Lettera aperta di un 16enne: “Omofobia a scuola? Ribellatevi!”

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L'odio non è libertà di pensiero: "Non lasciate soli i vostri compagni di scuola gay"

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Giorgio ha 16 anni ma ha le idee ben chiare in testa. Dopo averci contattato in occasione del Coming Out Day spiegando l’importanza e i benefici di fare coming out (potete leggere la lettera qui), è manda una lettera aperta per affrontare un nuovo delicato tema, dopo i recenti fatti di cronaca: omofobia e bullismo nelle scuole. Eccola.

Mi chiamo Giorgio Barillà, ho 16 anni e sono di Torino. Ho letto ieri del fatto accaduto a Perugia (anche se al momento è molto incerta la verità), dove un ragazzino di quattordici anni è stato insultato verbalmente e picchiato da un docente perché ipoteticamente gay. Ho letto solo qualche dichiarazione del ragazzo, ma ho letto tutte le giustificazioni del professore, che tendono a non confermare ciò che hanno già confermato in molti.

Quello che sta accadendo in questi giorni è un qualcosa di nuovo. Non c’erano mai state tante segnalazioni, tanti commenti e tante avversioni degli studenti nei confronti della discriminazione omofoba nelle scuole da parte dei docenti. Io stesso ho lasciato correre, ho ignorato. E ora sono felice che, insieme a me, abbiano smesso di farlo migliaia e milioni di studenti italiani. Che l’omofobia non sia più un qualcosa di tollerato come libertà di opinione, ma che sia classificata come quella che è: pura discriminazione, verbale e, purtroppo, qualche volta anche fisica.

Ciò che è accaduto al ragazzino di Perugia è drammatico ed è angosciante, se verrà confermato ufficialmente, ma i provvedimenti in altri episodi recenti rasentano la follia del “non vedo non sento”, una politica che sempre è stata applicata nei confronti di chi ancora non è totalmente tutelato dalla legge, di chi ancora deve spiegare chi è perché la gente attorno crede sia una specie di unicorno rosa. Arcigay e Rete Studenti Medi, insieme a UAAR, hanno scritto una lettera al ministro Stefania Giannini, richiedendo opportune strategie che portino all’interno delle scuole piani ed attività che promuovano l’integrazione sociale e il contrasto alle discriminazioni omofobe e di qualsiasi tipo. Oltre ad appoggiare queste dichiarazioni, io voglio rivolgermi agli studenti.

Reagite.

Non dovete essere gay per difendere un vostro compagno dagli attacchi del professore omofobo, non dovete essere neri o stranieri per difendere un vostro compagno dalla discriminazione nei suoi confronti. Dovete solo essere umani, guardando negli occhi il docente che tutto è tranne un educatore – nel momento in cui esprime giudizi di questo genere – e controbattere. Perché, in fondo, sapete chi è dalla parte della ragione. O meglio, chi è dalla parte della lotta per amare e non per odiare. Sapete che il momento di agire a volte spetta, volente o nolente, anche a voi.

Le associazioni possono fare molto, spesso io richiedo il loro aiuto, spesso mi avvalgo del loro supporto. Da due anni faccio attivismo lgbt+ per quello che posso fare, ma da due anni mi schiero anche personalmente al contrasto delle discriminazioni nei luoghi in cui mi trovo. Segnalare serve, ma anche agire sul momento è utile. Dovete solo essere un po’ empatici, e non lasciare un vostro compagno a lottare da solo contro un professore favorevole alla discriminazione.

Hanno bisogno di voi. Nessuno di noi è in grado di sostenere addosso a sé il peso dell’odio, il peso della discriminazione. Bisogna già avere sulla schiena uno Stato che non ci tutela, nel caso delle persone omosessuali, e una società che tutto fa tranne includere, negli altri casi. Questa, che si sta svolgendo in questi giorni, non è una campagna mediatica a favore della “teoria del gender”, che, per informazione, non esiste. Infatti la citano solo gli omofobi.

