MIO GIOVANISSIMO E BEL PRESIDENTE…

di

Intervista a Salvo La Rosa, 19enne a capo dell'Arcigay di Siracusa, palma del più giovane dirigente gay d'Italia. Tra battaglie e ideali, questo bel siciliano è una vera...

955 0

Una vera speranza per il 2002. Così vorremmo definire Salvo La Rosa, forse il più giovane presidente di un circolo Arcigay in Italia: 19 anni, Salvo dirige il circolo di Siracusa con passione ed energia. Si fa promotore di ideali importanti, mostra una consapevolezza sorprendente per un giovane della sua età, riesce a raccogliere intorno a sé l’entusiasmo e la voglia di fare di tanti altri giovani. In più – e questo non guasta – è anche un bel ragazzo. Per altro single…

Salvo, a che età hai cominciato ad avere consapevolezza della tua omosessualità?

So di essere gay da quando ero molto piccolo; già all’età di 12-13 anni ho preso coscienza della mia attrazione verso i ragazzi; a 16 anni ho capito di essere gay.. Proprio in internet ho conosciuto il mio primo grande amore, un ragazzo di Parma, più grande di me, a cui ho parlato per primo della mia omosessualità, delle mie paure. Abbiamo chattato senza mai incontrarci per un anno intero (nonostante la nostre fosse ufficialmente un’amicizia), poi finalmente ci siamo incontrati. Nonostante la distanza sono stati due anni bellissimi che mi hanno dato molto e mi hanno fatto crescere. L’avere una persona accanto che ti vuole bene aiuta sicuramente nella maturazione di quell’autostima che il rifiuto sociale impedisce di sviluppare. Sicuramente se oggi sono quello che sono, è anche merito suo.

Hai parlato con i tuoi della tua omosessualità?

Certo, era una condizione necessaria per poter fare quello che volevo. Gliel’ho detto più di un anno fa; all’inizio, come spesso succede, si sono chiesti perché e cercavano di farsene una ragione. Oggi sono tranquillissimi.

Hai mai subito episodi di discriminazione, a scuola o in città?

Episodi diretti, mai. Però ci sono moltissimi casi in cui siamo vittime di una specie di omofobia indiretta, che si ha quando vorresti dire qualcosa ma stai zitto per paura della reazione della gente.

Quando sei entrato in Arcigay e come sei arrivato a diventare presidente?

La prima volta che mi sono avvicinato al circolo Arcigay di Siracusa avevo 17 anni. Il circolo è stato fondato nel 1995 e da allora si sono organizzate parecchie cose, feste, convegni, manifestazioni, campagne di prevenzione, rassegne cinematografiche. Nel periodo in cui mi sono avvicinato al circolo però, questo subiva una battuta d’arresto dovuta, ultimamente, alla scomparsa dell’ex presidente Paolo Lai. La scorsa estate ho ricontattato i ragazzi, e questo mio grande entusiasmo e voglia di fare si è felicemente sposata con il loro desiderio di andare avanti e crescere insieme. Ricordo personalmente la grande voglia che avevo, negli anni della mia adolescenza, di trovare una realtà di riferimento e di supporto nella scoperta e nell’accettazione della mia omosessualità, ed è per questo che ritengo sia davvero importante non lasciare che un così prezioso bagaglio di esperienze, come quello maturato dal circolo arcigay di Siracusa, vada perduto.

Cosa fai nella vita, e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente frequento il secondo anno di Chimica Industriale presso l’Università degli Studi di Catania, città in cui passo parte della mia settimana. Di interessi ne ho davvero tanti. Ho una passione per le storie fantasy, amo "Il Signore degli Anelli" e i libri di Tolkien in generale, mi perdo in ammirazione pensando ad anime geniali come quella di Arthur Rimbaud, mi piace ascoltare musica, dall’hip hop alla musica classica, amo ballare e ho studiato funky. Ho anche abbastanza simpatia per l’ hi-tech, ho un pc da quando ero molto piccolo e dalla tenera età di 15 anni navigo in internet. Mi piacerebbe concludere i miei studi e diventare ricercatore o docente universitario. Naturalmente ho intenzione di fare di tutto per riaffermare la pari dignità delle persone omosessuali e per combattere una logica pregiudizievole che non mi piace e che non condivido, mi piacerebbe molto, infatti, riuscire a fare qualcosa di significativo per la causa omosessuale.

Molti giovani della tua età sono convinti che l’impegno politico o comunque l’attivismo non porti a nessun risultato, e, così, rifiutano di impegnarsi in cose serie…

Io credo nella possibilità di costruire un mondo migliore.. E’ comprensibile che molte persone (più o meno giovani) preferiscano non farsi soggetti politici ed impegnarsi attivamente riguardo alle rivendicazioni del movimento omosessuale. Ritengo sia innanzitutto un problema culturale insito nella mancata o parziale accettazione di sé e della propria identità sessuale. Spesso è la nostra omofobia interiorizzata che ci impedisce di protestare a gran voce per ogni discriminazione che ci viene fatta, ci frena dal rispondere alla battuta omofoba di un conoscente e via dicendo. Il primo punto quindi ritengo sia quello di sviluppare un sano orgoglio e farsi convinti che, realmente, valga la pena di fare qualcosa, in quanto un sistema giuridico e sociale che non attribuisce a tutti gli stessi diritti e che legittima situazioni di pregiudizio non può essere accettato come immutabile. Non penso che la ragione dello scarso impegno politico dei giovani gay italiani sia una razionale valutazione sull’effettiva possibilità di cambiare la realtà attuale; quanto una irrazionale spinta a non dedicarsi ad una causa, sulla cui legittimità spesso si dubita inconsciamente. E’ per questo che ritengo fondamentale il ruolo dell’associazione o circolo politico, che può avere una funzione fondamentale nel formare coscienze, nel diffondere la cultura omosessuale, nel fungere da punto di riferimento per una serena accettazione di sé e nel far comprendere come l’omosessualità non sia solo un aspetto riguardante la propria sessualità ma bensì un modo di amare che investe tutta la nostra esistenza e la nostra sfera affettiva.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...