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In Gran Bretagna è stata finalmente abrogata la famigerata Section 28, che vietava di "promuovere" l'omosessualità, soprattutto nelle scuole. La storia di una vittoria importante.

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LONDRA – Era una tipica sera di novembre: freddo, buio, pioggia e tutti a casa di corsa dopo il lavoro. Alle 6 di sera la maggior parte degli inglesi è già sistemata comodamente nella “living room”, pronta a godersi la cena con l’immancabile the davanti al televisore: si guardano distrattamente i telegiornali di prima serata mentre si aspetta l’inizio della soap-opera preferita. Quella sera del novembre 1988 il dramma e l’azione non sono però stati offerti dalla soap, ma dal telegiornale delle 6 della BBC. Mentre Sue Lawley leggeva le notizie era impossibile non captare i rumori di sottofondo che si facevano sempre piú vicini e roboanti fino che ad un certo momento la lettura delle notizie è stata interrotta. Sue ha alzato lo sguardo verso la telecamera e ha dichiarato con tipica flemma inglese: “Mi sembra di capire che ci abbiano invaso lo studio.”

Il telegiornale è stato tagliato ed è ripreso solo dopo pochi minuti.

Un gruppo di gay e lesbiche era riuscito a superare i vari punti di controllo e infiltrarsi nello studio per protestare contro la Section 28 che sarebbe diventata legge il giorno successivo. Nonostante il gruppetto di coraggiosi paladini non fosse stato mostrato dalle telecamere, la loro azione aveva creato un tale disturbo da attirare l’attenzione dei quotidiani e telegiornali del giorno successivo.

L’odiata Section 28 era diventata legge e una nuova fase di storia politica e del movimento gay inglese si stava aprendo. Concepita dal governo di Margaret Thatcher e diventata legge nel 1988, la Section 28 è adesso soltanto un brutto ricordo. Giovedí scorso la regina Elisabetta ha finalmente apposto la sua firma e il sigillo di ceralacca sull’emendamento che la abolisce ufficialmente dal 18 Novembre. Esattamente 15 anni dopo l’invasione della BBC.

La Section 28 proibiva a qualsiasi autorità statale, principalmente le scuole, di “promuovere” l’omosessualita’. In pratica, tutti gli enti pubblici, biblioteche, scuole etc non potevano pubblicare materiale e organizzare attività che trattassero argomenti a carattere omosessuale. Agli insegnanti era legalmente vietato discutere e affrontare tematiche omosessuali con gli studenti, pena pesanti sanzioni e in casi limite l’espulsione.

L’effetto è stato quello di bloccare sul nascere iniziative che avrebbero recato beneficio soprattutto ai giovani e agli adolescenti. Nel 1998, ad esempio, il consiglio comunale di Birmingham ha annullato la pubblicazione di un opuscolo diretto agli adolescenti dove si trattavano tematiche riguardanti l’alcolismo, razzismo, pregiudizi, fumo e sessualità. Il consiglio comunale di Manchester, a sua volta, ha interrotto i finanziamenti a un gruppo che forniva supporto, informazioni e servizi psicologici ad adolescenti omosessuali proprio per non incappare nelle sanzioni previste dalla Section 28.

Nessuno è mai stato perseguito per aver infranto questa legge. Nonostante questo però, fin dalla nascita, è subito diventata il simbolo dell’ignoranza, pregiudizio e discriminazione nei confronti di gay e lesbiche. E’ stata proprio questa normativa che ha coagulato le forze dei vari movimenti gay – fino ad allora un po’ frammentati e poco efficaci – in gruppi di lobby forti, determinati e aggressivi.

Stonewall e Outrage! nascono soprattutto come reazione alla politica conservatrice di Maggie. Outrage! è il gruppo che fin dall’inizio fa parlare piú di sé in quanto artefice di proteste spettacolari ed efficaci. Nel 1992 alcuni attivisti invadono e occupano l’ambasciata vaticana e la cattedrale di Westminster in segno di protesta contro le politiche anti gay del Papa. Ma forse la campagna piú sfacciata è stata quella del 1994 quando Outrage! sbandiera l’omosessualità (chiaramente tenuta nascosta) di 10 funzionari ecclesiastici della chiesa anglicana. Questa azione crea un tale subbuglio da convincere l’autorità ecclesiastica a rilasciare un comunicato ufficiale condannando qualsiasi tipo di discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

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