LOTTA ALL’AIDS: CI RIPROVIAMO?

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Il presidente dell'associazione milanese di sieropositivi ASA risponde alle riflessioni svolte da Giovanni Dall'Orto sull'"immobilismo" contro l'Aids.

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Scrivo queste righe riferendomi a Giovanni Dall’Orto, che lancia un messaggio forte sul fatto che nessuno fa più prevenzione dall’interno delle associazioni gay. L’ASA nasce, in effetti, come gruppo di gay che cominciano a fare informazione rispondendo a chiunque sul problema dell’Hiv (metà anni ’80), raggiungendo in seguito una popolazione più varia, con una grossa partecipazione di persone eterosessuali, accomunata comunque dalla solidarietà con le persone con Hiv. La base della nostra attività non è la solidarietà con persone omosessuali, ma con persone sieropositive di qualunque orientamento sessuale (la maggior parte dei volontari è comunque gay). Solidarietà per noi non significa solo prevenzione: gruppi di auto-aiuto, interventi in carcere e nelle scuole, counseling telefonico, di persona e consulenze psicologiche possono essere alcuni esempi. La tanto sottovalutata attività dei banchetti di informazione prosegue in bar, discoteche e durante eventi. Certamente non ha spesso un grande impatto, ma per noi conta anche un solo contatto: riuscire a far filtrare il messaggio della prevenzione anche verso una sola persona è importante. I preservativi dati a tutti rappresentano comunque un gesto ben chiaro, non è necessario dir nulla, il messaggio è evidente. Bisogna anche considerare il fatto che in ASA ci sono soprattutto dei volontari (peraltro non tantissimi), che spesso non riescono a coprire tutte le necessità.
Su EssePiù ci sono regolarmente box che invitano all’uso del profilattico e danno informazioni sull’enorme diffusione della sifilide. L’invito alle vaccinazioni anti-epatite viene rivolto principalmente alla popolazione gay.
Nel corso di quest’anno, però, contiamo di partire con una campagna di volantini e locandine da distribuire nei locali gay della città su prevenzione anti-malattie veneree, vaccinazioni, sifilide e rapporto venefico tra droghe e abbassamento della guardia sul safesex. E’ uno sforzo che costa in termini di lavoro e in termini di denaro, ma è giusto che venga fatto, soprattutto sulla popolazione omosessuale che si sta dimostrando, in questo momento, quella meno attenta (lo dimostrano i nuovi casi di Hiv e la crescita delle segnalazioni di malattie veneree ed epatiti). Sono passati i bei tempi in cui la prima diga contro l’Hiv veniva alzata in Castro o in Christopher Street…
E se ci riprovassimo?
Massimo Cernuschi – presidente ASA Milano

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