d’arte e fotografiche) che partendo dalla questione LGBT allarghino il loro spettro d’azione al rispetto dei Diritti Umani ed una politica di informazione e di educazione nelle scuole volta al rispetto delle differenze.

L’elenco aggiornato dei candidati e delle candidate che sostengono il riconoscimento dei Diritti GLBT è disponibile al sito: http://www.arcigay.it/show.php?924

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