“Marc Prato uno di noi”: l’intervista a Marco Pasqua, giornalista gay

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E' vice capo della cronaca del Messaggero di Roma e lo abbiamo intervistato

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Marco Pasqua, omosessuale dichiarato, è vice capo della cronaca del principale quotidiano della capitale, Il Messaggero. In questi giorni sta ovviamente seguendo la vicenda dell’omicidio del ventitreenne Luca Varani. Lo abbiamo intervistato per capire come sta vivendo questa vicenda da omosessuale ed attento conoscitore del mondo gay romano e, d’altro canto, dall’osservatorio difficile e privilegiato che è dato dalla sua professione e dal ruolo che ricopre nel quotidiano Il Messaggero.

Marco, tu sei vice capo della cronaca del quotidiano Il Messaggero di Roma. Su Twitter ti definisci “antifascista, antiomofobo, antilagnoni, antibanalità, antipatico per certi”. Con che animo stai seguendo questa vicenda del delitto consumato a Roma giovedì notte scorso?

Sinceramente sono preoccupato. Tanti – anche io – conoscevano Marco Prato. Ci eravamo parlati al suo aperitivo, scambiati qualche messaggio su Facebook. E da giornalista non riesco a capacitarmi di come sia potuto arrivare a fare quello che ha fatto. Il gap tra il Marco che tutti conoscevamo e il Marco che, secondo gli inquirenti, ha sgozzato un giovanissimo, è incredibile e inspiegabile. Sono preoccupato, così come lo è la comunità LGBT romana.

Preoccupato di cosa? E’ evidente che non si possa generalizzare il caso di una persona singola con la comunità alla quale almeno in parte apparteneva? O secondo te ci dovrebbe essere una sorta di assunzione di responsabilità da parte della comunità LGBT?

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Marco era “uno di noi”. Nel senso che faceva la vita che molti gay facevano, al netto di certi eccessi: penso a quello della droga. Ti confesso che mi ha stupito il fatto che i suoi amici più stretti, non si siano resi conto di nulla. Non penso che spettasse alla “comunità”, entità astratta, ma a chi viveva con lui, ogni giorno. Se un mio amico caro sparisce per 48 ore, mi faccio in 4 per ritrovarlo. E se scopro che sta male, faccio di tutto per stargli vicino. Ecco: penso che qualcuno intorno a Marco non abbia fatto abbastanza.

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