Londra: “Il comitato olimpico si impegni contro l’omofobia”

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A rivolgere l'appello al Coi, in occasione dei giochi di Londra, sono le associazioni sportive lgbt internazionali: "La Carta Olimpica vieta le discriminazioni, ma il Comitato non ha...

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Dall’inizio delle Olimpiadi, le associazioni lgbt inglesi rivolgono inviti al Comitato Olimpico Internazionale perché prenda posizione contro l’omofobia nello sport. L’ultimo richiamo rivolto da Peter Tatchell, presidente dell’associazione Stonewall, riguarda un evento sportivo interamente lgbt previso per sabato prossimo.

L’evento si terrà nella Pride House e gli organizzatori sperano che tutti gli atleti lgbt e coloro a cui sta a cuore la lotta all’omofobia nello sport parteciperanno. Ed è proprio sulla partecipazione all’evento che il Coi è chiamato ad esprimersi.

Marc Naimark, vicepresidente degli affari esterni della Federation of Gay Games, spera che l’incontro di sabato incoraggi il Coi a mostrare la propria influenza. "Nel 2010 – ha dichiatato Naimark  – la Federation of Gay Games ha lanciato una campagna per chiedere al Coi di rispettare i principi della Carta Olimpica e rifiutare ogni forma di discriminazione, ma da allora poco è cambiato".

"La Carta Olimpica – ha aggiunto Tatchell – vieta ogni forma di discriminazione nello sport. Questo include la condanna delle discriminazioni omofobe e transfobiche, ma finora il Coi non ha fatto alcuna azione concreta per fermare questo genere di discriminazione".

"In più di 150 paesi – ha proseguito l’attivista – gli atleti lgbt devoo nascondere la loro sessualità per poter essere selezionati e far parte della squadra olimpica. In caso contrario non solo rischiano di non essere scelti, ma anche la discriminazione sul lavoro, le persecuzioni da parte della polizia e in alcuni casi anche la prigione".

Paul Brummitt, segretario della  Gay & Lesbian International Sport Federation ha aggiunto: “Ad ognuna delle nostre conferenze degli OutGames sui diritti umani, torniamo sullo stesso problema: la situazione dell’omofobia in molti stati e in particolare nello sport, priva moltissime donne e moltissimi uomini della partecipazione allo sport".

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