Metti un etero a dirigere un’associazione lgbt

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Sempre più spesso persone eterosessuali solidali con la comunità lgbt finiscano negli organi dirigenti delle associazioni gay e lesbiche. C'è da urlare "all'etero!" o da essere contenti?

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Vi infastidirebbe venire a sapere che un uomo combatte per le pari opportunità fra donne e uomini? Vi sconvolgerebbe scoprire che nella storia sono esistiti dei bianchi che hanno combattuto a fianco dei neri contro l’Apartheid? Eppure negli ultimi tempi, in diverse sedi ed occasioni, son scoppiate numerose polemiche nei confronti dei nostri amici etero che si impegnano attivamente nella battaglia per i diritti LGBT. L’ultimo caso è stato quello di Alessandra Perillo, la prima eterosessuale ad esser stata eletta nel coniglio direttivo nei 29 anni di storia del Circolo Mario Mieli di Roma. L’elezione di Perillo, nel primo direttivo che dopo un lungo periodo di presidenza vede l’uscita di scena di Rossana Praitano, è stata accolta da alcuni soci con qualche perplessità.

Alessandra non è stata la prima persona eterosessuale ad esser stata scelta dai soci per ricoprire un ruolo da dirigente in un’associazione LGBT. Infatti, se la tranquilla convivenza fra omo ed eterosessuali può sempre esser sembrata l’ennesima tollerabile “stravaganza radicale” in Certi Diritti, diversamente devono averla pensata nel circolo barese di Arcigay che solo lo scorso luglio è finito su tutti i giornali per aver osato eleggere addirittura come presidente l’eterosessuale Francesco Brollo, salvo poi tornare le scorse settimane ad un tesissimo congresso svoltosi appena due mesi e mezzo dopo le precedenti elezioni.

Certo, come si è potuto intuire dai recenti eventi di Bari, spesso candidature, cariche e opposizioni possono nascondere la semplice e naturale espressione di correnti interne alle associazioni che hanno davvero poco a che fare con più alti concetti di principio che vengono poi posti a scudo delle relative posizioni. Ma può davvero un eterosessuale, per quanto gay friendly, essere pienamente rappresentativo della comunità LGBT, dei suoi obiettivi e dei suoi bisogni? E quanto c’è di vero nell’allarme lanciato da alcuni secondo i quali le associazioni starebbero candidando ed eleggendo dei rappresentanti etero perché non riescono più a trovare dei volenterosi e validi rappresentanti all’interno della propria comunità di riferimento?

Sicuramente è curioso che le stesse persone che gridano con estrema facilità “all’etero!” non sembrano porsi con la stessa urgenza il problema della rappresentatività delle persone trans che non hanno certo quote garantite nei consigli direttivi delle associazioni che pure si ostinano a chiamarsi LGBT. Quel che di certo non andrebbe perso di vista è un valido e saldo insegnamento della storia: nessuna minoranza ha mai vinto la propria lotta per i diritti civili fino a quando non è riuscita a coinvolgere un larga parte di coloro che a quei diritti non erano direttamente interessati convincendoli che una battaglia per i diritti civili è una battaglia di libertà che interessa tutti.

Dovevano averlo capito Francesca Fornario e Simone Salis quando qualche anno fa fecero nascere l’idea apparentemente scherzosa e provocatoria ma affatto banale di ArciEtero.

“Siamo noi eterosessuali a non essere abbastanza emancipati da capire che spetta a noi chiedere più diritti per gli omosessuali. Così come gli uomini si sono battuti per dare il diritto di voto alle donne, e chi ha un lavoro manifesta al fianco di chi non ce l’ha, e chi ha una casa sfila in corteo accanto ai terremotati dell’Aquila”, spiegavano sul loro sito rivolgendosi agli altri eterosessuali. Pare che avessero capito già tutto con diversi anni d’anticipo. Eccetto il fatto che probabilmente gli stessi elementari principi avrebbero dovuto spiegarli prima a lesbiche e gay.

di Andrea Contieri

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