LO SAPEVATE CHE PINOCCHIO ERA…?

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…era Queer! E per questo è diventato il simbolo del Toscana Pride 2004, col nome di Piccù. Ce lo racconta la sua "creatrice", Laura Ciulli. Che svela: sarà...

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FIRENZE – Più che un logo è una mascotte. Irriverente, colorato, un po’ birbante, ma certamente simpatico, a rappresentare il GLBT Pride Nazionale del 2004, che si svolge in Toscana con manifestazione finale a Grosseto il 19 giugno, c’è lui… o lei? E’ Piccù, nomignolo derivato dalla contrazione di “Pinocchio Queer“. Il personaggio è nato dalla matita di Laura Ciulli, giovane grafica fiorentina, che dopo essere stata grafica creativa e successivamente art director in diverse agenzie pubblicitarie, ha deciso di dedicarsi a una delle sue vere passioni, l’illustrazione. Laura opera soprattutto nel campo dell’editoria per ragazzi, collaborando con alcune case editrici, ma si esprime anche tramite la fotografia, la grafica e soprattutto l’animazione, mescolando il più possibile le tecniche.
Laura, raccontaci la genesi di Piccù.

L’idea è nata pensando a una proposta per il logo del Pride 2004 che si svolge in Toscana. Cercavo un elemento che avesse una relazione, un legame anche tradizionale con la regione, ma non era facile. Avrebbe avuto sulle spalle il compito di rappresentare realtà molto diverse tra loro, quella dei gay, delle lesbiche, dei trans e dei queer. Volevo qualcosa di vivo, che esprimesse gioia e orgoglio. E poi doveva essere ironico. Questo è un elemento a cui non rinuncio mai quando lavoro alla creazione di un personaggio. Stavolta più che ironico… direi anche irriverente!
E allor a hai pensato: “perché non riappropriarsi di Pinocchio?”
Già. Così è nato Piccù, Pinocchio Queer! Per capire Piccù bisogna munirsi di una buona dose di ironia. E cercare di andare oltre gli stereotipi che spesso ci impediscono di vedere significati nuovi dietro cose vecchie. Io l’ho accolto e proposto al mondo GLTQ come una sfida. Piccù ha incontrato moltissime difficoltà (e ancora ne sta incontrando) ad essere compreso soprattutto dalle donne lesbiche, e in molti casi non lo è stato, anzi: è stato molto criticato. Certo immagino che per i maschi sia più facile accettarlo, a loro è richiesto uno sforzo minore perché il Pinocchio originale è tradizionalmente interpretato nella cultura popolare come maschio. Ma io ho voluto in realtà sottolineare ed esaltare la sua potenziale non-definitezza sessuale.
Vuoi dirmi che Pinocchio in realtà… era queer??!!

Pinocchio è un burattino, né maschio, né femmina. Anzi, nemmeno umano! Forse cyborg? Potenzialmente può essere tutto e in questo sta la sua forza, il suo essere queer, nuovo in modo dirompente e rivoluzionario.
Beh, però ha un naso che è – diciamo – vagamente allusivo…
Ancora un po’ di ironia, please! Piccù usa il suo naso come un giocattolo, come una lesbica userebbe un dildo. Il naso che cresce dice che mi stai mentendo… ma può anche significare che sei taaaanto contento di vedermi!!! Eh, sì, care lesbiche… è proprio un simbolo fallico! Non ditemi che la cosa vi spaventa così tanto, su! Piccù sfrutta anche il suo naso per saltare da un’identità all’altra; ci mostra che la sessualità può andare oltre i presunti confini naturali del nostro corpo ed estendersi al… naso, un naso né naturale né artificiale.
Sappiamo però che Piccù si è anche lanciato nel mondo del cinema d’animazione, come protagonista di un video che sarà presentato al concorso VideoQueer del Florence Queer Festival…

Sì, il video si chiama “Never ever kissed a woman before“, ed è una breve animazione realizzata in digitale. Si tratta della rivisitazione in chiave queer del personaggio di Pinocchio. Il video gioca sul continuo passaggio tra diverse identità di genere, decostruendo l’associazione tra “umanità” e identità di genere definita, stabile. Un ruolo fondamentale ha la canzone, che arricchisce ironicamente il repertorio di interpretazioni possibili. La canzone “Lola” è stata scritta da Ray Davies e interpretata dal gruppo di cui lui faceva parte, i Kinks. Era più o meno il 1970. Parla dell’incontro e successivo colpo di fulmine tra un ragazzo e un travestito, Lola, appunto (nel video la fata dai capelli turchini!). Per accompagnare il video ho scelto però una particolare cover del brano, quella delle Raincoats, un gruppo femminista composto esclusivamente da donne che faceva parte della seconda ondata punk inglese (fine anni ’70 – primi ’80). Il contrasto fra il testo della canzone (che trovate in fondo a questo articolo) e l’interpretazione femminile accentua ancora di più il carattere queer del video!
Potete discutere di Piccù e del Toscana Pride, nel forum Pride 2004, cliccando qui
^SLYRIC FOR “LOLA”^s
I met her in a club down in North Soho
where you drink champagne and it tastes just like Coca (cherry) Cola
C-O-L-A Cola.
She walked up to me and she asked me to dance.
I asked her her name and in a dark brown voice she said, “Lola”
L-O-L-A
Well, I’m not the world’s most physical guy,
but when she squeesed me tight she nearly broke my spine
Oh my Lola, lo lo lo Lola, lo lo lo Lola
Well, I’m not dumb but I can’t understand
why she walks like a woman and talks like a man
Oh my Lola, lo lo lo Lola, lo lo lo Lola
Well, we drank champagne and danced all night,
under electric candlelight,
she picked me up and sat me on her knee,
She said, “Little boy won’t you come home with me?”
Well, I’m not the world’s most passionate guy,
but when I looked in her eyes,
I almost fell for my Lola,
Lo lo lo Lola, lo lo lo Lola
I pushed her away. I walked to the door.
I fell to the floor. I got down on my knees.
I looked at her, and she at me.
Well that’s the way that I want it to stay.
I always want it to be that way for my Lola.
Lo lo lo Lola.
Girls will be boys, and boys will be girls.
It’s a mixed up, muddled up, shook up world,
except for Lola. Lo lo lo Lola. Lo lo lo Lola.
Well I left home just a week before,
and I never ever kissed a woman before,
Lola smiled and took me by the hand,
she said, “Little boy, gonna make you a man.”
Well I’m not the world’s most masculine man,
but I know what I am and that I’m a man,
so is Lola.
Lo lo lo Lola. Lo lo lo Lola.

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