MILANO: AL PRIDE SVENTOLA IL PACS

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Decine di migliaia di persone hanno sfilato alla manifestazione nazionale dell’orgoglio glbt tra bandiere inneggianti alla coppia. Star della sfilata, Nichi Vendola e Cecchi Paone.

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MILANO – “La battaglia sul Pacs, sui nostri diritti, sta vivendo la sua rigogliosa primavera. Le tante bandiere su questi “patti chiari, amicizia lunga” che hanno sventolato sul corteo in un mare di altri colori arcobaleno non siano ammainate. Portatele con voi, issatele sui vostri balconi, siate fieri di questo nostro orgoglio omosessuale e portiamo a compimento il diritto a vivere le unioni civili, tutelati da una legislazione finora rimasta a guardare le nostre sacrosante affettività”. A lanciare la proposta dal palco musicale, sistemato a ridosso dell’Arena Civica di Milano, è Paolo Ferigo, presidente del CIG Arcigay e portavoce di Arcobaleno il coordinamento che ha portato al successo il Pride nazionale 2005, che proseguirà con altri concerti e dibattiti all’Idroscalo, fino al 18 giugno.

La sfilata del Gay Pride è lì sotto le transenne, riposante sui prati, accalcata a ristorarsi tra camioncini di bibite e panini, sotto gli occhi sorridenti di uomini in divisa. Tanti, tantissimi: 100 mila, scrivono immediatamente i colleghi della carta stampata.

Una faticaccia durata quasi tre ore ma che ha la soddisfazione di aver smentito l’ostracismo del Comune e quella ingenerosa “battutaccia” di Stefano Zecchi. “Se ne stia zitto, il professor Zecchi, e guardi piuttosto alle tante carnevalate che questa giunta e il centrodestra mostrano al paese”, è la replica di Alfonso Pecoraro Scanio dei Verdi, presente al corteo insieme a tanti altri politici e al presidente della Regione, Filippo Penati.

Più di ogni altro, ad attrarre l’attenzione di partecipanti e gente ai margini dei marciapiedi è il neo presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che sorridente ricorda il Pride di Bari:

“L’obiettivo è stato considerato dalla destra l’occasione per saldare i conti con la pancia reazionaria della Puglia, e invece la città di Bari ha reagito in una maniera inaspettata; ha rotto qualunque steccato, ha tagliato il filo spinato dei pregiudizi e ha accolto il Pride come una grande festa popolare, proprio come sto vedendo oggi nuovamente qui a Milano. In quel momento la destra ha cominciato ad essere priva di un racconto sulla città e, in quel momento, il centrosinistra ha cominciato a vincere”.

Tra tanti colori, palloncini e camion che urlano musica danzate, un bel trenino trasporta le “Famiglie Arcobaleno”, mamme lesbiche con i propri bambini che, in tarda serata faranno inferocire il solito Calderoli. Il leghista così dimentica che, questo è l’esempio più che lampante di come le famiglie possano nascere e vivere nella società, senza che si dica che gli omosessuali creano un mondo senza nascite.

Due gendarmi papalini che incatenano una figura femminile che rappresenta l’Italia, aprono il festoso corte. Dietro di loro, le figure più importanti del movimento: Franco Grillini, Aurelio Mancuso, Sergio Lo Giudice.

Dichiara Lo Giudice: “Il movimento GLBT italiano romperà una lunga tradizione, una lunga strategia di relazioni responsabili con le forze politiche italiane e si organizzerà autonomamente, in modo forte e determinato, passando all’opposizione, se nella prossima legislatura non avremo risposte chiare e nette sul Pacs. E’ presto per dire se riusciremo a fare un partito tutto nostro, sicuramente faremo una presenza nella scena politica, tutta nostra e organizzata”.

Il Pacs, insieme ai referendum sulla procreazione assistita, tengono banco in questo Pride meneghino; ne parlano tutti, infervora un entusiasta Alessandro Cecchi Paone che gira e fa tutto il corteo con un cartello che si richiama proprio ai referendum.

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La scorsa notte, la sede del Cig è stata presa di mira da lugubri individui con imbrattamenti, scritte omofobe e minacce di morte. Ecco allora, ancor più importante, questo Pride nazionale che da due giorni sveglia la coscienza dei milanesi e aiuterà a capire i tanti che ogni sera varcano i cancelli dell’area dell’Idroscalo.

Al Gay Pride, intanto, sono arrivati da tutta Italia; sfilano contenti e orgogliosi. Pasquale Quaranta è con una delegazione, in magliette rosse, del futuro Pride che si farà a Salerno a fine mese con tante e interessanti iniziative. C’è davvero poco scandalo in questo corteo e tanta voglia di parlare di diritti e di come si possa riuscire a stare insieme con l’obiettivo chiaro di chiedere ai legislatori leggi antidiscriminatorie e questo benedetto Pacs.

La politica italiana con i suoi Calderoli si metta il cuore in pace: la popolazione GLBT di questo paese intende avere diritti che tutelino non solamente la propria dignità ma anche ogni affettività. Il Pacs va in questa direzione.

La festa e i dibattiti proseguiranno nei prossimi giorni e, c’è da scommetterci, saranno giorni di grande aggregazione e di sostegno con una città che, contro la giunta, non ha voluto rendersi cieca ai nostri progetti di visibilità e diritti. Buon proseguimento di Pride a tutti.

di Mario Cirrito

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