MORIRE DI CUBA

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Nessuna pietà per i dissidenti, esecuzioni sommarie, discriminazioni palesi. Per Grillini, Castro è un dittatore che massacra gli oppositori. Ma non tutto il movimento gay condanna il regime...

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MILANO – A Cuba si sperava che quegli arresti eseguiti tra il 18 e il 20 marzo scorso contro 80 dissidenti, sarebbero stati silenziati dalle bombe che cadevano copiose sul suolo iracheno. O forse l’ira di Fidel era indirizzata apertamente verso i dissidenti in esilio e quanti operano in patria. Lo ha detto esplicitamente il ministro degli Esteri Roque dopo la fucilazione di tre cubani che avevano sequestrato un traghetto, arenatosi a poche miglia dalla costa: «Abbiamo dovuto ucciderli. Non avevamo altra scelta!»
Castro finito suo malgrado sulla stampa internazionale, ha puntato l’indice accusatore verso gli Usa: sono loro i fomentatori e destabilizzatori della “Isla Grande”. Per questo ha scatenato le sue polizie e costretto i cubani a farsi delatori verso chiunque mostri azioni avverse al suo governo. In questo clima anche la pena di morte diventa arma di deterrenza.
Per noi, turisti del benessere, accolti da aitanti giovanotti che ci accompagneranno ovunque durante il soggiorno a L’Avana (ma a Varadero o a Santiago la musica cambia) vale il piacere di quegli incontri e la certezza di usufruire di servizi e privilegi negati agli abitanti dell’isola. Entrare a far parte di questi privilegi, per un determinato periodo, è per loro una forma di riscatto rispetto alla povertà cui sono stati abituati: per questo si offrono a improbabili fidanzati che finito il sostanzioso budget li riconsegnano alle loro miserie.
Certo i cubani non meritano le limitazioni politiche della disciplina castrista e neppure la guerra dichiarata dagli Usa e i suoi alleati occidentali con la negazione dei beni che servono a far crescere l’economia: strumenti negati dall’embargo che dura dal 1963 e che avrebbe creato problemi maggiori anche ad un paese come l’Italia.

Democrazia, embargo, diritti civili, turismo sessuale. Sentiamo le diverse annime dei movimenti gay. «Negli ultimi dieci anni – dice Renato Sabbadini – la persecuzione che era automatica, si era molto allentata. Erano nate delle associazioni gay che venivano tollerate e, perfino l’ArciGay riusciva a inviare del materiale a questi gruppi. Certo, quando uno stato si comporta come sotto sindrome assedio è quasi una certezza che anche i gay ci finiscono dentro.» Rosalba Carena, responsabile dei Circoli Pasolini condanna le repressioni ma precisa: «Non si può attaccare Cuba come è stato fatto. Certo non hanno rispettato i diritti umanni come li consideriamo noi, ma devono difendersi da un attacco americano spietato. Cuba fa parte di un loro progetto sui cosidetti “paesi cattivi” come la Siria e l’Iran e quindi da colpire. E quando parlo di America mi riferisco a Bush e al suo entourage. Sbaglia Castro ma restiamo e resteremo sempre suoi amici. Chi critica Cuba si dimentica dell’Egitto o della pena di morte e altre repressioni verso i gay che sono in uso negli States. Il turismo sessuale, poi, è una piaga di cui noi paesi occidentali siamo i primi responsabili. Non dimentichiamo che in Italia alla fine della guerra eravamo peggio di Cuba. Gli sciuscià e le donne di Napoli non anndavano con gli americani perché erano ricchi, ma per potersi sfamare. Quindi: siamo noi gli incivili non i cubani».
Pareri contrari dal parlamentare Franco Grillini: «La sinistra mondiale deve smetterla di avere un atteggiamento ambiguo su Castro. Deve essere preso per quello che è: un dittatore che massacra chi non è d’accordo con lui. Non si arriva alla democrazia neppure attraverso l’embargo che ha il solo risultato di peggiorare la vita della popolazione. Il progetto Vadela che aveva il sostegno dei Ds, lavorava per appoggiare l’opposizione democratica. Oggi il responsabile Ds per l’America Latina Donato Di Santo non può entrare a Cuba e Castro ha fermato un processo democratico che salvava l’autonomia di Cuba, senza essere reazionaria, quindi pericolosissima.» E sulla questione gay Grillini è ancor più esplicito: «Scrivilo pure: per gli omosessuali cubani esistono due pesi e due misure; perché il gay di strada viene brutalmennte represso, salvo poi designare come successore il fratello di Castro, Raul, noto omosessuale! Sul turismo sessuale è ancor più vergognosa la posizione di Fidel. Con Batista, Cuba era il bordello degli Usa. Oggi, vendere la carne, non è come molti gay pensano per una propensione al sesso, quanto per la miseria. E’ immorale che si vada a Cuba per vedere lo zoo o comprare carne.»
Dello stesso parere Marco Volante: «Se un ragazzo si vende a un occidentale il regime tollera; mentre due cubani che si amano vengono puniti perché nella Cuba atea di Castro i gay sono una diversità che non si può combinare con una dittatura.» Dal Parlamento Europeo la voce di Maurizio Turco: «E’ ora necessario che l’Unione Europea si muova, interrompendo lo stanziamento di fondi destinati a Cuba

Riccardo Gottardi dell’Ilga: «Non è un caso che Cuba si sia allineata ai paesi islamici all’Onu contro la mozione per i diritti di gay e lesbiche!». Da Bari dove si sta tenendo la Conferenza programmatica della Sinistra Giovanile, Stefano Fancelli dice: «Queste esecuzioni rappresentano un’aberrazione inaccettabile. Stiamo parlando di una dittatura che per noi è intollerabile. Non basta dire che c’è un sistema sanitario o di istruzione, disponibile per tutti. Cuba ma anche la Cina devono potersi dare un sistema democratico, lontano da despotismi dittatoriali. Contro l’embargo occorre avviare un processo di confronto contro un regime che usa la forza. Perché è stato saluto l’ingresso della Cina nel WTO come non si trattasse di una dittatura? La comunità internazionale ha tutti gli strumenti per portare democrazia a Cuba come in Cina: due tra i tanti paesi che usano repressione e morte anche contro la comunità omosessuale che necessita di tutela e difesa: un impegno per la sinistra giovanile!»

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di Mario Cirrito

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