Lo specchio del massimalismo

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Il disegno di legge presentato da Paola Concia è un buon risultato. E chi oggi vorrebbe altro o di più rispetto a quanto ottenuto dalla deputata del Pd,...

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Ci sono momenti in cui occorre guardare ai risultati concreti, e non a quello che si sarebbe potuto e dovuto fare, a quello che sarebbe meglio, giusto, opportuno ed urgente fare.

Il momento per noi persone lgbt in Italia non è semplice. I casi di omofobia sono sotto gli occhi di tutti e sono lì a dirci, a parte una o due leggerezze della stampa e pure di qualche associazione gay, che occorreva intervenire urgentemente per contrastare il fenomeno.

Il momento non è semplice anche perché la maggioranza in Parlamento non ce l’ha una destra liberale ed attenta ai diritti civili come, ad esempio, quella tedesca, francese o inglese, ma ce l’hanno forze che in tema di tutela delle diversità hanno tutto da imparare dai loro partner europei e i cui esponenti, anzi, si sono macchiati di affermazioni al limite della denuncia penale in tema di dignità delle persone lgbt e ben poco condivisibili sul tema del riconoscimento dei loro diritti. Da ultimo il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che pur facendo notevoli aperture, ha ribadito che per lui di riconoscimento delle nostre coppie non se ne parla neppure, neppure all’acqua di rose.

Certo, per contrastare l’omofobia in Italia servirebbero molte cose. Servirebbe una legge dura che punisca severamente i reati d’odio – ma anche, ad esempio, quello compiuto contro quella donna di colore che due giorni fa a Roma è stata picchiata sull’autobus solo perché a due ragazze aveva chiesto di non fumare sul mezzo pubblico -, servirebbero campagne di comunicazione, interventi nelle scuole, leggi efficaci contro le discriminazioni sui luoghi di lavoro, finanziamenti alle attività culturali lgbt e via dicendo.

Però, il risultato che Paola Concia è riuscita a portare a casa oggi non è di poco conto, anzi.

Oggi la Commissione Giustizia della Camera ha infatti approvato, coi voti favorevoli di PD, PDL e Lega e il voto contrario, per opposte ragioni, di IDV ed UDC, il progetto di legge di Paola Concia che punisce i reati commessi per finalità di discriminazione o di odio fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. La legge, così approvata, andrà in aula il 12 ottobre per il voto definitivo e per un successivo passaggio al Senato.

A me pare una piccola rivoluzione epocale.

Vediamola questa semplice legge. Nell’elenco delle aggravanti previste dall’articolo 61 del codice penale, viene inserita la voce che considera anche “l’avere, nei delitti colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all’orientamento e alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”.

Certo, sarebbe stato meglio avere di più. Il progetto originale di Paola Concia o ancora di più  l’estensione della Legge Mancino, ad esempio, ci avrebbero dato più tutele, così come interventi governativi concreti (che peraltro neppure il centro sinistra non ci ha dato). Ma siamo sicuri che questo sia il momento propizio per chiedere quella che oggi appare essere la Luna? E siamo sicuri che questa legge non è comunque molto importante dal punto di vista culturale, perchè – peraltro in materia bipartisan – manda un segnale chiaro e inequivocabile al paese, agli omofobi, a quanti vorrebbero ricacciarci nelle catacombe?

L’Italia dei Valori ha votato contro sostenendo che con le attenuanti applicabili a molti casi di omofobia, le aggravanti avranno un effetto piccolo se non nullo. Mi si dice che, nel caso del pestaggio tremendo del ragazzo di Firenze, i colpevoli continueranno a non farsi neppure un giorno di carcere, essendo incensurati. Può anche essere vero, ma siamo sicuri che ce la dobbiamo proprio prendere con questa legge e non con un sistema di attenuanti che in questo Paese troppo garantista, tra incensurati e buone condotte, non fa andare in carcere troppe persone che invece si meriterebbero di esservi cacciate dentro per un po’? Semmai, quindi, apriamo una battaglia per ridurre le aggravanti, troppe e troppo estese, ma lasciamo stare ed approviamo questo primo, importante passo.

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Arcigay Nazionale – lo so, alla fine divento ripetitivo, ma la mia polemica contro la “mia” associazione non si esaurirà finché saranno prese posizioni massimaliste e ideologiche – cautamente ringrazia Paola Concia “per aver tentato tutte le strade percorribili affinché il Parlamento affrontasse il tema dell’omofobia” – tentato e non seguito, per l’appunto, come se il suo lavoro fosse stato vano -, poi si prende il merito del risultato “parziale” ottenuto (“si deve anche all’azione condotta da tutto il movimento lgbt italiano”) e infine assicura che nei prossimi giorni valuterà la legge coi propri giuristi. Ma in quale paese vive Arcigay? Possibile che tra lauti rimborsi spese al Presidente e Paris Hilton invitate a Milano non abbia due lire per pagarsi un lobbista con competenze giuridiche che al volo, e non tra qualche giorno, dia un giudizio sul testo di legge approvato? No: la legge Mancino pare che sia l’unica risposta, perché sembra non interessare l’obiettivo, ma solo il principio. E coi principi solo ribaditi e non attuati, il ragazzo di Firenze, vi assicuro, viene protetto ancora meno che con il testo approvato oggi.

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