Questo fenomeno, quello dell’evitare il nascondiglio, è quello che sta dimostrando che gli studenti sono finalmente più coscienti della realtà di molti professori che dovrebbero formarli. Si stanno dimostrando più consapevoli di se stessi e più aperti alla progressione dei diritti, all’inclusione di tutti a prescindere dalla loro provenienza o dal loro orientamento sessuale. Quello a cui stiamo assistendo è un gesto di coraggio, non di paura e non di propaganda, ma semplicemente di ribellione a quelli che sono gli schemi che finora ci hanno racchiusi in una società priva di cambiamenti a livello sociale, che ci ha resi una società che sta diventando quella più retrograda nell’Europa, che abbiamo contribuito a fondare, che ci ha resi una società di persone fisse su regole antiche. Una società che ora sta cambiando, sta fluttuando all’interno di diversi modelli, in cui pare che i giovani stiano finalmente prendendo parte. E che ne stiano prendendo parte bene, stando dalla parte di chi le cose le vuole cambiare davvero. Di chi vuole che un giorno non esista più il bisogno di giustificare chi si è, ma semplicemente di vivere secondo le proprie condizioni e i propri principi.

E no, non tutte le idee vanno rispettate. Le idee discriminatorie non meritano rispetto. Servono a fomentare odio, a creare guerre fra popoli, a creare astio ed esclusione nei contesti sociali. Le opinioni sulle persone spesso sono solamente liberi sputi alla dignità individuale, al benessere dell’individuo e alle capacità del singolo. La libertà di opinione ha un vincolo: l’essere rispettosa di tutti. E il rispetto non è “esisti, va bene, ma…”, poiché non consente avversative. Non esiste alcun

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“Ma” alla discriminazione, non esiste alcun parere che vieti dei diritti che sia considerabile “rispettoso delle persone”, poiché di fatto vuole togliere a queste persone un qualcosa che altri invece hanno.

Quello che invece colpisce di più in negativo sono gli interventi dei Dirigenti Scolastici. Sembra quasi come se fossero tutti unidirezionali e fissi sulla realtà legislativa, senza prendere spunto dalle persone, dagli studenti, che si trovano davanti a contestare. “Se non esiste una legge contro l’omofobia, l’omofobia non esiste”. Mi viene da credere che sia questo il principio applicato, secondo cui la scuola non può schierarsi. Non può prendere parte. E questo è negativo, poiché il cambiamento deve partire da dove le persone formano il proprio IO e dove comprendono chi sono, cosa ci fanno nel Mondo e come vogliono restarci. E invece li si colpevolizza; gli si dà una colpa.

Di aver fatto troppo casino, di non aver parlato solo con loro.

Quello che io, personalmente, chiederei al Dirigente Scolastico della scuola di Perugia, in caso l’episodio venisse confermato, sarebbe di licenziare seduta stante quel docente poiché non conforme alle linee educative che un insegnante dovrebbe tenere nei confronti di un allievo. E così come per lui, i provvedimenti devono essere mirati in base alla funzione che attribuiamo al professore, di qualsiasi materia esso sia. E’ un formatore, un pensatore. E’ colui che dà a noi delle informazioni, che ci fa creare un pensiero critico e innovativo nei confronti nostri e degli altri. Non può essere omofobo, perché ci indurrebbe pensieri che danneggiano le altre persone. Non può diffondere disinformazione, perché non è uno degli obiettivi di una persona che insegna ad altre.

La discriminazione, di qualsiasi tipo esso sia, non è libertà d’opinione. Niente che danneggi le altre persone deve rimanere impunito, come potrebbe avvenire. Servono delle prese di posizione da parte dei Dirigenti e serve il continuo impatto da parte dei ragazzi su questa società di cambiamenti sempre più propensi al favorevole verso le comunità che ancora oggi hanno meno diritti di altre (come ad esempio la comunità lgbt+, di cui diritti vengono molto discussi ultimamente).

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