Michela Marzano (PD): in Italia serve il cambiamento

di

La scrittrice, candidata per il PD, è favorevole ai matrimoni gay e alle adozioni e si dice pronta a battersi per far fare passi avanti all'Italia e anche...

5005 0

Le elezioni politiche si avvicinano e continua la serie di interviste che Gay.it fa ai candidati dei diversi schieramenti politici. Dopo Matteo Salvini (Lega Nord), Silvana Carcano (Movimento 5 Stelle) e Gabriele Albertini (con una sua lista civica) è la volta di Michela Marzano, candidata al Parlamento per il Partito Democratico. Marzano è professoressa ordinaria di filosofia morale e direttrice del dipartimento di scienze sociali dell’Università Sorbona Paris-Descartes. Intellettuale con molti libri al suo attivo pubblicati sia in Italia che in Francia, editorialista di Repubblica, si occupa in particolare dei temi che riguardano il rapporto tra corpo, etica, identità e sessualità.

Che cosa l’ha spinta ad accettare questa proposta del PD di candidarsi alle politiche?

Sono anni che lavoro sulle questioni legate ai diritti e alle libertà individuali per cui mi sono detta che non potevo non accettare questa proposta, data l’importanza di questo momento in cui ci sono veramente tante cose da fare. Visto che alla fine quello che più conta per me è cambiare la realtà non mi potevo tirare indietro nel momento in cui mi si dava la possibilità di poter contribuire a questo cambiamento.

Il Parlamento francese sta procedendo ad approvare la legge che consentirebbe alle coppie omosessuali di potersi sposare. Secondo lei il ritardo italiano a cosa è dovuto?

Credo vi sia un insieme di cause. Da un lato la presenza molto forte della Chiesa e in particolar modo di un pensiero cattolico reazionario che impedisce di andare avanti, di cambiare le cose e di rendersi conto che nella società attuale c’è bisogno che uno stato laico prenda in considerazione gli interessi di tutti. Dall’altro lato un ritardo atavico della nostra società, la presenza ancora oggi di luoghi comuni e anche di una ignoranza profonda. In Italia c’è ancora un grandissimo problema per quanto riguarda il riconoscimento dell’uguaglianza, tra uomini e donne, tra eterosessuali e omosessuali. Il ritardo è spaventoso. Nel momento in cui in Francia si discute appunto di matrimonio e adozione noi qui siamo ancora costretti a immaginare la possibilità di un passo dopo passo.

Nel programma del PD si legge che il partito intende dare “sostanza normativa al principio riconosciuto dalla Corte Costituzionale, per il quale una coppia omosessuale ha diritto a vivere la propria unione ottenendone il riconoscimento giuridico.” Vi sono state critiche in merito a questa formulazione, che rimane estremamente sul vago. Che cosa intendete veramente?

A me questo linguaggio un po’ contorto per dire delle cose che dovrebbero essere semplici mi piace poco. Il problema è che c’è un blocco, anche piuttosto compatto, nei confronti della questione dell’adozione. Io credo che è per questo che vi sia una forma anche di “timidezza” da parte anche del mio stesso partito, a parlare esplicitamente di matrimonio. Dunque quello che viene previsto, tramite queste formule un po’ arzigogolate, è di introdurre una legalizzazione delle unioni civili secondo il modello tedesco, che è un modello più avanzato rispetto al Pacs francese ma che al tempo stesso non va fino al riconoscimento giuridico del matrimonio, e io credo non vi si arrivi proprio per la questione poi della filiazione e dell’adozione delle coppie omosessuali. Io personalmente sono assolutamente a favore sia del matrimonio che dell’adozione.

Prima di arrivare al discorso di figli e adozioni c’è un passaggio fondamentale e ancora mancante, ovvero quello della possibilità di due persone di essere riconosciuti come familiari. Rosy Bindi si è affrettata, anche di recente, a rassicurare i lettori del quotidiano della Cei Avvenire dicendo che “Non c’è mai stato alcun dubbio, la famiglia è quella definita dalla Costituzione”

Questa è la posizione di Rosy Bindi. Nel momento in cui si parla di dare riconoscimento giuridico alle coppie di fatto l’idea è quella di allargare il concetto di famiglia, cioè non si deve più parlare di un solo modello ma permettere il riconoscimento di molteplici famiglie. Bisogna arrivare pian piano a una nuova formulazione, cioè vedere la costituzione della famiglia non semplicemente come l’unione di un uomo e una donna ma l’unione di due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, che domandano l’accesso a una serie di diritti, come la reversibilità della pensione, e poi anche la questione delle adozioni e dunque della filiazione. E credo che il vero problema, per certe persone, sia proprio lì, per cui nel programma per fare passare progressivamente una serie di cose si cerca di trovare dei termini che possano essere condivisi anche da chi non condivide per esempio la questione dei figli.

Quando si prova a parlare del tema dell’omogenitorialità la frase fatta che sentiamo spesso ripetere è che “i bambini hanno bisogno di un papà e una mamma”.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...