MA CHE EUROPA SIAMO?

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Europarlamento senza scossoni. I nuovi paesi membri snobbano le urne. I candidati glbt non passano. La destra si ferma in Italia, ma avanza dall'Est. E i nostri diritti?...

MILANO – E’ nato il nuovo parlamento europeo nel disinteresse europeo. Astensionismo record negli ex stati comunisti (Polonia in testa), dove trionfano le destre nazionaliste, e non si comprende bene questa disaffezione a nemmeno un mese dal loro ingresso nell’Ue. Potevano dircelo prima. Loro e gli stati fondatori della Ue sono andati alle urne con lo slogan: “No alla guerra in Iraq“, castigando i governi in carica. In Italia punita anche l’arroganza del premier che chiedeva un voto plebiscitario con sms e comizi sotto la propria cabina elettorale. Gli elettori hanno pensato poco all’Europa, mettendo in campo la sentina dei propri mali interni. A farla da padrone e ago della bilancia nella nuova assise di Bruxelles sarà il Ppe che consolida le sue posizioni, con 276 seggi contro i 200 che saranno occupati dai socialisti europei, e a seguire Verdi e altre formazioni minori.
A noi preme sapere se tra queste alleanze ci saranno coloro che hanno firmato il questionario di Ilga, Arcigay e Arcilesbica “verso un’Europa equa e rispettosa dei diritti fondamentali di tutti”. Anche qui, delusioni e rallegramenti. Il presidente dei Ds, Massimo D’Alema raccoglie 900 mila voti; Vittorio Agnoletto ce la fa con Rifondazione assieme a Bertinotti; Bersani, Santoro, Mercedes Bresso, Panzeri, Giovanni Berlinguer, Pasqualina Napoletano vanno ad allargare le file degli ulivisti; nel PdCI, Diliberto e Marco Rizzo; tra i Radicali (che pagano probabilmente il loro limbo politico sulle alleanza e l’adesione alla politica americana di Bush), Bonino e Pannella; mentre l’Italia dei Valori battaglierà con i due capolista, Antonio Di Pietro (il primo a dare adesione al Gay Pride di Grosseto) e l’autore della svolta alla “Bolognina”, Achille Occhetto. Non dimentichiamo Romano Prodi, anche se non fa parte (al momento) delle nostre speranze libertarie. Quel 13 per cento raccolto a sinistra dal “listone” potrebbe svolgere di fatto un’aggregazione valida sui temi Glbt.

Parole da apprezzare quelle che ci rivolge Massimo D’Alema: «Innanzitutto voglio ringraziare lei, Gay.it e i lettori per l’attenzione dimostrata verso la nostra campagna elettorale. Per quanto attiene le battaglie per i diritti civili, mi impegnerò a far crescere l’attenzione del Parlamento europeo su questi temi in modo da segnalare tutti quei ritardi per cui il nostro paese è tristemente famoso. Cercherò, con i mezzi che avrò a disposizione di avvicinare l’Italia, su questi temi, agli standard delle grandi democrazie europee. Potete stare più che tranquilli, quando prendo un impegno sono solito rispettarlo».
La stagnazione politica, tutta italiana, pesa non solamente sui Radicali (e sinceramente ce ne dispiace), ma anche su un centrodestra referente di GayLib, che non ha e non avrà in agenda la difesa delle lotte omosessuali. Prova ne è la brutta bocciatura, profetizzata da Baget Bozzo, di Cecchi Paone, a favore di Iva Zanicchi, Tajani o Brunetta; della Lega di Borghezio; dell’Udc di Follini e degli otto eletti di AN. Con questi il Pacs e tutto il resto è solo schiuma che cola. Amaramente Cecchi Paone dice: «La dichiarazione sulla mia bisessualità resta l’unica cosa positiva. Spero davvero di aver aiutato qualche ragazzo a vivere meglio le proprie scelte di libertà sessuale. Ringrazio voi tutti di cuore». Non ha perso l’occasione per tacere, invece, Riccardo Pedrizzi, di An, presidente della Commissione finanze e tesoro del Senato, che in riferimento al coming out di Cecchi Paone, dice: «chi crede di poter essere votato non per le sue idee, i suoi programmi e le sue proposte, ma per chi si porta a letto; chi pensa che esistano i diritti dei gay e non delle persone, finisce così: ‘trombato’, nonostante la sua notorietà». Quando si dice la raffinatezza…

Salvo qualche defezione i firmatari del questionario sono al gran completo, facendo delle speranze della vigilia un tavolo su cui trattare temi di libertà. «Siamo più che soddisfatti – dice Franco Grillini – Anche se i Popolari mantengono la maggioranza, e non sono certamente nostri amici, l’ottimo successo dei Verdi, il nostro, e quello di liste minori, esalta una maggioranza laica a guida socialista. Gioia anche per la débâcle di Forza Italia: un partito oramai clerical-democristiano, fortemente contrario alle iniziative del mondo gay. Prova ne sia il fatto che Cecchi Paone non è stato eletto». Stesso pensiero per Riccardo Gottardi di Ilga Europe: «Dove la sinistra e le forze liberali si uniscono, il successo dei diritti prende il volo. L’impegno di quanti hanno firmato il nostro questionario è un impegno serio, fattivo, che darà filo da torcere a destra e conservatori».
Vorremmo consegnare ai nostri lettori qualche numero sulle preferenze accordate a candidati che fanno storia nel nostro movimento. Uno tra questi è Andrea Benedino che ha raccolto un successo personale con 10.070 presenze (35 all’estero). «Il risultato elettorale – spiega Andrea – ci permette di costruire tutta una rete di associazioni che costringa tutto il centrosinistra, sulle battaglie di laicità, ad avere una posizione ben definita senza essere ostaggio dei cattolici. Dobbiamo fare dell’attenzione dei diritti civili, una componente consistente del centrosinistra, e maggioritaria, partendo dagli eletti a Bruxelles, ma che coinvolga anche personalità della cultura qui in Italia. Obiettivo: il programma del 2006. Dobbiamo fare davvero come ha fatto Zapatero nella splendida Spagna, perché sui temi a noi cari si costruiscono consensi. Ecco: creiamo una lobby laica del centrosinistra».

Sabato 19, partiti politici, movimenti Glbt, uomini e donne gayfriendly si raduneranno a Grosseto per festeggiare il Gay Pride nazionale: un momento importante per lanciare l’europeismo laico e di sostegno al popolo Glbt. Il presidente Arcigay Sergio Lo Giudice è chiaro: «Andiamo in Europa con un drappello di parlamentari che hanno firmato un impegno preciso, grazie a Ilga. Questo ci permetterà di svolgere un’azione di “lobby” politica molto più forte rispetto al passato. Non ci illudiamo della forte componente conservatrice che arriva anche dai nuovi paesi dell’Ue, ma lavoreremo alacremente per sostenere l’intergruppo. Mi spiace che, ancora una volta, forze come GayLib non abbiano capito che a destra come in Forza Italia la componente omofoba è quella che vince su ogni speranza di libertà».

di Mario Cirrito

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