MEDAGLIA D’ORO AL GAY

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Il presidente Ciampi assegna il maggior riconoscimento civile a Natale Morea, il barbone che salvò alcune ragazze a Roma. Ma pochi conoscono la sua storia di discriminazione omofoba.

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Una notte di qualche settimana fa Natale Morea, un barbone pugliese che da anni vive di elemosina dormendo sulle panchine tra il parco della Resistenza e la stazione Ostiense di Roma, si trovava per caso davanti all’uscita di una delle discoteche di Testaccio. Stavano uscendo cinque ragazze. Si avvicinano due uomini, armati di spranga, le vogliono rapinare. Lui si mette in mezzo e le fa scappare. I due aggressori lo prendono a sprangate, riducendolo in fin di vita. Le ragazze chiamano i carabinieri e l’ambulanza, i due sono arrestati e lui si salva. Lo ricoverano in ospedale, in coma.
Il 31 dicembre, Morea e’ stato ufficialmente insignito da Carlo Azeglio Ciampi della medaglia al valor civile. Il decreto e’ stato firmato poco prima che il capo dello Stato desse l’ultima lettura al testo del messaggio di fine anno. Una decisione “motu proprio”, come si dice in questi casi: significa che la medaglia gliel’ha voluta dare proprio lui, personalmente, di sua iniziativa. In occasione dell’anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione, che fa della solidarieta’ uno dei capisaldi del convivere civile in Italia.
Ciò che pochi sanno è che Morea era uno che aveva lasciato il paese perche’ considerato un diverso. Molti si sono commossi per il suo gesto “eroico”, senza sapere che molto più eroica è stata la vita del barbone pugliese di Massafra, Natalino Morea, classe 1946, che nel 1977, fu letteralmente costretto a fare fagotto per andare a vivere a Milano. Causa della fuga: omosessualità. «Natalino Morea – scrive Andrea Di Consoli sulla Gazzetta del Mezzogiorno – fu ferito e umiliato dal suo paese perché, oggi come ieri, essere “ricchione” è una vergogna, soprattutto al Sud dove, per essere accettati bisogna mostrarsi maschi, virili e bestie da caserma, salvo poi ingozzarsi di Viagra e di cassette porno».
«Tante, troppe persone, considerano l’omosessualità una iattura, una malattia – prosegue Di Consoli – Sarebbe ora che anche il nostro Sud la smettesse di ghettizzare gli omosessuali, di mandarli nelle metropoli, magari sotto ai ponti. I peggiori omofobi, poi, sono gli stessi che si sono commossi davanti a “Verissimo” quando si è parlato dell’eroismo di Natalino Morea».
Aurelio Mancuso, Segretario nazionale Arcigay, spiega che la «storia di Natale Morea rivela come tante persone costrette dagli atteggiamenti discriminatori a vivere ai margini della società, mantengano sensibilità e valori, oggi per molti versi smarriti».
«Assegnare a Natale il maggior riconoscimento civile, è anche un atto che evidenzia una realtà per troppi lustri negata: in Italia esistono milioni d’onesti cittadini omosessuali – spiega Mancuso – Alcuni di loro, per l’attività che svolgono, per le azioni che compiono, per l’esistenza difficile che sono costretti a vivere, sono dei veri e propri eroi. Come Natale Morea».
Mancuso conslude ringraziando il Presidente Ciampi per aver «riconosciuto questa uguaglianza, che nel nostro Paese è ancora così difficile da concretizzare. La decisione del Presidente della Repubblica, riempie di gioia tutta la comunità omosessuale italiana». Una gioia che tutti noi ci auguriamo che abbia il suo peso anche per le persone che rendono ai gay come Morea la vita impossibile.

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