Milano ha il registro: “Ridotto lo Spread dei diritti”

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Dopo un'estenuante seduta durata 11 ore, il consiglio comunale di Milano ha approvato il registro delle unioni civili. Soddisfatte le associazioni: "Ora la legge nazionale". Gasparri: "Una farsa".

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Milano ha il registro delle unioni civili Poco prima delle quattro di questa mattina, finalmente, Milano ha avuto il suo Registro delle Unioni Civili, dopo un’estenuante seduta a Palazzo Marino durata 11 ore conclusasi con 29 voti a favore, 7 contrari e 4 astenuti (i cattolici del Pd).

Un traguardo importante che, ha detto il sindaco Pisapia a fine maratona "accorcia lo Spread con l’Europa, almeno sui diritti". "E’ una bella giornata per Milano – ha detto Pisapia – da domani gli uomini e le donne che si vogliono bene saranno più felici e io sono felice per questo". All’annuncio dell’approvazione, inevitabile l’applauso di gioia dei presenti, pubblico incluso tra cui sedevano anche gli attivisti delle associazioni milanesi.  La delibera che ha trovato il consenso del consiglio comunale è quella emendata dalla proposta di modifica che era stata al centro di un accordo tra la maggioranza e l’area liberal del PdL, poi ‘naufragato’ per la posizione del coordinatore cittadino del PdL, Giulio Gallera, che si è sentito ‘tradito’ dal voto contrario a un emendamento simile, e che sembrava dover essere archiviato fino a quando il giovane piedillino Pietro Tatarella non ne ha richiesta la votazione a prescindere dall’abbandono dell’Aula da parte dello stesso Gallera.

Il ‘modello Milano‘ Nasce così quello che è stato già battezzato il ‘modello Milano‘, che istituisce presso l’anagrafe un registro separato, specificatamente dedicato alle Unioni civili con tanto di attestato a chi si iscrive, agganciato alla normativa statale che disciplina la famiglia anagrafica. Per potersi iscrivere al registro, quindi, bisognerà prima essere iscritti alla stessa residenza all’interno della stessa famiglia anagrafica.

Come già accaduto in altre circostanze, il primo cittadino non si è mai allontanato dall’aula per tutta la durata della discussione, insieme al vicesindaco Maria Grazia Guida e all’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino.

Tra i primi a brindare, ancora dentro l’aula consiliare, c’era Marco Mori, presidente del CIG Arcigay Milano: "fino a un anno fa – ha detto – una discussione così non si sarebbe potuta fare". "Anche nel centro destra in molti hanno riconosciuto che c’è la necessità di riconoscere diritti anche alle coppie omosessuali – ha commentato Mori -. Il contendere è stato più su aspetti amministrativi e burocratici". "La felicità – ha concluso Mori – la raggiungeremo quando ci sarà la parità. Siamo comunque consapevoli che c’è un percorso in atto".

Le associazioni: "Ora la legge nazionale" "A parte la scelta eccessivamente burocratica – commenta l’associazione Certi Diritti – rimane integro il cuore del provvedimento che impegna il Comune a garantire “condizioni non discriminatorie” di accesso ai suoi servizi e nelle materie di propria competenza. Da Milano rilanciamo ora la battaglia per il matrimonio egualitario che consenta a tutti i cittadini il pieno accesso all’istituto del matrimonio civile".

Secondo il capogruppo del Pdl Carlo Masseroli si tratterebbe di un "provvedimento ambiguo, perché non si capisce se vuole o no equiparare le unioni gay ai matrimoni eterosessuali, l’unico grande tema sotteso al dibattito”. ”L’astensione dei cattolici del Pd è peggio di un voto a favore – ha proseguito – perché questo è un provvedimento sul quale non ci possono essere mezze misure, o si è a favore o si è contrari”. Secondo il consigliere comunale della Lega Nord Luca Lepore ”il registro ‘di fatto’ non servira’ a nulla se non a quietare momentaneamente le attese dell’ala vendoliana della maggioranza”.

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 ”Questo percorso sull’eguaglianza di genere va proseguito e accelerato, fino ad arrivare a una legge nazionale che riconosca liberta’ di matrimonio anche alle coppie gay – ha commentato l’assessore alla Cultura Stefano Boeri -. (il registro delle unioni civili, ndr) ha colmato un ritardo rispetto a molte altre città europee aprendo un percorso di eguaglianza di genere e rispetto per la libertà individuale”. "Ora chi sta a Roma si dia una mossa – ha concluso -, quella dei diritti di chi si ama è prima di tutto una questione nazionale”.

Grillini: "Fatto rilevante" Parla di un provvedimento di buon senso Anna Paola Concia, deputata del Pd che ribadicce come sia "necessario arrivare al più presto possibile all’approvazione di una legge nazionale, che dia diritti certi e concreti a tutti i cittadini omosessuali italiani, ma questi registri sono atti di civiltà che rendono le città migliori ed inclusive ed offrono un sostegno importante ed anche simbolico alla battaglia per i diritti”.

Per Franco Grillini, responsabile dei diritti civili per l’Idv, si tratta ci un "fatto assai rilevante". Grillini, però, ci tiene a sottolineare come il fatto "che questo registro veda la luce, come dice il sindaco – ha aggiunto Grillini – grazie ad una mediazione con i cattolici del Pd non ci tranquillizza molto, soprattutto per ciò che riguarda la sua efficacia e la sua completezza per ciò che attiene al riconoscimento delle ‘famiglie’ che intenderanno iscriversi al registro stesso, perché di famiglie si tratta e non certo di generici aggregati”.

Gasparri: "Una farsa" "Il Registro delle unioni civili voluto dal sindaco Pisapia è una farsa – ha commentato il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri -. Piuttosto che lavorare per abbassare la pressione fiscale, migliorare la qualità della vita e la sicurezza dei milanesi il primo cittadino di Milano si avventura in un’iniziativa che in molte altre città italiane si è già risolta in un sonoro flop. Infatti già esistono norme che consentono di garantire diritti ed evitare discriminazioni".  "Sarà semplicemente un’anagrafe ma senza alcuna garanzia per i conviventi – ha concluso Gasparri -. E’ un’iniziativa demagogica che nei fatti serve soltanto ad illudere quei milanesi che lo avevano votato, credendo nel suo programma. Ma soprattutto a rimanere delusi saranno quelle associazioni gay ed omosessuali, che tanto avevano sperato in Pisapia, e che adesso si vedono doppiamente beffate da un registro che esiste, ma che praticamente non serve a nulla".

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