Maroni licenzia Agnoletto: proteste

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Il ministro del Welfare Roberto Maroni intende espellere Vittorio Agnoletto dalla Consulta sulle tossicodipendenze, ma molto membri e personaggi di rilievo protestano vivacemente.

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Roberto Maroni, esponente della Lega Nord già inquisito per vilipendio alla bandiera, e attualmente Ministro della Repubblica per il Welfare, ha dichiarato che intende escludere il dott. Vittorio Agnoletto dalla Consulta del Ministero per le politiche delle tossicodipendenze, di cui Agnoletto è membro dal 1993. La Consulta, di cui fanno parte 70 esperti che mettono gratuitamente a disposizione dello stato la loro esperienza, è un importante strumento con il quale coloro che vivono in contatto con il problema delle tossicodipendenze aiutano lo Stato a individuare con maggiore consapevolezza le iniziative da svolgere.

Un gruppo di personaggi illustri, tra cui molti membri della consulta, ha firmato un appello per chiedere che questo provvedimento del ministro Maroni venga bloccato. «La partecipazione a questa Consulta – si legge nell’appello di cui è primo firmatario Francesco Maisto, membro della Consulta e Magistrato – così come per tutte le commissioni scientifiche, è fondata sulla competenza professionale e il curriculum scientifico dei singoli membri e non certo sull’identità di opinione politica con l’esecutivo momentaneamente al governo. Siamo convinti che tale criterio debba essere sempre salvaguardato.»

L’appello è stato firmato anche da Sergio Lo Giudice, presidente nazionale dell’Arcigay che da anni fa parte della Consulta. «L’esclusione di Agnoletto, da molti anni a capo della LILA – ha dichiarato Lo Giudice in un comunicato – rappresenterebbe un precedente inquietante. La richiesta di adesione acritica alle politiche governative da parte degli operatori e delle realtà sociali che compongono questo tipo di Consulte rappresenterebbe una forte limitazione della pluralità dei punti di vista, e quindi della rappresentatività culturale e sociale, nonché della stessa efficacia, delle Consulte stesse.»

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