Milano: Parisi contro i “diversi” tenta di racimolare voti di estrema destra

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L'ultima tattica del candidato è l'endorsement a Gandolfini, alla destra più retrograda e a un'idea medievale di famiglia: veniamo bollati come "diversi".

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Stefano Parisi, candidato sindaco per la destra a Milano, per la prima volta si espone in modo diretto e perentorio riguardo al tema della famiglia, parlando in questo modo: “Negli ultimi cinque anni è stata discriminata, in favore di tutto quello che è diverso. Su questo Pisapia e Majorino hanno dato messaggi gravi che danneggiano la nostra cultura. Gli unici libri nuovi presi nelle biblioteche negli ultimi anni sono quelli che illustrano la teoria del gender“.

I “messaggi gravi che danneggiano la nostra cultura” sono forse gli atti concreti dell’attuale giunta verso l’inclusività, l’accettazione e il riconoscimento dell’amore omosessuale in tutte le sue forme? Nessuno ha dimenticato le dichiarazioni di marzo del candidato riguardo al registro delle coppie di fatto istituito da Pisapia (peraltro approvato anche con il voto favorevole di due esponenti di Forza Italia, Pietro Tatarella e Luca Pagliuca). “Penso che l’amministrazione non debba fare azioni dimostrative: come il registro delle coppie di fatto che non ha nessun valore legale”. Stesso parere sul registro dei testamenti biologici: peccato che entrambi i provvedimenti, approvati ben prima dell’entrata in vigore della legge sulle unioni civili, permettessero da un lato di ottenere l’accesso a determinate agevolazioni pensate per i nuclei familiari, dall’altro di depositare un documento con le disposizioni relative ai trattamenti medici in caso di perdita di coscienza irreversibile. Diritti non scontati, e dal pieno valore legale.

Nulla cambia che Parisi affermò nella stessa occasione che, nel caso in cui una legge sulla regolamentazione delle unioni civili fosse stata approvata, non avrebbe esitato ad applicarla. Certo, è l’obbligo di un qualsiasi funzionario statale, peraltro capo di un’istituzione come quella del Comune. È l’endorsement a Gandolfini e all’antipolitica retrograda e antistorica di Salvini che sconcerta, attuata attraverso una strizzata d’occhio alle fazioni più medievali dell’estrema destra, in un ultimo tentativo di racimolare consensi.

 

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