Milano: aggredita coppia gay

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Due ragazzi, Paolo e William, sono stati aggrediti in via Torino sabato scorso mentre passeggiavano. "Non è stata omofobia: solo cieca violenza senza ragioni"

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Passeggiavano lunga una delle vie principali di Milano, Paolo e William, in mezzo a tanta altra gente presa dai primi acquisti di Natale. Un pomeriggio come un altro, un momento di relax che in men che non si dica siè trasformato in un inferno.

Di colpo i due vengono aggrediti da tre ragazzi minorenni a cui, poi, se ne sono aggiunti altri. E giù calci, pugni e botte. Paolo si copre il volto finisce contro una serranda e quando riapre gli occhi davanti a lui c’è William, il suo ragazzo, che ripete che è tutto finito, con un occhio nero e tanto sangue che gli esce dal naso.

A raccontare l’accaduto è lo stesso Paolo con una lettera inviata a Repubblica. E mentre ripercorre quei minuti in via Torino, precisa: "Vorrei potervi dire che questa vicenda si aggiunge ai tanti episodi catalogati come violenza omofobica, almeno avrebbe avuto una sua nobiltà di cronaca e un suo significato semplice. Ma no. Si è trattato di una banale violenza, senza significato e senza motivo, solo di una banda di ragazzi minorenni forse filippini, forse sudamericani, non so e non conta neanche tanto".  Una delle tante bande di bulli che i aggirano in città, apprenderanno i due ragazzi più tardi in Questura. Mentre Paolo e William subiscono i colpi dei loro aggressori intorno nessuno li soccorre, nessuno chiama la polizia.

L’unico a intervenire, ma questo lo racconteranno ai due ragazzi alcuni testimoni, è un ragazzo di colore forse, deduce Paolo "anche lui non proprio in regola visto che al momento dell’arrivo dell’ambulanza è fuggito via. Forse non aveva il permesso di soggiorno e secondo me lo meriterebbe".

Violenza fine a se stessa, in pieno centro, in mezzo alla gente: è una cosa che non ci si aspetta, che coglie di sorpresa, ma non quanto l’immobilità di chi assiste. Paura o agghiacciante indifferenza? Adesso Paolo e William stanno ancora curando lividi e ferite che sanno spariranno presto insieme, probabilmente, alle immagini adesso così vivide, di quegli attimi di sabato scorso. "Andranno via presto, lo so. Ma non dovrebbero – continua Paolo -. Non se prima non riusciamo ad ottenere una città più sicura, a cambiare in noi stessi quell’atteggiamento di indifferenza e paura. Paura nel dire, nel fare, nel denunciare".

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