Matrimoni gay: Parlamento o tribunali, la battaglia continua

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Dopo la sentenza di rigetto della Corte Costituzionale, gli esponenti del movimento gay sono tutti d'accordo per proseguire la battaglia. Chi in Parlamento e chi nei tribunali.

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Comitato "Sì lo voglio" – "Noi andremo avanti sia nelle aule giudiziarie che nella società perché sia riconosciuta la piena parità delle persone omosessuali di fronte al diritto al matrimonio civile". Così il Comitato nazionale "Si lo voglio" replica alla decisione della Corte Costituzionale. "Il Comitato Nazionale per il riconoscimento del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, nel rispetto dovuto alla Corte – affermano i portavoce – ritiene un grande risultato che si sia riusciti ad arrivare ad una prima discussione presso la Corte, e ringrazia di cuore tutte le coppie italiane che hanno partecipato ad Affermazione Civile (l’azione di singole coppie che ha reso possibili i ricorsi e i pronunciamenti dei tribunali) e l’intero collegio di avvocati che hanno sostenuto le nostre ragioni presso la Corte". "Insieme a loro – concludono – decideremo, dopo la lettura della sentenza, le ulteriori iniziative da costruire. Ma da subito possiamo annunciare che andremo avanti, nelle aule di tribunale e nella società, per riaffermare il diritto alla piena uguaglianza delle persone omosessuali anche di fronte all’istituto del matrimonio".

Certi Diritti – Anche l’associazione che si è fatta promotrice dell’iniziativa che ha portato alla sentenza di oggi preferisce aspettare le motivazioni della sentenza prima di esprimere giudizie e ringrazia "quanti hanno condiviso con noi questa battaglia, in primis le coppie gay che hanno partecipato alla campagna di Affermazione Civile e gli Avvocati di Rete Lenford, che continuerà almeno fino a quando anche nel nostro ordinamento non sarà consentito alle coppie dello stesso sesso di sposarsi, come già avviene in diversi paesi europei.

Arcigay – ‘L’antichità di un pregiudizio non è un buon motivo per la sua sopravivenza’, dicono da Arcigay citando quanto scrisse la Corte Suprema del Sudafrica quando ammise il matrimonio tra persone dello stesso sesso  "Le persone omosessuali italiane – dice una nota dell’associazione – stanno percorrendo lo stesso sentiero di emancipazione affrontato nel passato da altri gruppi sociali: schiavi, donne, ebrei, neri. Le tappe sono analoghe, il risultato non potrà che essere lo stesso". "L’esito negativo di oggi ci spinge a rilanciare la nostra lotta di civiltà, ben consapevoli che il diritto è un’entità viva, in perenne evoluzione, al pari della società. D’altra parte già in passato la Corte Costituzionale ha emesso importanti sentenze, salvo poi ribaltarne il contenuto dopo pochi anni. All’inizio degli anni sessanta la Consulta, interpellata sul tema dell’adulterio, dichiarò legittima la norma del codice penale che puniva col carcere, in caso di infedeltà, le donne e non gli uomini. Solo dopo pochi anni la stessa Corte cambiò completamente opinione e dichiarò incostituzionale il delitto d’adulterio riconoscendo che i costumi erano cambiati. Così è accaduto anche per leggi importantissime come quella del divorzio e dell’aborto".

Franco Grillini – Per il consigliere regionale dell’Idv "La questione non finisce con il rigetto della Corte, ma deve avere una sua soluzione in sede parlamentare con una legge che vada al passo con l’Europa. E deve essere affrontata dal legislatore, che fino ad ora è stato carente. Ricomincia quindi la battaglia parlamentare. Promuoveremo raccolte di firme, non abbandoniamo la via giudiziaria. Troveremo un singolo giudice che ci darà ragione", ha concluso.

Paola Concia – "La Corte Costituzionale non può certamente legiferare, è comunque una decisione che auspicavo e me la aspettavo. Ora è il Parlamento che finalmente dovrà legiferare. Si tratta comunque di un forte elemento di stimolo per il dibattito e la Corte ci esorta a fare presto una cosa che andava fatta già da molto tempo", ha detto la deputata del Partito democratico. "Alle Camere sono già 5 le proposte di regolamentazione delle unioni omosessuali, tre delle quali presentate da me. Mi appello a tutti i colleghi parlamentari affinché, sotto lo stimolo e il pungolo della Corte, si calendarizzi la discussione e si cominci a lavorare per il riconoscimento dei diritti di tantissimi cittadini, avendo l’intelligenza e il cuore per affrontare la questione senza pregiudizi ideologici".

Imma Battaglia – "Spero che adesso il dibattito sulle unioni civili torni in Parlamento, dove mi auguro che sull’argomento la sinistra riprenda a fare la sinistra e soprattutto che non si dia spazio all’omofobia leghista", ha affermato all’ADNKRONOS Imma Battaglia, presidente di Di’ Gay Project

Enrico Oliari – "Sono amareggiato, ma continuerò a lottare seguendo la via politica", ha detto Enrico Oliari, presidente di Gaylib (gay di centrodestra), che, con il suo compagno Lorenzo, era ricorso alla Consulta. "Sembra proprio che per la nostra Nazione partecipare all’Unione europea significhi soltanto moneta unica, quote latte e contributi per i caseifici". "Speravamo tanto nell’azione dell’Alta corte – ha affermato – perché il riconoscimento dei diritti e dei doveri che chiediamo sono pilastri essenziali in una coppia di persone che si amano e che scelgono di vivere insieme nella solidarietà, nel rispetto e nella vita di tutti i giorni".

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