LILA: sieropositivi discriminati dalla sanità

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La denuncia e' di Massimo Oldrini, presidente della Lega italiana per la lotta all'Aids (Lila), intervenuto oggi a Milano a un incontro.

MILANO – Sieropositivi discriminati nei rapporti affettivi. E sul lavoro, dove ”alcune grandi aziende, prima di assumere, obbligano i candidati a fare il test anti-Hiv”. Discriminati, infine, persino dai servizi sanitari, ”che li curano per ultimi, anche se hanno bisogno solo di un gesso a una gamba o di altre terapie che non comportano perdita di liquidi a rischio”. La denuncia e’ di Massimo Oldrini, presidente della Lega italiana per la lotta all’Aids (Lila), intervenuto oggi a Milano a un incontro organizzato in occasione della Giornata mondiale contro il virus Hiv, in programma il primo dicembre.

”Nei centralini di tutte le associazioni, enti di ogni credo e colore – ha riferito infatti il leader della Lila – e’ sempre piu’ alto il numero di chi segnala discriminazioni di vario tipo”. Anche sanitarie, ha ripetuto Oldrini, ”specie per quanto riguarda le prestazioni dentistiche”.

Le parole chiave della lotta all’epidemia sono tre, ha dunque elencato il presidente della Lila: ”Attenzione (ai tagli di risorse, ai 60enni che si ritrovano sieropositivi senza sapere come, al 40% dei casi in cui i farmaci danno gravi effetti collaterali e al 40% in cui vengono abbandonati); diritti (contro lo stigma e a favore della privacy, costantemente violata), e impegno”. Delle istituzioni, ”perche’ siamo stanchi di essere costretti a difendere cio’ che abbiamo conquistato”, e delle associazioni.

La Lila, in particolare, ”si battera’ sempre piu’ sul territorio, a scuola, per strada, nei centralini e sui giornali – ha concluso Oldrini – e per impedire che passi la proposta fatta alla Conferenza Stato-Regione. Cioe’ che i sieropositivi contribuiscono alla spesa sanitaria, nonostante un assegno di invalidita’ civile da fame (213 euro al mese) e il costo elevato (anche 2 milioni di lire al mese) delle terapie combinate”.

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