Comunità LGBT contro monsignor Galantino: “Basta lotte tra poveri”

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Gabriele Piazzoni, segretario di Arcigay Nazionale: "Sbagliato tracciare graduatorie tra i diritti".

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Le dichiarazioni delle scorse ore di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, sulle unioni civili e sullo Ius Soli hanno innescato – come prevedibile – numerose polemiche all’interno della comunità LGBT.

Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha commentato: “Buffo sostenere che in Italia si sia accelerato sui diritti delle coppie gay quando siamo tra gli ultimi Paesi europei ad aver approvato una legge sulle unioni civili che, come continuiamo a dire, nemmeno tutela i soggetti più deboli, ovvero i nostri figli”. E rincara la dose: “Mettere le minoranze le une contro le altre è moralmente sbagliato e illogico: non è mai una questione di tempo, ma di volontà politica”.

Anche il presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Mario Colamarino, ha qualcosa da dire a riguardo: “Vogliamo svelare un segreto a monsignor Galantino: anche tra gli immigrati ci sono gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Da noi, come in altre associazioni del movimento, abbiamo aperto gruppi di attività finalizzate all’inclusione degli immigrati LGBT che richiedono asilo nel nostro Paese perché perseguitati politici”. La storia dei diritti e della comunità LGBT, insomma, non è mai stata fine a se stessa ma ha sempre puntato all’uguaglianza trasversale: “Abbiamo sostenuto con forza la campagna Ero Straniero e ne abbiamo promosso la raccolta firme ospitando Emma Bonino e i volontari del partito Radicale”.

Gabriele Piazzoni, segretario di Arcigay Nazionale, rivela all’HuffPost: “Ci rattrista l’argomento del monsignore che traccia una graduatoria tra i diritti, nella tradizione delle più spiacevoli lotte tra poveri. I diritti sono un tema universale che non possiamo scandire né secondo priorità arbitrarie né con la logica del benaltrismo. Per ogni finestra che si apre per riconoscere diritti vale la pena combattere una battaglia, senza se e senza me”.

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