Litigious Love: come litigano (e come fanno pace) le coppie gay?

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Nasce un progetto europeo sulla Mediazione Familiare per le coppie dello stesso sesso

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Litigious Love è il suggestivo nome di un progetto europeo che approfondisce il tema della mediazione familiare nel contesto delle coppie formate da persone dello stesso sesso.

Lo studio è reso possibile da un finanziamento europeo ottenuto da Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford , un’associazione nata per rispondere al bisogno di informazione e diffusione della cultura e del rispetto dei diritti delle persone LGBTI nel nostro Paese e che offre tutela giudiziaria, attività di ricerca e formazione su questi temi. “Litigious love” raccoglierà informazioni sulla natura dei conflitti tra partner same-sex e sull’utilizzo della mediazione familiare, così da porsi come strumento di supporto e ausilio per mediatori, avvocati e giudici cui le coppie si possono rivolgere. La ricerca è incentrata sul contesto europeo e analizza in particolare Inghilterra, Italia, Croazia, Ungheria, Bulgaria e Spagna, partendo dalla constatazione che, ad oggi, non ci sono veri e propri studi comparati in tema di mediazione dei conflitti all’interno di coppie dello stesso sesso. Oltre ad Avvocatura, sono partner del progetto l’Università di Bergamo, Hatter Society (Ungheria), Zagreb Pride (Croazia), il Network bulgaro per l’educazione ai diritti umani e la Scuola superiore.

Ne parliamo con l’avvocata Marica Moscati, coordinatrice del progetto al quale, per l’Italia, partecipa un team di ricercatori composto dall’avvocata Maria Grazia Sangalli (Avvocatura per i diritti LGBTI), Anna Lorenzetti e Giacomo Viggiani (Università di Bergamo).

Si è appena concluso il primo dei training previsti, svoltosi a Bergamo dal 25 al 27 settembre 2014. Cosa può dirci?

Grande l’attenzione suscitata dal convegno, rivolto a mediatori e operatori giuridici (avvocati, ma anche giudici e studiosi), nonché alle associazioni LGBTI. Mi sembra di poter dire che, tra gli altri meriti, la tre giorni di training ha ottenuto lo straordinario risultato di avviare una rete di attori che mai, prima d’ora, si erano trovati attorno allo stesso tavolo e che certamente non potranno che trarre giovamento dal reciproco supporto e confronto. Il training è stato l’occasione per analizzare il diverso contesto giuridico europeo sul tema del riconoscimento giuridico delle coppie same-sex, per poi proporre un inquadramento delle modalità di risoluzione dei conflitti alternativi al giudizio. Il focus è stato poi incentrato sulla mediazione familiare, con un’analisi dei casi pratici che ha suscitato un dibattito molto partecipato e consapevole. L’ultima giornata ha visto la presentazione dei contesti nazionali dei paesi partecipanti e una tavola rotonda che ha lanciato spunti interessanti e certamente da approfondire.

Vi sono, e sono vistose, le differenze nei conflitti tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali?

Certamente vi è una differenza fondamentale da ricondurre alla presenza o meno di un riconoscimento giuridico dell’unione same-sex in molti paesi. Proprio dall’assenza di riconoscimento giuridico, hanno preso il via, negli anni settanta, le prime esperienze di mediazione familiare. Mi riferisco, in particolare, a paesi come gli Stati Uniti e l’Australia in cui, in assenza di un riconoscimento giuridico, le coppie utilizzavano la mediazione in quanto unico strumento a disposizione per risolvere le conflittualità interne. Attualmente, in alcuni degli ordinamenti che hanno riconosciuto le unioni same-sex (nella forma del matrimonio o delle unioni registrate), la mediazione è stata introdotta come forma di soluzione delle controversie familiari sia per le coppie omosessuali, sia per quelle eterosessuali (così è il caso dell’Inghilterra).

E rispetto al contesto italiano, come si colloca la mediazione familiare per le coppie same-sex, che prospettive ha e con quali possibili risultati?

Pensando all’Italia, in cui giuridicamente stenta a trovare un riconoscimento l’unione same-sex, la mediazione potrebbe porsi come unico strumento di tutela della coppia sia nel caso di crisi, sia in fase di nascita della coppia e della famiglia, ad esempio, per disciplinare il caso di future possibili dispute. È chiaro che non può pensarsi che la mediazione sia la soluzione ad ogni problema, sebbene vi siano degli aspetti positivi, come la protezione della privacy e la possibilità per le parti di controllare e decidere se e come regolare un futuro e potenziale conflitto. Ad oggi, le ricerche sul tema sono ristrette e settoriali e rispetto all’Italia, manca del tutto un’analisi che prenda atto della situazione e delle questioni problematiche. Proprio in questa logica si pone il progetto Litigious Love che vuole raccogliere dati empirici sulle dispute e relative soluzioni nell’ambito di coppie formate da persone dello stesso sesso. A questo proposito, approfitto anche per segnalare che siamo alla ricerca di coppie same-sex da intervistare per conoscere se e in che modo risolvano le dispute al loro interno, ma anche di mediatori e avvocati che abbiano seguito simili casi. Qualora vi fossero interessati, il mio indirizzo è mfmoscati@retelenford.it.

A suo avviso, gli operatori sono preparati a quelle che ancora vengono definite le “nuove famiglie” e ai loro problemi?

Bisogna ammettere che è impossibile fare un discorso generale, perché ogni stato e ogni ordinamento ha proprie specificità. In Italia, l’argomento è pressoché sconosciuto, anche se, come il successo del convegno ha mostrato, grande è l’interesse che suscita. A novembre, verrà pubblicano un manuale operativo in lingua inglese (che sarà gratuitamente scaricabile dal sito web del progetto) in grado di offrire un supporto pratico agli operatori giuridici e mediatori che si trovino a confronto con questo tema. Ma per ogni ulteriore informazione, rinvio all’indirizzo web: litigiouslove.eu che viene costantemente aggiornato. Peraltro, con sorpresa ho riscontrato che le stesse coppie omosessuali non conoscono la possibilità di accedere a queste forme alternative al giudizio e dunque, l’informazione e la formazione, mi sembrano davvero il primo e fondamentale step per un accesso consapevole a questi strumenti.

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