La maternità surrogata all’estero non è reato: è stato deciso a Bologna

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La coppia ha sottoscritto un contratto con una donna ucraina.

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57 anni lui, 44 lei, 5 il figlio nato a Kiev con maternità surrogata: questa la storia di una famiglia italiana, assolta poche ore fa in tribunale a Bologna: “Il fatto non costituisce reato” è stato deciso.

La coppia, residente nella provincia del capoluogo emiliano, ha sottoscritto un contratto con una donna ucraina, madre naturale del bambino, nel febbraio 2010 per poter impiantare nel suo utero il seme dell’uomo. L’inchiesta – partita grazie a una segnalazione dell’ambasciata italiana a Kiev al Comune dove il bambino è registrato – ha considerato l’eventuale violazione dell’articolo della legge 40, che sanziona chi organizza o pubblicizza la maternità surrogata.

Il procedimento, di cui erano stati informati anche gli uffici giudiziari minorili (che non avevano preso provvedimenti in merito), ha riguardato anche una terza persona, un ginecologo italiano a cui – in assenza di prove – non è stato imputabile alcunché, neanche il reato di alterazione di stato civile: l’atto di nascita del bambino, nato in Ucraina, è stato redatto infatti secondo le norme vigenti nello Stato ucraino.

L’avvocato della coppia, Giorgio Muccio, ha fatto leva proprio sulla poca chiarezza della norma penale di riferimento e ha segnalato i vari disegni di legge recentemente depositati per modificarla e per rendere perseguibili gli italiani che fanno ricorso alla maternità surrogata all’estero: pratica che al momento, dunque, è lecita.

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