Libero lo studente tunisino condannato a un anno di carcere perché gay

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Ora lo attende il processo di appello. L'incredibile vicenda raccontata dalla sua avvocata

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Marwen alla fine è libero. Ce l’ha fatta. Per ora. Il ventitreenne studente universitario di una facoltà di commercio di Hammam, in Tunisia, arrestato nel settembre scorso e condannato ad un anno perché omosessuale, è fuori dal carcere da giovedì: ce lo ha comunicato con un meritatissimo orgoglio la sua avvocata di Sousse, Fadoua Braham, che avevamo intervistato ad ottobre.

La storia ve l’avevamo già raccontata. Arrestato il 6 settembre nella regione di Hammam-Sousse, il giovane (che, come altri quotidiani progressisti tunisini, abbiamo chiamato Marwen per proteggere la sua privacy) era stato interrogato in relazione ad un caso di omicidio, essendo stato trovato il suo numero sul telefono della vittima. Durante l’interrogatorio, Marwen aveva negato ogni coinvolgimento nella morte, ma aveva ammesso di aver avuto, in passato, rapporti sessuali con quella persona. A quel punto il ragazzo era stato, contro la sua volontà, sottoposto ad un esame anale e quindi condannato poco dopo dal giudice di Sousse a un anno di carcere per omosessualità.

La vicenda aveva provocato non pochi dibattiti in Tunisia sull’articolo del codice penale che è lo stesso dal 1913 e penalizza ancora l’omosessualità, in aperto contrasto con la nuova Costituzione del 2014. Ma purtroppo, come ci aveva raccontato la stessa avvocata del ragazzo, non era stata ancora applicata quella norma della Costituzione che prevede l’istituzione di una Corte Costituzionale e quindi la legge è destinata a rimanere tale, almeno finchè non venga cambiata dal Parlamento o abrogata dalla Corte. Della vicenda, tramite la nostra inchiesta, si era anche interessato il senatore Sergio Lo Giudice, che aveva presentato una interrogazione parlamentare sollecitando il Ministero degli Esteri a compiere passi diplomatici ufficiali nei confronti della Tunisia.

Giovedì scorso quindi Marwen è stato finalmente rilasciato per decisione del Giudice della Corte di Appello che lo ha liberato sotto una cauzione di 500 dinari tunisini (circa 230 euro) interamente pagati dalla sua avvocata. Ora lo attende il processo di appello, che inizierà il 10 dicembre.

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