Madre cacciata dalla chiesa: “Tuo figlio è gay? E’ il diavolo”

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Tutto quello che lei, madre credente di un ragazzo omosessuale, voleva era che si leggesse in chiesa una preghiera contro l'omofobia. Ma ha ricevuto solo insulti e porte...

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“Una mamma di un ragazzo omosessuale” così si firma la signora, palermitana, cacciata dalla chiesa in cui aveva chiesto di esprimere un pensiero contro l’omofobia.
E’ successo a Palermo, ben prima della grande festa del Pride dei 135.000 di sabato scorso e a diffondere la notizia è il Gruppo Ali d’Aquila diventato, nel capoluogo siciliano, riferimento per tutte le persone lgbt cristiane.
Come ogni anno, in occasione della giornata contro l’omofobia, il gruppo aveva organizzato una veglia in ricordo delle vittime dell’omofobia. In quell’occasione, padre Cosimo Scordato, sacerdote di strada e titolare della parrocchia dove si è svolta la veglia, aveva invitato tutti a tornare nella propria parrocchia e chiedere al prete di dire una piccola preghiera, preparata da loro, contro l’omofobia.
E così una signora, entusiasta della proposta, è andata nella sua parrocchia. Ma le cose sono andate diversamente da come si aspettava. A raccontarlo è lei stessa in un’accorata lettera. “Mi sentivo forte del fatto che qualcuno potesse leggere quella preghiera davanti a tutti, proprio tutti – scrive la donna, madre, appunto, di un ragazzo gay -, sia quelli che accettano l’omosessualità sia quelli che la condannano, così ho portato la mia proposta al sacerdote”. E nella sua parrocchia, la signora riceve una brutta sorpresa e un trattamento che non si aspettava.

“Quel giorno sono stata invitata dal parroco e da altri preti ad uscire fuori – racconta -, perché quello non era il momento, quel giorno si celebravano le cresime e la chiesa era gremita di gente! ” Non si poteva” non era il momento adatto: e quando sarà il momento adatto? ” Ho detto: “La chiesa non ci aiuta!” e mi è stato risposto che non era vero, che “queste persone” le aveva ricevute qualche giorno prima!”. La signora, per quanto addolorata, non si arrende e cerca un’altra parrocchia che accolga la sua preghiera contro l’odio omofobo.
“Ho assistito alla messa, e poi ho atteso il prete per un po’: cercavo conforto, cercavo qualcuno che mi facesse calmare l’angoscia che avevo dentro – scrive nella lettera -. Quel prete mi ha parlato: mi ha detto, però, che l’omosessualità è opera del diavolo, che la chiesa non vieta all’omosessuale di entrare in chiesa, non vieta di parlare con loro, la chiesa non accetta gli eccessi e l’imposizione che oggi gli omosessuali hanno intrapreso nei confronti della società eterosessuale! E poi ha continuato:” Ma che cosa vuole fare questo Padre Scordato? Certo, Gesù si è rivolto ai peccatori, ai ladri, alle prostitute, agli impostori, agli assassini, ma non si è rivolto agli omosessuali dicendo: ‘Vai e non peccare più’; signora, secondo lei, perché non si è rivolto anche a loro? “.
Incredula la signora se ne va dalla chiesa pensando alle parole del parroco e a suo figlio. “Perchè dei nostri poveri figli si deve dire che sono opera del demonio – si chiede angosciata la donna -? Allora io ho il diavolo in casa da tanti anni? Eppure non mi sembrava! Certo il diavolo si manifesta in tanti modi! E allora chiedo: un ragazzo buono, generoso, educato, rispettoso delle regole, rispettoso nei confronti del genere umano, studioso, bello fuori e dentro, che ama un ragazzo che lo migliora, un ragazzo altrettanto buono, è frutto del Diavolo?”.

Domande che la donna aveva posto anche al parroco, il quale, per dare ragione alle sue teorie omofobe, ha tirato in causa una presunta incapacità della medicina a fornire risposte: ” La medicina non ha dato sino ad oggi nessuna risposta e quindi cara signora – le ha detto il prete -, questa è la risposta”.
La lettera si chiude con un appello accorato e un grido d’aiuto di una madre credente, che ama il figlio e non lo vede come la chiesa glielo dipinge. “Io sono una mamma con il cuore pieno di rabbia – scrive -, una mamma che come tante altre mamme, genitrici di un figlio omosessuale, ha bisogno di aiuto, aiuto da parte della società, aiuto da parte di uomini e donne, aiuto da parte della chiesa,aiuto da parte delle istituzioni, della medicina, di tutti quelli che mi possono dare una risposta esaustiva e che non mi dicano di avere in casa l’opera del demonio”.
La risopsta migliore a questa madre e tutte quelle che, come lei, chiedono aiuto, è probabilmente la parata gioiosa, affollata di persone comuni, che sabato scorso ha percorso le strade di Palermo dando vita al Pride più a Sud d’Europa con ben 135.000 persone tra cui anche credenti di diverse confessioni religiose, ragazzi gay, ragazze lesbiche, i loro genitori e le Famiglie Arcobaleno, con il loro tradizionale tranino carico di coppie omosessuali felici coni loro figli, altrettanto felici.

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