Matrimonio solo tra etero. La proposta arriva in Parlamento

di

Ben 56 senatori, tra cui Ciarrapico e Francesco Cossiga, chiedono che la Costituzione specifichi che l'unico matrimonio possibile è quello tra uomo e donna. E Fini apre alle...

1040 0

La Costituzione italiana, si sa, non specifica che il matrimonio debba essere contratto fra un uomo e una donna. Dice solo che "la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio". E per evitare che questa formulazione generica apra uno spiraglio alla possibilità che, prima o poi, si concretizzi l’ipotesi del matrimonio tra persone dello stesso sesso, 56 senatori, tra cui spiccano nomi eccellenti quali l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e il nostalgico del Ventennio Giuseppe Ciarrapico, hanno presentato un disegno di legge "a difesa della famiglia" e contro le unioni gay. Si tratta di una norma che mira a modificare l’articolo 29 della Carta Costituzionale precisando che l’unico matrimonio possibile è quello tra un uomo e una donna. Così. Per mettere il ferro dietro la porta, come dicono al Sud, cioè per evitare che qualche spiraglio permetta ai ladri di entrare in casa. Ladri di primati, in questo caso, quello che, a parere dei promotori di questo progetto, solo una coppia eterosessuale può avere.

E perché non si pensi che a parlare siano retrogradi poco istruiti, la premessa alla proposta di legge scritta dal senatore Pdl Lucio Malan fa un lungo excursus storico tra le coppie e personaggi gay eccellenti della storia, a partire dai greci e dai latini. Achille e Patroclo, Saffo, Alessandro ed Efestione, Cesare e Adriano sono tutti citati ad avvalorare la tesi che l’omosessualità non è certo una fenomeno contemporaneo. Ma in nessun momento storico preso in considerazione dai firmatari (tutti di Pdl, Lega, Udc e Svp/Autonomie) «esiste notizia di alcun atto o teoria volti a un riconoscimento pubblico dei legami di carattere omosessuale, men che mai paragonabile all’istituto matrimoniale». Ma viene da chiedersi se non sia il caso di tentare di andare oltre gli usi e i costumi di 2.500 anni fa e guardarsi intorno per vedere come il resto d’Europa ha affrontato o sta affrontando il tema. Non poteva mancare, poi, l’inevitabile riferimento alla procreazione. Perché, precisano i senatori, il concetto di matrimonio «ha a che fare con la potenzialità generativa» e il codice civile prevede obblighi di carattere sessuale «sempre in relazione alla riproduzione».

E che ne facciamo, direte voi, delle coppie eterosessuali, regolarmente sposate, che scelgono di non avere figli? Per non parlare di quelle che un figlio vorrebbero averlo, ma non possono perché c’è una legge, la n. 40/2004, che glielo impedisce. Vi state chiedendo chi ha approvato quella legge? Il precedente governo Berlusconi. Surreale, eh? Solo in apparenza: in entrambi i casi parliamo di limitazioni dei diritti delle persone.

Attenzione, però, perché i 56 firmatari ci tengono a precisare che il tentativo non è quello di negare «il riconoscimento di taluni diritti o prerogative verso alcuni tipi di convivenze». Leggete bene: "alcuni tipi". Ma c’è di più, perché stando a questi rappresentanti del popolo, il riconoscimento delle convivenze sarebbe addirittura più facile se "neppure in prospettiva si tratta di equipararle al matrimonio". Da quando in qua codificare una discriminazione apre la strada al riconoscimento di un diritto? Suona come l’esportazione della civiltà a colpi di missili: falso.

E a parlare di unioni di fatto pare si stia preparando anche il Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini. Stando a quello che dichiarano alcuni fedelissimi del suo entourage, l’ex capo di AN, starebbe per pronunciare un discorso in favore della regolamentazione delle coppie di fatto, anche gay. Ormai siamo abituati a farci stupire dalle dichiarazioni di Fini, ma questa volta vale la pena tentare di capire il senso delle dichiarazioni che, per altro, il Presidente non ha ancora fatto. I collaboratori più stretti, quelli che ascoltano in privato il pensiero di Fini, ormai libero dal fardello della leadership del partito, sostengono che lontano dagli scranni e dalle telecamere già da un po’ l’ex pupillo di Giorgio Almirante sostiene che bisogna "superare l’ipocrisia" e "dobbiamo necessariamente prendere atto che nella nostra società ci sono forme di convivenza non assimilabili alle famiglie, ma che vanno tutelate". Precisiamolo, a scanso di equivoci: "non assimilabili alle famiglie". Certo, c’è da ammettere che parlare di "ipocrisia" nel ritardo a riconoscere le unioni di fatto è già un passo avanti che vorremmo vedere concretizzato in un provvedimento (adeguato). A proposito, che fine hanno fatto i DiDoRè?

Leggi   Studente cagliaritano su Facebook: "Trans di merda, martellate meritate". Chiesta l'esclusione dall'università
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...