MAI PIÙ ‘MORTI DI VATICANO’

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Si è svolta a Roma la commemorazione di Alfredo Ormando, poeta siciliano suicidatosi sei anni fa in piazza San Pietro per protestare contro la discriminazione religiosa.

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ROMA – “Chiedo scusa per aver osato di pensare e di agire da uomo, per non aver accettato una diversità che non sentivo, per aver considerato l’omosessualità una sessualità naturale, per essermi sentito uguale agli eterosessuali e secondo a nessuno, per aver sognato, per aver riso”.
Alfredo Ormando era uno di noi. Era… perché il 13 gennaio 1998 è “morto di Vaticano“. Conosciamo bene la sua storia, drammatica; una storia che la comunità GLBT, ogni anno, ricorda. Alfredo si diede fuoco in piazza San Pietro lanciando la sua ultima accusa contro l’intolleranza delle gerarchie cattoliche verso le persone omosessuali.
Anche quest’anno le associazioni GLBT italiane hanno celebrato l’anniversario del 13 gennaio che rientra in quella che Arcigay definisce “Giornata contro la discriminazione antiomosessuale su base religiosa“. «Non si tratta di una mera celebrazione – afferma Arcigay – ma l’impegno a ribaltare quel gesto disperato in un’azione gioiosa di effettivo cambiamento delle cose. Affinché non accadano mai più violenze contro gay, lesbiche e trans in nome di Dio».
Quest’anno si sono ricordati due episodi significativi accaduti durante il 2003.
Il primo riguarda la pubblicazione del Lexicon, un libro destinato a educatori e operatori sociali dove, fra le tante affermazioni che negano a gay e lesbiche il riconoscimento della loro dignità di persona, si legge questa espressione odiosamente diffamatoria: “Un figlio adottato da una coppia omosessuale o una figlia adottata da una coppia di lesbiche diventa una facile vittima dei loro bisogni sessuali”.
Il secondo episodio riguarda il caso di Fuad Mussa, 27 anni, che vive a Gerusalemme con Ezra, il suo compagno ebreo. Oggi Fuad rischia di essere espulso da Gerusalemme e ricondotto dalla polizia israeliana a Ramallah, dove la sua famiglia lo ha condannato a morte secondo la legge islamica. I regimi fondamentalisti islamici rappresentano la punta di massima oppressione delle persone omosessuali: Iran, Arabia Saudita, Mauritania, Sudan, Yemen prevedono la pena di morte per atti omosessuali, puniti duramente in altri 20 paesi islamici. Nel settembre 2003 Jibrin Babaji, 43 anni, è stato condannato a morte per sodomia in Nigeria.
La commemorazione della morte di Alfredo Ormando si è svolta oggi nel pomeriggio. Gli organizzatori hanno rispettato così la data in cui Alfredo compì il uso gesto disperato, nonostante alcuni avessero chiesto di ricvedere la scelta. Il FUORI! (Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano n.d.r.), ad esempio, aveva invitato Arcigay a spostare la data della manifestazione al fine settimana per evitare una scarsa partecipazione di folla e di militanti. Ciononostante, l’organizzazione era presente con Vinicio Diamanti e Carlo Manera, accanto ai rappresentanti Arcigay Sergio Lo Giudice, Franco Grillini e Michele Bellomo. Ma c’erano anche, tra gli altri, Massimo Consoli, Peter Boom, Giulio Vallocchia di No God, Fabio Croce, Maurizio Cioffari di Gayroma.it, Antonio Trincheri, Vanni Piccolo e la giornalista Delia Vaccarello. Hanno parlato, oltre a Lo Giudice, esponenti dell’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) e di No God.
Un lettore ci scrive: “Oggi sono trascorsi appena due mesi dall’ultimo mio tentato suicidio. Ancora non mi riprendo, ecco perché il ricordo di Alfredo mi ha fatto soffrire tanto pochi giorni fa. L’unico pensiero positivo che posso esprimere è di aver vissuto la giornata del 13 non come una jattura ma come un giorno di raccoglimento e di unione (…) con canti di orgoglio, con colori… Con la vita si vince la morte verso la quale ogni essere umano isolato, come il povero Alfredo, viene spinto dal pettegolezzo, dalla stigmatizzazione da parte della comunità provinciale in cui vive. Anch’io sono venuto da una Provincia, ed oggi vivo a Roma, con tanti brutti ricordi”.

di Pasquale Quaranta

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