MONTANARI: NIENTE DISCRIMINAZIONI

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Roberto Montanari, candidato per la lista Uniti nell'ulivo al consiglio Regionale dell'Emilia Romagna nel collegio di Ferrara, risponde alle nostre domande.

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BOLOGNA – Accogliendo l’invito di Arcigay, il segretario regionale dei DS Roberto Montanari, candidato per la lista Uniti nell’ulivo al consiglio Regionale dell’Emilia Romagna nel collegio di Ferrara, risponde alle nostre domande. Montanari, 49 anni, sposato con un figlio, ha cominciato l’attività politica quando era studente ed è stato tra l’altro segretario della Federazione di Ferrara e consigliere provinciale e comunale. Nel 2002 è stato eletto segretario regionale e nel gennaio scorso è stato confermato con il 93,36% dei voti.
Quali sono secondo lei le priorità per la sua regione oggi?
In questa Regione, grazie al lavoro di Errani e dell’ampia coalizione da lui guidata, sono stati raggiunti importanti obiettivi, ma è nostro costume non adagiarci sui risultati ottenuti e misurarci con le nuove sfide che ci sono davanti. Oggi – come scriviamo nel programma del centrosinistra – la forza di questa regione va messa al servizio di nuovi traguardi. Al servizio delle nuove frontiere della sostenibilità, in primo luogo della sostenibilità ambientale e sociale. Al servizio delle nuove sfide dell’innovazione dell’economia. Al servizio di chi ha più bisogno: gli anziani in difficoltà; le donne; i minori; chi si sente insicuro nelle nostre città; i giovani disoccupati e quelli che cercano un lavoro certo e soddisfacente; le persone portatrici di disabilità; le famiglie con il reddito più basso. Globalizzazione e modernizzazione devono essere contrassegnati dai diritti fondamentali della persona. Nel programma è ancora scritto: “Vogliamo contrastare le disuguaglianze fra le persone e valorizzare le differenze delle persone. Vogliamo contrastare le disuguaglianze perché creano ingiustizia sociale, mortificano risorse umane preziose e rendono tutti meno liberi. Vogliamo promuovere l’uguaglianza nel rispetto delle differenze. Senza uguaglianza vige la legge del più forte che genera ingiustizie insopportabili, comprime i diritti e le opportunità, altera le regole della democrazia. Senza il rispetto delle diversità si crea omologazione e immobilismo, impedendo ad una società complessa ed evoluta di esprimere tutto il proprio potenziale innovativo e progressista. Vogliamo offrire a tutte e a tutti pari diritti e pari opportunità per esprimere il proprio talento: nello studio, nel lavoro, nell’impresa, nello sport, nelle arti. Nella vita quotidiana.” Naturalmente da questi indirizzi generali dovranno scaturire impegni concreti e coerenti. Ecco, questo è ciò che è scritto nel nostro programma ed è ciò che mi impegno a fare se sarò eletto.
Lo statuto approvato dalla regione ER fa esplicito riferimento a forme di famiglia diverse dal matrimonio. Questo ha fatto arrabbiare molto il governo il quale ha presentato ricorso. Quale sarà il suo contributo per portare avanti queste tematiche?
Mi pare utile riportare qui due passaggi dello statuto. Nel preambolo si dice che la Regione Emilia-Romagna “si fonda sui principi e i diritti sanciti dalla Costituzione italiana e dall’Unione europea” e opera, “consapevole del proprio patrimonio culturale, umanistico, ideale e religioso e dei principi di pluralismo e laicità delle istituzioni, per affermare: a) i valori universali di libertà, eguaglianza, democrazia, rifiuto del totalitarismo, giustizia sociale e solidarietà con gli altri popoli del mondo e con le future generazioni; b) il riconoscimento della pari dignità sociale della persona, senza alcuna discriminazione per ragioni di genere, di condizioni economiche, sociali e personali, di età, di etnia, di cultura, di religione, di opinioni politiche, di orientamento sessuale. E poi l’articolo 9, dedicato alle formazioni sociali, in cui si dice, tra l’altro, che la Regione riconosce e valorizza: a) l’autonoma iniziativa delle persone, singole o associate, per lo svolgimento di attività di interesse generale e di rilevanza sociale, nel quadro dello sviluppo civile e socio-economico della Regione, assicurando il carattere universalistico del sistema di garanzie sociali; b) la funzione delle formazioni sociali attraverso le quali si esprime e si sviluppa la dignità della persona e, in questo quadro, lo specifico ruolo sociale proprio della famiglia, promuovendo le condizioni per il suo efficace svolgimento. Mi sembrano testi aperti ed equilibrati, la cui applicazione apre la possibilità di innovazioni positive.
Arcigay ha dichiarato che sosterrà candidati che si impegneranno a portare avanti una legge sulle discriminazioni come quella approvata dalla toscana? Lei si impegna?
Rispondendo ad una lettera dei circoli Arcigay dell’Emilia-Romagna ho già espresso la mia opinione: sono favorevole all’approvazione di una legge regionale contro le disciminazioni per ragioni di orientamento sessuale.
Dal 4 al 6 marzo si è tenuto a Bologna il congresso nazionale di Arcigay in cui sono intervenuto molti leader politici fra cui Fassino, Pecoraro Scanio, Violante! Ha letto qualcosa di questo sulla stampa?
Capisco il senso della domanda. Anche io ho trovato molto scarsa l’attenzione degli organi di informazione al vostro congresso.
Secondo lei perché?
Perché a volte l’informazione preferisce la spettacolarità e la superficialità all’approfondimento.
Il partito di cui lei è segretario è certamente molto più aperto che in passato alle tematiche che la comunità GLBT porta avanti. Esistono però fra il nostro elettorato e fra i nostri dirigenti locali alcune sacche di conservazione. Il suo è ancora un partito bacchettone?
I temi delle libertà personali e dei diritti civili richiedono un impegno tenace e costante. A volte le evoluzioni sono lente, ma l’importante è spingere nella direzione giusta per conquistare il consenso più largo.
Dopo la campagna elettorale per le amministrative si apre un’altra campagna: quella sui Referendum. Il suo partito come sarà impegnato?
Abbiano dato, come Ds, un contributo fondamentale per raccogliere, con altri, le firme per i referendum e pari impegno stiamo mettendo e continuremo a mettere nel confronto diretto e continuo con i cittadini, perché vadano a votare e votino quattro sì. Che è ciò che io personalmente farò.
Seguendo l’invito di Ruini sull’astensione molti prelati dal pulpito delle proprie chiese hanno esplicitamente chiesto ai fedeli di non andare a votare. Come si può reagire a questa invasione di campo?
E’ tutto molto semplice. Non lancerei contro-proclami, basta andare a votare e convincere di andare a votare.
Tony Blair ha dichiarato di recente che l’Inghilterra è pronta per accettare un premier gay? E l’Italia?
Nessuna preclusione, ma la mia prima preoccupazione, sinceramente, è che fra un anno il premier non sia più Berlusconi.
Dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale per chi fa politica crea imbarazzo o difficoltà?
Credo che il problema sia esistito ed esista, ma sia in via di superamento, come la candidatura di Vendola in Puglia dimostra.

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