LUXURIA: CARI GAY, NON MI GHETTIZZATE!

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L'Art Director del Muccassassina Vladimir Luxuria si confessa in una intervista a Gay.it: e lancia le sue accuse contro il "maschilismo gay" imperante all'interno della comunità.

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"Cari gay, da quando vi siete sdoganati, mi state ghettizzando!" Così, più o meno, recitava il titolo di un intervista a Vladimir Luxuria (icona del Muccassassina e del mondo transgender) apparsa qualche giorno fa su "Sette", settimanale del Corriere della Sera.

Gay.it, ha intervistato Vladimir per ottenere ulteriori informazioni.

Cosa intendevi con gay "sdoganati"?

Il movimento gay sta passando attraverso lo stesso filtro da cui è passato il movimento delle Black Panters americane negli anni ’70. I neri che avevano raggiunto posizioni di prestigio e visibilità, cominciarono ad emarginare i loro fratelli dei ghetti. La solita dicotomia ricco – povero. O le femministe che per anni hanno accantonato i segni della femminilità. Così i gay che si sono guadagnati rispetto e consenso, anche politico, ghettizzano le trans, perché considerate eccessive od impresentabili.

Una sorta di perbenismo?

Più che altro una sorta di maschilismo gay. Si deve essere maschi, se non iper maschi. Allora vai con i nazi – gay, o il movimento leather, che è molto forte nel nord Italia. Per carità, se uno si sente tanto uomo va benissimo, anche se alcune di queste tendenze mi inquietano un poco. Ma non mi sembra giusto disprezzare un atteggiamento più femminile o, addirittura effeminato.

Tu hai mai sofferto questa discriminazione?

Sai come ho cominciato al Mucca? Per disperazione. Dieci anni fa andavo in due discoteche romane apertamente gay, l’Alibi e l’Angelo Azzurro. E non mi facevano entrare perché ero vestito da donna. "E dove vado se voglio ballare?" – mi dicevo. Mettevo su due dischi in casa e mi trovavo con dieci amici. Poi mi hanno messo alla porta del Mucca e da lì sono diventato direttore artistico.

E politicamente?

Esiste ancora chi non si sente ben rappresentato da una trans. Lo trovo limitativo. In fondo la grande portavoce dei valori omosessuali è stata una donna etero. Claudia Roth, con la Risoluzione di Strasburgo, nel ’93, si è inventata i diritti civili. Il valore della rappresentanza si misura sulla passione, l’intelligenza, l’altruismo di un individuo, non sull’altezza dei suoi tacchi. Lo ha capito anche Grillini, con il quale, dal pride di Venezia, sono in ottimi rapporti.

Il World Pride del 2000 è stato di grande aiuto, comunque.

Certamente. Ci ha visto tutti uniti. Spero molto per il 2001 a Milano, anche se temo una frammentazione. Qualche anno fa, davanti al Mucca, la gente faceva la ronda con la macchina e aspettava che non ci fosse nessuno alla porta per entrare. Adesso tutti fanno la fila e nessuno si preoccupa di essere visto e riconosciuto come omosessuale.

A parte i vip.

Quello è un discorso che riguarda coming out e outing. Molte persone famose mi telefonano per sapere se sono andati via i fotografi. Così possono entrare tranquillamente. Io sono estremamente contrario all’outing (diffondere la notizia dell’omosessualità di un individuo senza il suo consenso). La dichiarazione di omosessualità di un personaggio famoso è un bene per chi la fa e per la comunità tutta. Ma uno o una non se la sente, pazienza. Nemmeno le riviste rosa – trash sputtanano i gay famosi, pur sapendo tutto, non mi sembra giusto lo faccia il movimento.

Tu sei laureato in lingue con 110 e lode. Come ti vestivi per andare in facoltà?

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Non mi sono mai travestito da uomo per dare un esame! Vero è che non ero iscritto a ingegneria o giurisprudenza. Ma poco importa. Ho sempre studiato e dimostrato ai professori che il voto sul libretto dove essere quello che mi meritavo come studente e non come fenomeno. Fortunatamente ho incontrato persone senza pregiudizi. Come, in seguito, Maurizio Costanzo, che ha sempre trattato l’omosessualità con intelligenza. Comunque gli stronzi esistono, ma noi non dobbiamo chiuderci o aggredire. Molte volte un atteggiamento conciliante aiuta a distruggere ostilità ed ignoranza e ad essere compresi e rispettati. In qualsiasi ambiente.

di Paola Faggioli

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